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Fondo indennizzo risparmiatori (FIR): finalmente si parte!

 

Dal 22 Agosto scorso è iniziato a decorre il termine di 180 gg. per presentare la domanda di indennizzo al Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR). Possono accedervi i 300.000 piccoli risparmiatori coinvolti dal crack delle banche risolute (Banca Etruria, Banca delle Marche, Carife, Carichieti) e delle banche poste in liquidazione (Banca Popolare di Vicenza e sua controllata Banca Nuova, Veneto Banca e sua controllata Banca Apulia, Banca Padovana, BCC di Pelaco, BCC Etrusca Salernitana, BCC di Frascati, Banca Popolare delle Province Calabre, BCC Banca Brutia, BCC di Altavilla e Credito cooperativo Interprovinciale Veneto).

A chi spettano gli indennizzi

Hanno accesso al Fondo i risparmiatori, persone fisiche, imprenditori individuali, anche agricoli o coltivatori diretti, le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le microimprese che occupano meno di dieci persone e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro, in possesso delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle banche poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018, a causa delle numerose violazioni degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza. Gli indennizzi spettano anche ai loro successori mortis causa o al coniuge, al convivente  more uxorio, ai parenti entro il secondo grado, in possesso di tali strumenti finanziari.

Azionisti

L’indennizzo è pari al 30% del costo di acquisto, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore

Obbligazionisti subordinati

L’indennizzo è pari al 95% del costo di acquisto, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore.

Modalità di accesso

Gli aventi diritto possono presentare la domanda di indennizzo, completa di documentazione attestante i requisiti previsti, entro il termine di centottanta giorni decorrenti dalla data indicata da apposito decreto, ad una Commissione tecnica indipendente costituita presso il Ministero dell’Economia che valuterà le domande.

Indennizzo diretto

Hanno diritto all’erogazione da parte del FIR di un indennizzo forfettario i soggetti risparmiatori persone fisiche – ovvero i loro successori mortis causa, il coniuge, il convivente more uxorio, i parenti entro il secondo grado – in possesso delle azioni e delle obbligazioni subordinate alla data del provvedimento di messa in liquidazione che soddisfano una delle seguenti condizioni: a) patrimonio mobiliare di proprietà del risparmiatore di valore inferiore a 100.000 euro al 31 dicembre 2018, elevabile a 200.000 euro subordinatamente all’approvazione della Commissione europea; b) ammontare del reddito complessivo del risparmiatore ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche inferiore a 35.000 euro nell’anno 2018.

Valutazione della Commissione

Per il restante 10% che non rientra nelle soglie reddituali o patrimoniali, viene comunque prevista una forma di indennizzo semi-automatico, grazie alla semplificazione dei processi di verifica della Commissione tecnica attraverso la tipizzazione delle violazioni di natura contrattuale o extra-contrattuale, e dei criteri in presenza dei quali l’indennizzo può comunque essere direttamente erogato.
Per chi ha già ottenuto un ristoro parziale

Potranno presentare la domanda coloro che hanno già ottenuto un ristoro parziale (si pensi agli azionisti di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca che hanno aderito all’offerta transattiva di due anni fa e che potranno ricevere un ulteriore 15%).

A dieci giorni dall’avvio del Fondo, giungono alla nostra associazione numerose segnalazioni di risparmiatori che lamentano molte difficoltà nella compilazione della domanda.

Benché sia possibile depositare autonomamente la domanda, i nostri esperti sono a disposizione degli associati per fornire l’aiuto volto ad evitare di incorrere in quegli errori che potrebbero causare il rigetto dell’istanza: chi fosse interessato, potrà scrivere  alla email: segnalazioni@consumatori.it indicando nell’oggetto “FIR”.

Autore: Avv. Valentina Greco
Data: 3 settembre 2019

 

Autore: Avv. Valentina Greco
Data: 3 settembre 2019

PUBBLICITÀ: Instagram nasconde i ‘Like’, al via test in Italia

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Ottima notizia. Un freno agli abusi degli influencer e alla pubblicità occulta sui social.

Roma, 17 luglio 2019 – Dopo l’esperimento in Canada, Instagram ha deciso di nascondere il numero dei like anche in Italia. “Ottima notizia!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Un possibile freno agli abusi degli influencer e a chi fa pubblicità occulta sui social senza rispettare le linee guida dell’Antitrust” prosegue Dona.

“Siamo stati i primi a scoperchiare il problema e ad ottenere la prima condanna in materia dall’Antitrust. Grazie al nostro esposto, dopo la moral suasion, si è passati ad impegni precisi e concreti, sia da parte delle aziende che degli stessi influencer” prosegue Dona.

“Il problema, però, è che le segnalazioni di violazioni proseguono e che è difficile monitorare il fenomeno, troppo vasto. La nuova politica di Istagram, se eliminasse definitivamente i like, affronterebbe il problema alla radice” conclude Dona.

E- COMMERCE: Ue apre indagine antitrust su Amazon

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

La Commissione Ue ha deciso di aprire un’indagine su Amazon per accertare la violazione delle regole sulla concorrenza. Si faccia subito chiarezza e si accertino eventuali abusi.

Roma, 17 luglio 2019 –  La Commissione Ue ha deciso di aprire un’indagine per verificare se l’utilizzo, da parte di Amazon, dai dati dei dettaglianti indipendenti che vendono i loro prodotti attraverso la piattaforma viola le regole sulla concorrenza.

“Bene, si faccia subito chiarezza e si accertino eventuali abusi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Già l’Antitrust italiano ha avviato nell’aprile 2019 un procedimento istruttorio per accertare se vi è un abuso di posizione dominante. L’Authority italiana vuole stabilire se i criteri in base ai quali si posiziona l’offerta di un venditore nelle pagine dei risultati sono chiari, trasparenti ed equi e vi è effettiva parità di accesso tra le aziende” prosegue Dona.

“E’ importante che il consumatore possa confrontare tutte le offerte e che il ranking dei risultati durante la ricerca di un prodotto non dipenda dai vantaggi di Amazon ma da un confronto competitivo basato sui meriti, sia rispetto alla qualità e convenienza del bene venduto sia rispetto all’affidabilità e serietà dell’azienda che lo vende” conclude Dona.

E-COMMERCE: assistenza legale ai truffati nell’inchiesta su truffe on line

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Migliaia di truffati online. Unc si costituisce parte civile nell’inchiesta della Guardia di finanza di Cremona riguardante i siti: Sottocosto.online e i siti gemelli advstocks.it, marashopping.it e offerteazero.it.

Cremona, 16 luglio 2019 – “Annunciamo la nostra costituzione di parte civile nel procedimento penale. Abbiamo deciso di offrire assistenza legale ai truffati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia della Guardia di Finanza di Cremona che ha arrestato quattro persone per associazione a delinquere finalizzata alle truffe online, frode fiscale e riciclaggio.  Il gruppo, attraverso siti di vendite online (Sottocosto.online e i siti gemelli advstocks.it, marashopping.it e offerteazero.it:), ha truffato migliaia di ignari clienti.

“Purtroppo lo sviluppo che sta avendo l’ecommerce, l’unico settore che cresce a due cifre nelle vendite, ha determinato anche un aumento delle truffe e delle pratiche commerciali scorrette Abbiamo già ottenuto numerose condanne dell’Antitrust per siti che facevano vendite piramidali, che non consegnavano i prodotti, che non rimborsavano i clienti a fronte dell’annullamento dell’ordine o dell’esercizio del diritto di recesso” prosegue Dona.

“Ben vengano, quindi, azioni della Guardia di Finanza come quella di oggi. Il settore dell’e-commerce potrebbe avere ancor più crescita se non venisse così spesso tradita la fiducia del consumatore. Anche per questo vogliamo intervenire nel processo, costituendoci parte civile” conclude Dona.

Per informazioni e assistenza, contattaci attraverso il nostro SPORTELLO E-COMMERCE

Centri estivi: i nostri consigli

centri estivi

Con la chiusura delle scuole, se entrambi i genitori lavorano, si pone il problema dell’assistenza ai figli. Per chi non ha la fortuna di avere dei nonni, ormai figure fondamentali nella crescita dei nipoti, o altri parenti disponibili, i centri estivi possono rappresentare una soluzione, per chi può permetterseli.

In ogni caso, come orientarsi nella scelta del centro estivo? Compatibilmente con le possibilità a disposizione, alcuni consigli sono opportuni:

  • La scuola è finita. Ricordate che la scuola è finita ed è tempo di vacanze. Non saranno due settimane con educatori inglesi a far diventare vostro figlio un esperto di lingue. Inoltre si chiede già molto al bimbo, che deve stare senza i genitori a lungo, in un ambiente nuovo, con compagni che non sempre conosce, con educatori mai visti. Quindi, è bene che il criterio di scelta non sia legato alle conoscenze e capacità che voi genitori credete vostro figlio debba acquisire, ma ai suoi interessi. Ama lo sport? Ha una passione? Scegliete, insomma, insieme a lui.
  • No agli eccessi. E’ bene che non ci siano orari, regole ed obblighi troppo stringenti da rispettare, che ripropongono lo schema invernale, quando tra scuola, corsi, compiti, gare, saggi, è tutto fissato nei minimi dettagli e con orari rigidi. Ricordatevi che il bimbo deve anche divertirsi e la noia va messa al bando. No a giornate vuote e barbose, ma no anche a ritmi frenetici e attività compulsive, ad una giornata dove tutto è già rigidamente organizzato, senza lasciare possibilità di scelta al bimbo, senza che possano essergli proposte alternative o, perché no, organizzare qualcosa di non previsto sulla base dei desideri dei bimbi. Il bimbo non va travolto con troppe attività. E’ bene che ci siano anche momenti di relax.
  • Ambiente giusto. Scegliete l’ambiente più gradito al bambino. Spesso non è possibile scegliere tra mare, campagna e montagna, a contatto con la natura, ma anche in città è importante che il centro offra lo spazio più adatto alle esigenze di vostro figlio. Passare un’intera giornata, in estate, al caldo, in un luogo chiuso o con uno spazio all’aperto troppo piccolo, non va bene. E’ importante che al bimbo non sembri di essere tornato nuovamente in un’aula scolastica.
  • Attività all’aperto. Meglio un centro estivo che porti i bambini in gita, nei parchi, a fare passeggiate, escursioni, giochi all’aria aperta. In vacanza il bimbo deve riacquisire il senso di libertà, deve muoversi, deve fare cose varie. Privilegiate quei centri che organizzano molte attività motorie e all’aperto. Meglio quei centri generalisti, con programmi articolati, dove si fa un po’ di tutto, rispetto a quelli troppo monotematici. E’ bene evitare la ripetitività. Il bimbo deve trovare nuovi spunti, inventare nuovi giochi, fare cose diverse e divertenti. In ogni caso, vale sempre il principio di scegliere insieme al bimbo, rispetto alle attività che più gradisce.
  • Attività differenziate per età. Difficilmente una stessa attività potrà piacere sia ad un bimbo di 4 anni che ad un tredicenne. Meglio un centro che diversifica l’offerta a seconda dell’età del gruppo. Importante è anche il rapporto tra animatori e numero di ragazzi da assistere: gruppi troppo numerosi sono sconsigliati, massimo uno su dieci.
  • Verificate il “curriculum” del centro, il programma del campo e l’organizzazione delle giornate. Considerate, comunque, che non basta leggere volantini o visitare il sito. Per raccogliere informazioni è bene parlare con altri genitori che hanno già sperimentato il posto. I social network possono facilitare il compito di trovarli e favoriscono lo scambio di notizie: è il passaparola moderno.
  • Visitate il centro. Sulla carta è tutto bello. Bisogna, quindi, fissare un appuntamento ed andare a vedere la struttura. In primo luogo prestate attenzione alla sicurezza e all’igiene. Verificate se lo spazio dove i bambini devono giocare è adatto all’età di vostro figlio e se ci sono oggetti pericolosi. Ad esempio, ci sono cose troppo piccole che possono essere ingoiate dai bimbi più piccini? Ci sono strutture o oggetti appuntiti o taglienti? Ricordate che tutto deve essere arrotondato. I materiali devono essere molto resistenti, altrimenti, sottoposti alle “torture” dei bambini, possono improvvisamente rompersi e diventare pericolosi. Ogni attrezzatura deve essere fornita di un adeguato sistema di ancoraggio o di zavorramento. Le attrezzature devono essere costruite in modo che qualsiasi apertura/foro non possa rappresentare un potenziale rischio di intrappolamento per le parti del corpo (testa, collo, piedi…). Date un’occhiata alla mensa e al menu. Verificate se le attività offerte possono essere effettivamente realizzate in quella struttura, se ci sono, cioè, gli spazi idonei. Insomma, la piscina è gonfiabile o esiste davvero?
  • Parlate con gli educatori. Non basta parlare con una segretaria che i vostri figli non vedranno mai, cercate di confrontarvi con un responsabile della struttura e di parlare con gli educatori. Verificate la loro disponibilità, se vi sembrano persone attente, premurose e cordiali e, perché no, affettuose. Cercate di capire le loro competenze rispetto alle attività di cui devono occuparsi. Se si va in piscina, ci sono bagnini? Sarebbe bene avessero seguito un corso di primo soccorso. E’ importante, ad esempio, che conoscano le manovre di disostruzione, come la Manovra di Heimlich, e che siano in grado di far fronte ad eventuali emergenze.
  • No a centri occasionali. Meglio cercare un’organizzazione che da anni svolge questo mestiere e ha un personale formato.
  • Quanto costa? La quota, solitamente settimanale, è importante da valutare, dato che può rappresentare un costo non indifferente, ma non basta. E’ bene sapere anche cosa comprende: servizio mensa, animazione, gite, laboratori, merenda, bibite? Se non è chiaro, è bene domandare se ci sono extra da pagare, se nella quota sono comprese tutte le attività offerte. Chiedete se sono previsti sconti, ad es. se iscrivete altri figli.
  • Verificate cosa succede nel caso di esubero di richieste rispetto ai posti disponibili. Come si procede per la formazione della graduatoria? Specie se il centro estivo è pubblico, leggete con cura il bando. Solitamente è data precedenza ai residenti, si considera lo stato di famiglia (presenza di figli disabili, minore convivente con un solo genitore, ulteriori figli…), la condizione lavorativa dei genitori (se entrambi lavorano, numero di ore lavorative …), la minore età del bimbo, il minore reddito Isee, ma anche il numero di settimane a cui ci si vuole iscrive.
  • Compatibilità. Verificate la compatibilità dei vostri orari di lavoro con quelli del centro e con le vostre esigenze. Utili orari flessibili per l’entrata e l’uscita dei bimbi, poter fare mezza giornata o giornata intera, con o senza pranzo, a seconda delle vostre necessità.
  • Cambiate centro. Se dopo aver scelto il centro vi sembra che il vostro bimbo non sia così felice di andarci e di raggiungere i suoi nuovi amichetti, se non mostra entusiasmo, vi sembra svogliato, evidentemente non si diverte e qualcosa non va. Dopo averne parlato con il bimbo, provate a cambiare, compatibilmente con i posti ancora disponibili. In ogni caso, chiedete ogni giorno al bimbo cosa ha fatto.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 25 giugno 2019

Cosa abbiamo imparato al Corso sulla sicurezza alimentare?


Il Corso di formazione per giornalisti “Consumatori tra scelte alimentari e fake news” organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori si è svolto venerdì 24 maggio a Roma (Binario F presso l’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs). La mattinata formativa, riconosciuta dall’Ordine dei giornalisti del Lazio, è stata realizzata con la collaborazione di Assitol (Associazione Italiana dell’Industria Olearia), Assolatte (Associazione Italiana Lattiero-Casearia) ed Unaitalia (Unione Nazionale Filiere Agroalimentari Carni e Uova): tre partner d’eccellenza di UNC che hanno reso possibile affrontare il problema delle fake news nel campo dell’alimentazione.

Olio d’oliva, latte e derivati, uova e carni bianche sono alimenti centrali nella dieta mediterranea attorno ai quali circolano false credenze, dicerie, bugie: per contrastarne la circolazione, niente di più efficace che dar voce alla verità scientifica! È stato questo infatti l’obiettivo del Corso durante il quale si sono avvicendati medici e docenti universitari che hanno sfatato alcuni dei fake più comuni in campo alimentare.

Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha aperto i lavori, ha portato esempi di pubblicità ingannevoli, notizie inventate, leggende metropolitane ed esagerazioni in campo alimentare: di chi è la responsabilità di tale e tanta disinformazione? La responsabilità è in parte anche di ciascuno di noi. Ogni persona/consumatore infatti dovrebbe acquisire gli strumenti per non cadere in questi tranelli architettati per motivi di business. Concretamente, si tratta di imparare a confrontare le notizie, resistere all’emotività davanti alla pubblicità, non fermarsi ai titoli (il rischio è quello di incappare in click bait, ossia titoli esca), verificare le fonti delle informazioni, fare fact-checking, non credere alle foto, verificare la URL… in una parola, per difendersi dalle fake news occorre l’empowerment del consumatore! Quindi, responsabilizzazione (e consapevolizzazione) degli operatori dell’informazione – a cui il Corso è stato indirizzato – ma non solo: “ciascuno di noi – ha affermato d’avv. Dona – (non solo gli addetti ai lavori) ‘crea influenza’, quindi non possiamo dimenticare l’imperativo di adottare noi stessi, ogni giorno, comportamenti più responsabili”.

Francesco Visioli, Docente di Nutrizione Umana presso l’Università di Padova, ha parlato degli equivoci che dilagano sull’olio d’oliva, un prodotto che ha segnato l’evoluzione della civiltà mediterranea, assumendo significato religiosi, storici e, ultimamente, nutrizionali, rispetto al quale c’è, paradossalmente, poca cultura: si sono diffuse parecchie notizie infondate sull’olio d’oliva, che vengono recepite acriticamente dai consumatori.

Il principale equivoco è quello del prezzo: l’olio d’oliva è un succo di frutta, ottenuto esclusivamente tramite procedimenti meccanici, che risente dell’andamento delle stagioni e che richiede mano d’opera. La qualità deve essere valorizzata anche a livello del prezzo di vendita. Le continue promozioni della GdO sull’Olio Extra Vergine, ad esempio, non aiutano a creare valore per la categoria.

Alcuni modi di dire rientrati ormai nell’uso comune hanno poco senso: “spremuto a freddo”, ad esempio, considerato che, per legge, la temperatura a cui l’olio viene ottenuto non può superare il 27 gradi; “prima spremitura” non si usa quasi più: gli oli di qualità sono ottenuti per centrifugazione della pasta.

Un capitolo a parte riguarda le frodi. Molto spesso si sente dire che gli oli d’oliva sono “tagliati” con oli di semi. Questo può avvenire, ma se guardiamo i prezzi di certi oli di semi e le analisi effettuate sul prodotto finito, è alquanto improbabile che si trovino sul mercato, anche se qualche volta frodi del genere si registrano, come nel recente caso di Cerignola. Anche la dicitura 100% italiano non apporta informazioni utili: ogni paese produce oli di alta e bassa qualità e si tratta di scegliere quello che il consumatore ritiene più adatto al suo consumo. Lo stesso ragionamento si applica alle miscele (blend): una miscela di oli d’oliva di qualità darà un prodotto finale di livello, mentre possiamo trovare oli monovarietali difettati.

In breve: anche se il consumatore ritiene di essere informato, sull’olio d’oliva si sono diffuse e continuano a diffondersi informazioni sbagliate che penalizzano un prodotto dalle rilevanti caratteristiche nutrizionali e culinarie. È necessario fare acquisti consapevoli, informandosi sui prodotti che stiamo comprando ed imparando a degustarli prima di fare le nostre scelte.

Maggiori informazioni sull’olio sono contenute nella Guida sull’Olio Extravergine di Oliva realizzata da UNC con Assitol.

Andrea Ghiselli, Dirigente di ricerca presso CREA-Nutrizione, ha fatto capire quanto il latte sia un alimento spesso vittima di fake news, come ad esempio: è innaturale bere latte da adulti, per giunta di un’altra specie; il latte contiene calcio ma porta via quello delle ossa; il latte fa aumentare il colesterolo; il latte fa venire il diabete… e via dicendo. In realtà queste falsità sono solo costruite ad arte da una certa parte di popolazione che per diversi motivi ha deciso di dichiarare guerra al latte.

Non è per nulla innaturale infatti bere latte in età adulta. E’ vero che dopo lo svezzamento si perde un poco la capacità di digerire il lattosio, ma dobbiamo anche tenere conto che il lattante consuma una quantità di latte pari al 10-15% del proprio peso, mentre la quota di latte che beve un adulto è pari allo 0,3-0,5% e anche se la capacità di digestione del lattosio è ridotta, ma stragrande maggioranza delle persone è in grado di bere una tazza di latte senza sintomatologia. Ad ogni modo, ammesso che si abbia qualche sintomo ascrivibile alla mal digestione del lattosio si può ricorrere ai prodotti a ridotto contenuto di lattosio.

Non è nemmeno vero che siamo l’unico animale adulto che consuma latte, è invece corretto dire che siamo l’unico animale adulto che ha imparato a mungere una vacca! È esperienza di chiunque abbia un animale domestico, sia esso un gatto o cane, che se gli si offre del latte, venga gradito e consumato.

Non è vera l’ipotesi, millantata da molti, che le proteine del latte acidifichino l’organismo e lo costringano a ricorrere al calcio dell’osso per tamponare, anzi è vero il contrario, vale a dire che il latte è dotato di un certo, anche se debole, potere alcalinizzante.

Non è vero che il latte determini aumento di colesterolo e di malattie cardiovascolari, anzi molti studi hanno documentato un impatto nullo o favorevole sulle malattie cardiovascolari. Il consumo di latte, oltre ad avere un impatto favorevole sulla crescita dell’osso e sulla densità ossea, determina un rischio inferiore di diabete e sindrome metabolica, ha un effetto favorevole sulla sazietà e sul mantenimento del peso a lungo termine e non ci sono evidenze convincenti di aumento di cancro, come molti spesso dicono. Anzi le evidenze convincenti mettono in relazione il consumo di latte con un effetto protettivo nei confronti del cancro del colon. 

Insomma, tante se ne dicono, forse troppe! Le linee guida di tutto il mondo spingono verso un consumo ragionevole di latte che è un alimento estremamente ricco di nutrienti, bilanciato nelle componenti, relativamente poco costoso e ampiamente disponibile. Non solo non ha nessun senso rinunciare al prezioso apporto di latte e prodotti lattiero caseari dunque, ma il loro consumo è raccomandato dalle varie autorità nazionali e sovranazionali e potrebbe risparmiare un numero considerevole di anni di vita persi prematuramente o vissuti con disabilità. In Italia il consumo di latte arriva a coprire a malapena un terzo delle raccomandazioni. 

Per sapere di più sul latte, consulta la nostra Guida per sfatare false credenze su latte e derivati, realizzata in collaborazione con Assolatte.

Antonello Paparella, Docente di Microbiologia Alimentare presso l’Università di Teramo, ha affermato che il settore avicolo è frequentemente bersaglio di false accuse che si diffondono sulla rete e nei media tradizionali. In particolare, ci sono alcune fake news su uova e carni bianche che, malgrado le smentite, sono periodicamente rilanciate dalla rete e trovano terreno fertile nei social. Ad esempio, è falso che ci siano ormoni nelle carni di pollo perché gli ormoni non sono mai utilizzati nelle carni avicole, sono vietati in tutta Europa, Italia inclusa, e per di più non avrebbero utilità in quanto hanno efficacia solo sui mammiferi; è falso anche che ci siano antibiotici nelle carni di pollo, i quali potrebbero essere somministrati solo per scopi terapeutici, non per promuovere la crescita dell’animale e come dimostrato dagli ultimi dati del Piano Nazionale Residui. È vero invece che – e questi sono utili consigli pratici dell’esperto – quando tocchiamo carne di pollo e gusci di uova dobbiamo usare accorgimenti per prevenire la contaminazione crociata, come ad esempio, conservare sia uova che pollo al riparo dal contatto con alimenti da consumare crudi, non lavare il pollo prima di cuocerlo, usare piatti e stoviglie separati per pollo cotto e crudo, lavare accuratamente le mani dopo averlo toccato crudo; inoltre conservare le uova nel ripiano superiore del frigo e non nello sportello, sgusciarle in un luogo separato rispetto all’area di preparazione, allontanare subito i gusci e lavare accuratamente mani e superfici di lavoro.

Oltre a seguire questi accorgimenti è fondamentale imparare a riconoscere le fake news cercando di attenersi soltanto a fonti attendibili e a professionisti seri, senza credere a tutto ciò che gira in Rete e che spesso non ha alcuna valenza scientifica.

La scommessa di UNC con questo secondo appuntamento educativo è porre l’attenzione degli operatori dell’informazione sulla responsabilità che hanno nel veicolare le notizie, soprattutto quando riguardano la salute dei consumatori; l’antidoto alle fake news altro non è che più informazioni, ma di qualità!

Guarda le foto del corso

Autore: Silvia Mosca
Data: 30 maggio 2019

Un corso di formazione sullo spreco

La lotta allo spreco inizia nelle famiglie e prosegue sui banchi di scuola dove i giovani consumatori sedimentano le abitudine alimentari che acquisiscono a casa, ma anche dove possono approfondire temi come la sostenibilità, la cultura del recupero e i grandi paradossi dell’alimentazione globale. Per questo motivo, nell’ambito del progetto europeo Life-Food.Waste.StandUp (realizzato in partenariato dalla nostra associazione con FederalimentareFederdistribuzione Fondazione Banco Alimentare Onlus) UNC ha organizzato il corso di formazione “Non chiamateli avanzi! Il food waste, dalle buone pratiche alle opportunità per il futuro”, destinato agli studenti delle scuole superiori. Il corso si è tenuto il 20 maggio, a Roma presso SPAZIO MASTAI – Palazzo dell’Informazione – Piazza Mastai, 9.

Tra i relatori del convegno alcuni dei partner di Life-Food.Waste.StandUp che hanno portato la loro esperienza di contrasto agli sprechi realizzata anche attraverso questo progetto che, per la prima volta, ha visto protagonista l’intera filiera. Sono intervenuti: Massimiliano Dona, Presidente di Unione Nazionale ConsumatoriMaurizio Notarfonso, Responsabile dei Progetti Europei, Sostenibilità e Giovani Imprenditori di FederalimentareGiuliana Malaguti, Responsabile comunicazione Banco Alimentare Onlus.

SCARICA IL PROGRAMMA

L’incontro ha dato anche la possibilità ai partecipanti di “toccare con mano” due facce concrete della lotta allo spreco. Lo chef  Massimo Malantrucco ha raccontato quando gli “avanzi diventano il piatto forte”, che spiega come anche nelle cucine dei grandi chef, gli scarti alimentari e gli avanzi possono diventare il piatto forte. In molti ignorano il rapporto tra obesità e spreco: se ne è parlato commentando gli scatti della fotografa Silvia Landi che ha presentato a fine mattinata una selezione della mostra fotografica “Globesity”, sull’epidemia di obesità nel mondo. 

 

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 16 maggio 2019

Class action: cosa cambia con la nuova legge?

class action
L’Aula del Senato ha dato il via libera al DDL sulla class action. Il provvedimento sposta la disciplina della class action dal Codice del consumo all’interno del Codice di procedura civile. Ciò significa che viene eliminato ogni riferimento a consumatori e utenti: l’azione sarà sempre esperibile da tutti coloro che avanzino pretese risarcitorie in relazione a lesione di “diritti individuali omogenei” (ma non ad “interessi collettivi”). 

Il testo individua come destinatari dell’azione di classe imprese ed enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle attività. E’ sicuramente un passo avanti, un miglioramento dal punto di vista sociale perché tutela i più deboli! Era utile che entrasse in vigore al più presto, al di là di cavillare sui miglioramenti possibili, per riequilibrare l’evidente asimmetria tra il consumatore, frodato per piccoli importi e le grandi aziende che, sicure di restare impunite, facevano di questa immunità una strategia per accumulare vantaggi commettendo soprusi seriali a danno dell’utente.

“Basti pensare alle compagnie telefoniche e alla vicenda della fatturazione a 28 giorni- commenta il Presidente  Massimiliano Dona- ora si restituisce potere di reazione al soggetto più debole del rapporto contrattuale”.

Per saperne di più leggi Class action, la riforma diventa legge: cosa cambia per i consumatori

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 9 aprile 2019

società recupero crediti

Recupero crediti: cosa c’è da sapere

L’attività di recupero crediti verso i consumatori comprende tutti quegli interventi finalizzati ad ottenere il pagamento di una somma dovuta da un soggetto privato per un debito nei confronti di una impresa. Tale attività deve essere svolta nel rispetto delle normative di legge e dei codici di autoregolamentazione che si sono dati alcuni gestori.

In particolare, le società del recupero crediti devono relazionarsi con i consumatori preservando un ruolo di mera intermediazione, che deve essere svolto con professionalità e rispetto dei diritti dei consumatori: proprio il fatto che il credito sottostante sia relativo ad “rapporto di consumo” impone che possa essere richiesto unicamente il pagamento di somme che le aziende creditrici garantiscono essere come certe ed esigibili. Ne deriva che le società di recupero crediti sono obbligate a sospendere ogni attività nel caso in cui il consumatore comprovi documentalmente la pendenza di una “contestazione del credito” o di aver attivato una “procedura di conciliazione” (in tali casi, la società ha l’onere di attendere indicazioni sulla fondatezza o meno dei rilievi del consumatore e istruzioni in ordine alla eventuale prosecuzione delle procedure affidate).

Quanto alle modalità con le quali può svolgersi il recupero, secondo una circolare del Ministero dell’Interno, è ammesso il rintraccio telefonico, telematico e domiciliare del soggetto obbligato anche a mezzo della consultazione di registri ed elenchi pubblici: tuttavia, gli operatori sono tenuti a fornire compiuta informazione della propria qualità e della società di recupero crediti per la quale operano e, contestualmente, ad accertare, volta per volta, l’identità delle persone contattate. Infatti, in ottemperanza alla normativa in materia di privacy è vietato comunicare “ingiustificatamente” a terzi (familiari, colleghi di lavoro, vicini di casa) informazioni relative allo stato della pratica allo scopo di esercitare sul soggetto obbligato indebite pressioni”. In nessun caso è possibile confrontarsi con dei minori.

Secondo quanto stabilito dallo stesso Garante Privacy, è illecito ogni contatto realizzato tramite:

  • comunicazioni telefoniche di sollecito preregistrate, poste in essere senza intervento di un operatore, perché con questa modalità persone diverse dal debitore possono venire a conoscenza di una sua eventuale condizione di inadempienza;
  • affissioni di avvisi di mora (o, comunque, di sollecitazioni di pagamento) sulla porta dell’abitazione del debitore, potendo tali dati personali essere conosciuti da una serie indeterminata di soggetti nell’intervallo di tempo (talora prolungato) in cui l’avviso risulta visibile”;
  • cartoline postali o plichi recanti all’esterno la scritta “recupero crediti” (o locuzioni simili dalle quali si possa desumere l’informazione relativa al presunto stato di inadempimento del destinatario della comunicazione).

In generale, gli operatori del recupero crediti, quando contattano i consumatori, non possono utilizzare titoli mendaci o toni minacciosi atti a generare indebita pressione, né prospettare conseguenze irreali o inapplicabili (es. distacchi di utenze non previsti dal contratto; iscrizione di ipoteche su crediti irrisori, conseguenze penali per l’inadempimento, etc.).

Ora esaminiamo brevemente quali sono le condotte alle quali le società di recupero crediti devono attenersi, secondo i Codici di autoregolamentazione, nel contatto con i consumatori.

Contatti telefonici:

  • devono essere improntati a buona educazione/rispetto e finalizzati ad instaurare un percorso di confronto concordato in merito alle cause dell’insolvenza e alle possibili soluzioni;
  • non devono essere reiterati in maniera petulante ed aggressiva (nell’arco della medesima giornata può svolgersi al massimo un colloquio effettivo col debitore, mentre nell’arco della medesima settimana possono svolgersi al massimo tre colloqui effettivi col debitore);
  • non possono essere effettuati contatti durante le festività nazionali ed in orari diversi dai seguenti 8.30-21.00 dal lunedì al venerdì (8.30-15.00 il sabato).

Comunicazioni epistolari:

  • le richieste di pagamento (effettuate per mezzo di posta ordinaria, elettronica, raccomandata o per il tramite del competente ufficiale giudiziario), devono fornire la causale e il dettaglio delle somme richieste, specificandone le singole componenti (capitale, interessi, spese accessorie);
  • devono essere indicate obbligatoriamente le modalità di pagamento e le conseguenze dell’eventuale protrarsi dello stato d’inadempimento;
  • in base alla legge, devono prevedere termini “congrui” (che comunque, secondo i Codici di autoregolamentazione, non devono essere inferiori a 10 giorni);
  • secondo i Codici di autoregolamentazione dette richieste devono contenere una clausola di cortesia del seguente tenore: “Qualora abbia già saldato il Suo debito, consideri nulla la presente e, al solo fine di permettere l’allineamento contabile della Sua posizione, per evitare ulteriori rilevazioni d’insolvenza, voglia cortesemente documentare l’avvenuto pagamento delle fatture, inviando copia della relativa ricevuta […]”.

Comunicazioni elettroniche:

  • ogni comunicazione (e-mail, fax e sms, ecc.) che contiene il dettaglio della posizione debitoria e/o le coordinate ove effettuare il pagamento, deve essere inviata unicamente in accordo con il consumatore evitando modalità ingiustificatamente ripetitive;
  • le richieste di contatto possono essere inviate per un massimo di quattro nell’arco di un mese. Tali comunicazioni, infatti, non possono essere utilizzate come sistema di primo sollecito di pagamento, a meno che il recapito utilizzato non sia stato fornito dal consumatore anche allo scopo di ricevere comunicazioni sullo svolgimento del rapporto.

Contatti domiciliari:

  • le visite domiciliari devono essere improntati a buona educazione/rispetto e finalizzati ad instaurare un percorso di confronto concordato in merito alle cause dell’insolvenza e alle possibili soluzioni;
  • le visite non devono essere reiterate in maniera petulante ed aggressiva;
  • le comunicazioni recapitate al domicilio devono indicare i riferimenti dell’incaricato e della società per la quale opera, il soggetto creditore ed il motivo della visita, nonché un recapito telefonico da contattare per eventuali richieste di chiarimenti e/o informazioni;
  • le visite al domicilio non possono essere effettuate durante le festività nazionali ed in orari diversi dai seguenti 8.30-21.00 dal lunedì al venerdì (8.30-15.00 il sabato) né è consentito effettuare visite sul posto di lavoro del consumatore senza previo accordo.

Reclami:

  • Le società di recupero crediti sono obbligate a fornire adeguata risposta al consumatore che si lamenta del loro operato attraverso un reclamo in forma scritta.

In conclusione, si ricorda che con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo n. 2016/679 per la tutela della privacy, meglio noto con la sigla GDPR, a partire dallo scorso maggio, le società di recupero e gestione dei crediti sono chiamate ad uno sforzo importante in materia di compliance, allo scopo di garantire il pieno rispetto delle nuove regole e un più elevato livello di tutela dei diritti dei consumatori.”

Se hai bisogno di aiuto, contattaci sul nostro sito attraverso i nostri sportelli  per ricevere la nostra assistenza personalizzata.

Autore: Federica Morrone
Data: 17 ottobre 2018