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Dentix, scrivici per problemi con i finanziamenti delle cliniche dentali

problemi con Dentix

Ancora disagi per i consumatori che nei mesi scorsi avevano acceso un finanziamento per dei trattamenti nelle cliniche dentali Dentix chiuse dopo l’emergenza COVID-19. Molti pazienti, dunque, si sono ritrovati senza la possibilità di concludere le cure e con i finanziamenti attivi.

L’Unione Nazionale Consumatori sta seguendo diversi consumatori in difficoltà chiedendo la risoluzione del contratto di finanziamento ed il rimborso della quota parte di lavori non eseguiti da Dentix. Tutti coloro che hanno bisogno di assistenza in materia di finanziamento possono contattare i nostri esperti scrivendo una email alla casella dedicata (sos@consumatori.it) descrivendo la situazione dei pagamenti effettuati e lo stato di avanzamento delle cure.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 10 giugno 2020
Aggiornamento: 28 ottobre 2020

ANTITRUST: istruttoria su voucher contro Ryanair, Blue Panorama, Easyjet e Vueling

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Vittoria dei consumatori sui voucher: ora vanno restituiti i soldi a tutti i consumatori o scatteranno azioni legali a raffica.

Roma, 25 settembre 2020 – “Vittoria per i consumatori. Ottima notizia. Finalmente un po’ di giustizia” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia che l’Antitrust ha avviato quattro procedimenti istruttori – e altrettanti sub-procedimenti cautelari – nei confronti delle compagnie aeree Blue Panorama, Easyjet, Ryanair e Vueling per aver offerto solo il voucher e non anche il rimborso del biglietto.

“Avevamo subito denunciato che i voucher obbligatori erano illegali e contrari alla normativa europea, al  Reg. (CE) n. 261/2004. A maggior ragione, dopo la fine dell’emergenza Covid. Ma nonostante la procedura di infrazione contro l’Italia aperta dall’Europa, il richiamo di Art, Enac e Antitrust, nulla era cambiato” prosegue Dona.

“Ora vanno restituiti i soldi a tutti i consumatori o scatteranno azioni legali a raffica” conclude Dona.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato i quattro procedimenti istruttori – e altrettanti sub-procedimenti cautelari – nei confronti delle compagnie aeree Blue Panorama, Easyjet, Ryanair e Vueling, dopo avvii analoghi nei confronti di Alitalia e Volotea dello scorso luglio.

Oggetto dei procedimenti è la vendita di biglietti per servizi di trasporto aereo in seguito cancellati dalle quattro compagnie a causa del Covid-19, pur essendo programmati per un periodo nel quale non erano più vigenti i limiti di circolazione imposti dai provvedimenti governativi. In particolare, adducendo come motivo della cancellazione l’emergenza per la pandemia, BluePanorama, Easyjet, Ryanair e Vueling hanno offerto, in alternativa allo spostamento del volo, soltanto l’erogazione di un voucher anziché il rimborso del prezzo del biglietto già pagato, in possibile violazione dei diritti dei passeggeri previsti dal Reg. (CE) n. 261/2004. Inoltre, le compagnie aeree non hanno informato i consumatori sui diritti loro spettanti in caso di cancellazione.
A Blue Panorama, Easyjet, Ryanair e Vueling viene anche contestato di aver predisposto un servizio di assistenza oneroso e carente sia in relazione ai tempi di attesa sia alle modalità di contatto messe a disposizione dei passeggeri, costretti ad utilizzare esclusivamente un numero telefonico a sovrapprezzo, difficilmente raggiungibile.

TELEFONIA: Consiglio di Stato rinvia a Corte Ue sulle bollette a 28 giorni

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Un deciso passo indietro sulle bollette a 28 giorni. Cds rinvia alla Corte Europea sui poteri delle Authority di imporre la fatturazione mensile.

Roma, 24 settembre 2020 – “Rimettere il giudizio alla Corte di Giustizia Europea è un deciso passo indietro. Un ennesimo rinvio che contraddice precedenti pronunce” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il fatto che il Consiglio di Stato ha emesso oggi l’ordinanza sul ricorso promosso dalle principali compagnie telefoniche sul caso delle bollette a 28 giorni, rimettendo alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la questione della sussistenza in capo alle autorità nazionali del potere di regolamentare la cadenza di rinnovo contrattuale e di fatturazione.

“Al di là del fatto che, per fortuna, ora la cadenza mensile è stata fissata anche dal legislatore, e quindi è, almeno per il momento, intoccabile, è assurdo che si metta anche solo in dubbio la possibilità dell’Authority delle Comunicazioni di prevederla a tutela dei consumatori ed in nome della trasparenza informativa” conclude Dona.

Si legge nell’ordinanza di oggi che si sollevano i seguenti ulteriori quesiti pregiudiziali:

“c) se la corretta interpretazione ed applicazione del principio di proporzionalità,  (…) osti all’adozione di misure regolatorie assunte dall’Autorità nazionale di regolamentazione nel settore delle comunicazioni elettroniche volte a imporre: i) per la telefonia mobile, una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione non inferiore a quattro settimane con la contestuale previsione dell’obbligo per i relativi operatori economici che adottino una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione su base diversa da quella mensile, di informare prontamente l’utente, tramite l’invio di un SMS, dell’avvenuto rinnovo dell’offerta; ii) per la telefonia fissa, una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione su base mensile o suoi multipli; iii) in caso di offerte convergenti con la telefonia fissa, l’applicazione della cadenza relativa a quest’ultima”;

“d) se la corretta interpretazione ed applicazione dei principi di non discriminazione e di parità di trattamento, (…)  osti all’adozione di misure regolatorie assunte dall’Autorità nazionale di regolamentazione nel settore delle comunicazioni elettroniche volte a imporre: i) per la telefonia mobile, una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione non inferiore a quattro settimane con la contestuale previsione dell’obbligo per i relativi operatori economici che adottino una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione su base diversa da quella mensile, di informare prontamente l’utente, tramite l’invio di un SMS, dell’avvenuto rinnovo dell’offerta; ii) per la telefonia fissa, una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione su base mensile o suoi multipli; iii) in caso di offerte convergenti con la telefonia fissa, l’applicazione della cadenza relativa a quest’ultima”.

CODICE STRADA: no a durata del giallo a 3 secondi e altre modifiche pericolose

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Unc esprime apprezzamento per il rinvio in Commissione del testo del nuovo Codice della strada. Vanno ripensate norme che aumentino la sicurezza stradale.

Roma, 23 settembre 2020 – “Meno male che la Camera ha rinviato in commissione Trasporti il testo di modifica al Codice della strada! Speriamo che ora non si pensi a norme ideologiche ma solo a rafforzare la sicurezza stradale. Il test.o unificato va stracciato, dato che avrebbe prodotto un vero e proprio disastro, come la legalizzazione della durata del giallo pari ad appena 3 secondi, un tempo che sarebbe servito solo a provocare incidenti e a far fare cassa ai comuni con i semafori vampiri, visto che in realtà ci vorrebbero minimo 4 secondi per un incrocio sicuro, 5 nel caso sia presente un semavelox o il limite di velocità sia di 70 km/h e oltre” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

L’associazione ricorda che il tempo di reazione per un conducente attento e pronto è di circa un secondo, durante il quale, se uno viaggia anche solo a 50 Km/h, percorre già 15 metri, portandosi quindi in prossimità del semaforo. Poi bisogna aggiungere lo spazio di frenatura, per un totale 28 metri. E’ evidente, quindi, che se il giallo durasse solo 3 secondi molti automobilisti sarebbero costretti a passare con il rosso, non avendo il tempo di fermarsi in condizioni di sufficiente sicurezza come prescrive l’art. 41, comma 10, del Cds.

“Vanno riviste anche le norme appena entrate in vigore con il blitz del Dl Semplificazioni, come la possibilità di autovelox fissi sulle strade urbane, introdotto senza la garanzia da noi chiesta di un vero e proprio controllo da parte del Prefetto, a cominciare dalla fissazione di un limite di velocità congruo per il tipo di strada” prosegue Dona.

“Invece di aumentare i vigili, si introducono nuove figure tipo gli ausiliari della sosta, ossia vigili di serie B privi delle giuste competenze per dare le multe che servono per sanzionare le infrazioni realmente pericolose. Per non parlare delle inutili norme ideologiche, come quella assurda di consentire ai ciclisti di guidare contromano” conclude Dona.

L’associazione ricorda che secondo il loro recente studio, che ha elaborato i dati Istat-Aci, le multe per il mancato rispetto della precedenza (art. 145 Cds), che produce il 13% degli incidenti totali, sono pari ad appena lo 0,18%,  quelle per il mancato rispetto della distanza di sicurezza (art. 149 cds), che determina il 9% degli incidenti, sono lo 0,07%, per i sorpassi pericolosi (art. 148 Cds) lo 0,17%, per l’uso del cellulare (art. 173 Cds) lo 0,8%, per l’uso del casco lo 0,32%.

A fare il pieno, invece, sono le multe che ora il nuovo testo del Cds intende rafforzare, ossia quelle per divieto di sosta (art. 157 e 158 Cds), pari al 17,64% (20,3% per i vigili), per le ztl (art. 7 Cds), pari al 50,48% (58,57% per i vigili), per un totale pari al 68,12% (78,87% per la polizia locale), consentendo di dare le multe non solo a imprecisati dipendenti comunali ma anche a società private che gestiscono la sosta di superficie regolamentata e/o dei parcheggi.

Palestre: denuncia all’Antitrust per i rimborsi

L’atteggiamento delle palestre (non tutte, ma una buona parte, a cominciare da alcuni network molto conosciuti e diffusi su tutto il territorio) è inaccettabile: continuano a raccontare favole ai clienti ignorando (o interpretando a loro piacimento) le regole stabilite dal Decreto Rilancio. Per questo (come riportato in anteprima in questo articolo del Sole24ore), abbiamo presentato un ampio dossier all’Autorità Antitrust perché accerti le eventuali responsabilità delle palestre. Ecco l’elenco dei brand oggetto della nostra indagine:

  • For Me Fitness Club
  • Imperial Fitness Club
  • Mcfit Italia S.r.l.
  • Pegaso Fitness
  • Sportsman Club
  • Virgin Active

In alcuni casi, abbiamo registrato la testimonianza di veri e propri atteggiamenti vessatori da parte degli operatori che si fanno forti del fatto di aver incassato le quote per gli abbonamenti anche durante i mesi del lockdown: agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori, notiamo un vero e proprio picco di segnalazioni e reclami che investe il mondo di palestre, centri fitness e centri sportivi: gli operatori, non appena hanno ricevuto il via libera del Governo, stanno cercando di salvare il salvabile, ma a farne le spese sono i consumatori!

Tra l’altro in questi mesi alcune associazioni di categoria del mondo wellness ci avevano proposto di istituire tavoli di lavoro per risolvere i contenziosi, ma poi alla riapertura sono spariti nel nulla… Forse preferiscono gestire i casi singolarmente, sperando che il consumatore creda al fatto che non si possono avere rimborsi o che i voucher siano condizionati al rinnovo dell’abbonamento.

Proprio questa sembra essere l’accusa più grave mossa dai clienti delle palestre: come è noto, l’art. 216, comma 4 del Decreto Rilancio prevede quanto segue: “a seguito della sospensione delle attività sportive (…), ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile. I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell’attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato. Il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva.

Ed invece, a giudicare dai reclami che abbiamo allegato nel dossier presentato all’Antitrust, le pratiche commerciali adottate da molte delle citate palestre, sembrano configurare delle palesi violazioni di quanto disposto dal Decreto Rilancio, con conseguente danno per i clienti abbonati, i quali stanno subendo una evidente riduzione della tutela dei loro diritti: si osservi, infatti, che le pratiche segnalate rischierebbero di frustrare la tutela prevista dall’art. 216, comma 4, in quanto alcuni club non riconoscono alcun voucher, ma (dopo aver “congelato” l’abbonamento durante la chiusura) hanno cominciato a farlo riprendere già dai giorni di riapertura, pur senza un esplicito consenso del consumatore che, invece, avrebbe diritto ad un voucher da attivare (secondo il suo interesse) nell’arco di un anno, come previsto dalla normativa.

Il legislatore dell’emergenza, inoltre, esplicita che il voucher deve essere “incondizionatamente utilizzabile”: è del tutto evidente che concedere al consumatore l’utilizzo del voucher in un periodo determinato oppure (come molti operatori stanno facendo) condizionarne la spendibilità all’attivazione di un nuovo abbonamento, più lungo e oneroso del “buono” in possesso del cliente, rappresenta una pratica, a nostro avviso, scorretta.

A ciò si aggiunga che i consumatori ci segnalano la radicale difformità dei servizi rispetto a quelli originariamente acquistati: dalle palestre che impongono al cliente di trattenersi al massimo 90 minuti all’interno dei club a quelle che hanno dovuto chiudere piscine, saune e altri servizi accessori che facevano la differenza agli occhi dei consumatori.

Ebbene, pur in presenza di tali difformità, la maggior parte delle palestre rifiutano il legittimo diritto del consumatore di recedere dal contratto di abbonamento per la parte residua: ricordiamo, infatti, che un ulteriore elemento di squilibrio a danno del consumatore deriva dal fatto che l’operatore (tanto che conceda il voucher per i periodi utilizzati, tanto che lo neghi) pretende che il consumatore prosegua nella fruizione (nel pagamento) dei mesi mancanti allo spirare del suo abbonamento. Cosa che il consumatore potrebbe non essere interessato a fare tanto per ragioni di tutela della propria salute, tanto per l’appariscente riduzione dei servizi offerti dal club. Ed invece, nessun operatore consente al consumatore di considerare le mutate condizioni di fruizione del servizio come giusta causa di recesso.

Ed allora, come gestire a questo punto i complicati rapporti con la palestra? Il primo consiglio è quello di formulare per iscritto (via email o pec) una richiesta di voucher per i giorni non goduti durante il lockdown. A questa si può aggiungere (qualora non si sia interessati a frequentare il club già in questi giorni di ria pertura)), una richiesta di recesso dal contratto giustificato dalle mutate condizioni contrattuali.

A tal scopo si può usare il modulo allegato.

Se volete inviarci anche voi la vostra segnalazione su palestre, centri fitness o centri sportivi potete farlo attraverso i nostri sportelli.

Guarda il video di Massimiliano Dona “Palestre, piscine e impianti sportivi: come chiedere il rimborso per i mesi del lock-down”

Autore: Massimiliano Dona
Data: 8 giugno 2020

 

CORONAVIRUS: Governo blocca rimborsi ai consumatori

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Inaccettabile e assurdo!  Il Governo sceglie strada peggiore per aiutare tour operator, che possono scegliere tra rimborso, pacchetto sostitutivo e voucher.

Roma, 3 marzo 2019 – “Inaccettabile e assurda compressione dei diritti dei consumatori! Il Governo cancella, con un decreto, i diritti previsti dal Codice del Turismo, lasciando la facoltà al tour operator, in caso di recesso, di scegliere tra il rimborso, un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente o superiore, oppure emettere un voucher, da utilizzare entro un anno dalla sua emissione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando quanto previsto dal decreto Coronavirus all’articolo 28, comma 5 pubblicato ora in Gazzetta.

“E’ incredibile che il Governo, magari per paura di un no europeo, non abbia previsto un Fondo per i tour operator a cui poter attingere per i rimborsi, semmai prevedendo, come unica deroga, il termine troppo stringente dei 14 giorni previsti dal Codice del turismo per la restituzione dei soldi al consumatore” prosegue Dona.

“C’erano decine di modi per aiutare, giustamente, i tour operator in difficoltà. Ma il Governo ha scelto il peggiore: l’unico che danneggia i diritti sacrosanti del consumatore” conclude Dona rimarcando “lo svilupparsi di un contenzioso con gli alberghi, laddove non inclusi nei pacchetti, sui quali il decreto ha preferito non dire nulla, lasciando i turisti alla mercé dei singoli albergatori che incasseranno denari per soggiorni ai quali i consumatori hanno rinunciato”.

L’articolo 28 comma 5 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, che deve ancora essere convertito in legge, prevede che i consumatori coinvolti in quarantena, che devono andare nelle zone rosse o intestatari di titolo di viaggio avente come destinazione Stati esteri dove  sia  impedito  o vietato lo sbarco, possono recedere dai contratti di pacchetto turistico, ma l’organizzatore del viaggio “può offrire al viaggiatore un pacchetto  sostitutivo di qualita’ equivalente o superiore, puo’ procedere al  rimborso  nei termini previsti dai commi 4 e 6 dell’articolo 41 del citato  decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, oppure puo’ emettere  un  voucher, da utilizzare entro un anno dalla sua emissione, di importo  pari  al rimborso spettante“.

Tutto sul canone Rai

Che cosa cambia con il canone Rai  in bolletta? Di seguito tutte le nuove regole, le vecchie ed i suggerimenti dell’Unione Nazionale Consumatori.

Il canone Rai deve pagarlo chiunque detiene uno o più apparecchi atti od adattabile alla ricezione delle trasmissioni televisive. E’ quello che prevede, da sempre, il vecchio Regio Decreto-Legge 21 febbraio 1938, n. 246, all’art. 1 (“Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento”). Il canone è dovuto una sola volta in relazione a tutti gli apparecchi detenuti dai componenti della stessa famiglia anagrafica, indipendentemente dal numero di abitazioni in cui sono presenti apparecchi tv.

Dal 2016 ci sono due importanti novità.
La Legge di stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) ha introdotto due significativi cambiamenti:

1) Presunzione possesso tv. Dal 1° gennaio 2016 la detenzione dell’apparecchio si presume nel caso in cui esiste “un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica” (ossia si presume nei confronti dei titolari di un’utenza elettrica ad uso domestico residente). Se non è vero, per superare questa presunzione, bisogna presentare un’autocertificazione all’Agenzia delle entrate.

2) Pagamento in bolletta. Il pagamento del canone Rai avviene, per i titolari di utenza di fornitura di energia elettrica, mediante addebito nella bolletta della luce, in dieci rate mensili, da gennaio ad ottobre.

Dal 2017 l’importo del canone è sceso da 100 a 90 euro. Di conseguenza le rate saranno di 9 euro al mese. Il primo addebito sarà nella prima bolletta utile dopo il 1° gennaio (18 euro se arriva a febbraio). Continuano a pagare come prima, ossia entro il 31 gennaio con modello F24, le famiglie che non sono titolari di un contratto elettrico di tipo domestico residenziale e chi abita nelle isole non interconnesse (qui sotto maggiori dettagli)

Tre sono i casi di esonero dal pagamento del canone:
1) Chi, avendo 75 anni o più, ha un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a 8.000 euro (soglia valida dal 2018);
2) Diplomatici e militari stranieri;
3) Chi non detiene una tv

 

ATTENZIONE! Entro il 31 gennaio di ogni anno ci sono due importanti scadenze per quanto riguarda il canone Rai. E’ il termine ultimo, infatti, sia per dichiarare di non avere la tv che per pagare il canone con modello F24.

In particolare:

A) DICHIARAZIONE DI NON POSSESSO DELLA TV. I titolari di utenze per la fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale che non hanno la tv devono presentare la dichiarazione sostitutiva di non detenzione dell’apparecchio televisivo entro il 31 gennaio di ogni anno, altrimenti saranno costretti a pagare come minimo il canone del primo semestre, pari a 45,94 euro (il canone annuale è passato nel 2017 da 100 a 90 euro).

Ricordiamo che, per il canone Rai, a partire dal 2017, ossia a regime, l’unica dichiarazione che va ripetuta è quella nella quale si dichiara di non detenere una tv, ossia il quadro A del modellino (“Dichiarazione sostitutiva di non detenzione” della televisione), cioè quando nessun componente della famiglia anagrafica ha una tv in alcuna casa. Questa dichiarazione, infatti, secondo la Legge di stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) “ha validità per l’anno in cui è stata presentata”. Quindi va ripresentata ogni anno, per sempre. Non ha alcuna importanza, insomma, se avete già dichiarato di non avere una tv per il canone 2016 o negli anni successivi.

Il periodo di presentazione della dichiarazione, per essere esonerati dall’intero canone di un determinato anno, va dal 1° luglio dell’anno precedente al 31 gennaio dell’anno in cui dovreste pagare l’imposta.
Ad es., per essere esonerati dal canone Rai 2020, dovete presentare la dichiarazione dal 1° luglio 2019 al 31 gennaio 2020.

Se la dichiarazione non è stata inviata con un certo anticipo (entro il 15 dicembre), le prime rate del canone, con tutta probabilità sia quella di gennaio che di febbraio, pari a 9 euro al mese, saranno nel frattempo addebitate dalla compagnia elettrica.

In tal caso, il consumatore ha una doppia possibilità:
1) effettuare il pagamento parziale della fattura, saldando la sola quota energia, secondo le modalità definite da ciascuna impresa elettrica, indicando nella causale di versamento l’imputazione del pagamento (leggete la Precisazione riportata in fondo alla pagina).
2) effettuare il pagamento integrale della bolletta e poi presentare domanda di rimborso.

Per quanto riguarda, invece, la dichiarazione di addebito su altra utenza (ossia il quadro B del modellino), ossia quando si deve indicare la presenza di un’altra utenza elettrica per l’addebito del canone, se nel 2016 ed in quelli successivi è andato tutto a buon fine e non sono nel frattempo intercorse modifiche, non dovrete ripresentarla.

B) PAGAMENTO CON MODELLO F24. In alcuni casi particolari è previsto il pagamento del canone con modello F24. Mentre nella fase transitoria, ossia nel 2016, questa modalità di versamento andava effettuata entro il 31 ottobre, a regime, ossia dal 2017 in poi, il pagamento va effettuato entro il 31 gennaio.

Di seguito i principali casi di chi deve versare entro il 31 gennaio con modello F24:

1) Quando nessun componente della famiglia anagrafica, tenuta al versamento del canone, è titolare di contratto elettrico di tipo domestico residenziale.

Ad esempio:
a) Case multifamiliari dove c’è un solo contatore e abitano più famiglie (genitori e figli sposati oppure fratelli vari). In questo caso la famiglia titolare di contratto elettrico paga mediante bolletta, le altre famiglie versano il canone, se dovuto, mediante modello F24.
b) Inquilino, con luce intestata al proprietario. Gli inquilini che risiedono in una casa in affitto e l’utenza elettrica risulta ancora intestata al proprietario. Ricordiamo che gli inquilini devono pagare il canone anche se la tv è del proprietario dell’appartamento. Conta, infatti, la detenzione dell’apparecchio tv, non la proprietà.
c) Moglie che non ha la residenza anagrafica con il marito. In tal caso, essendo due distinte famiglie anagrafiche, il canone è dovuto sia dal marito che dalla moglie. Se, però, le utenze elettriche delle due case sono entrambe intestate al marito, o quella intestata alla moglie è utenza elettrica non residenziale, la moglie dovrà pagare con modello F24.
d) Bidelli che vivono nelle scuole, titolari dell’utenza elettrica.
e) Portieri che risiedono nella casa data a disposizione dal condominio, titolare dell’utenza elettrica.
f) Figli che abitano nella seconda casa dei genitori e hanno lì la residenza, ma la luce è intestata ad uno dei genitori. I figli, avendo la residenza anagrafica nella seconda casa dei genitori, costituiscono un’autonoma famiglia anagrafica e sono, quindi, tenuti al pagamento del canone. Ma essendo la luce intestata ai genitori, devono pagare con modello F24.

2) Chi abita nelle isole non interconnesse con la rete di trasmissione nazionale, ossia: Ustica, Tremiti, Levanzo, Favignana, Lipari, Lampedusa, Linosa, Marettimo, Ponza, Giglio, Capri, Pantelleria, Stromboli, Panarea, Vulcano, Salina, Alicudi, Filucudi, Capraia, Ventotene.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n.53/E del 7 luglio 2016, ha istituito i codici con i quali i contribuenti, tramite il modello F24, dovranno pagare il canone Rai nei casi in cui non è stato possibile l’addebito sulla bolletta della luce.
I codici sono:
-TVRI per chi deve rinnovare l’abbonamento
-TVNA per i nuovi abbonamenti

Per chi paga con F24, in caso di rinnovo, è possibile pagare il canone:
– con un unico versamento pari a 90 euro, entro il 31 gennaio 2020;
– in due rate semestrali pari a 45,94 euro l’una, rispettivamente entro il 31 gennaio e il 31 luglio;
– in quattro rate trimestrali, pari a € 23,93 l’una, rispettivamente entro il 31 gennaio, 30 aprile, 31 luglio e 31 ottobre.

 *   *   *

RIMBORSI: l’Agenzia delle entrate ha emanato il provvedimento sui rimborsi (Provv. del 2-08-2016, Prot. n. 125604/2016), ossia le istruzioni per richiedere il rimborso del canone tv già pagato, ma non dovuto.
Si può chiedere in tutti i casi si pensi che il canone sia stato erroneamente addebitato, ossia quando:

1) si è in possesso dei requisiti di esenzione (over 75 con reddito complessivo familiare non superiore a 6.713,98 euro fino al 2017, non superiore a 8.000 euro dal 2018) ed è stata presentata l’apposita dichiarazione sostitutiva;
2) il richiedente è esentato per convenzioni internazionali (diplomatici e militari stranieri);
3) si è già versato il canone con modalità diverse dall’addebito in bolletta (ad esempio con addebito sulla pensione).
4) se è stato addebitato due volte, ossia anche sull’utenza elettrica intestata ad altro componente della famiglia anagrafica. In questo caso, la domanda vale anche come dichiarazione sostitutiva per richiedere il non addebito sulla propria utenza elettrica e comunicare il codice fiscale del familiare che già paga il canone mediante la sua fornitura elettrica. L’istanza di rimborso può essere presentata anche da un erede in relazione al canone tv addebitato sulla bolletta elettrica intestata ad un soggetto deceduto. Attenti a come compilate il campo “data fine”.

Una buona notizia. Abbiamo rivolto all’Agenzia delle entrate questo quesito: si può ugualmente presentare nel 2017 la domanda di rimborso per l’anno 2016, anche se lo scorso anno non si era presentata la dichiarazione? La risposta è stata SI. 
Chi, quindi, nel 2016 non aveva presentato la dichiarazione di addebito su altra utenza (il quadro B del modellino), ossia si era dimenticato di indicare la presenza di un’altra utenza elettrica per l’addebito del canone, e si era ritrovato, perciò, a pagare un secondo canone Rai, pur non potendo più presentare la dichiarazione, essendo scaduti i termini, può ancora presentare la domanda di rimborso, anche se non siamo più nel 2016. Gli effetti saranno analoghi. Va presentata la richiesta di rimborso con codice 4 e “data inizio” 1/1/2016 (non va, invece, compilato il campo “data fine”). In tal caso, la domanda di rimborso avrà gli stessi effetti della dichiarazione non fatta e si potrà ottenere la restituzione del secondo canone ingiustamente pagato nel 2016.

5) il richiedente ha presentato la dichiarazione sostitutiva di non detenzione di apparecchi televisivi da parte propria e dei componenti della sua famiglia anagrafica.
6) altri motivi diversi dai precedenti.
I numeri dall’1) al 6) sopra riportati corrispondono ai codici che vanno inseriti nella richiesta di rimborso.

La richiesta di rimborso può essere presentata in 3 modi:

1) Tramite l’applicazione web disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate (www.agenziaentrate.gov.it), utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel;

2) Tramite i Caf, ossia gli intermediari abilitati di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e successive modificazioni, appositamente delegati dal contribuente.

3) A mezzo del servizio postale mediante raccomandata al seguente indirizzo:
Agenzia delle entrate – Direzione Provinciale 1 di Torino – Ufficio Canone TV – Casella postale 22 –10121 Torino.
La richiesta di rimborso si considera presentata nella data di spedizione risultante dal timbro postale. In quest’ultima ipotesi il modello deve essere presentato unitamente alla copia di un valido documento di riconoscimento.

Il modulo da utilizzare per il rimborso va scaricato dal sito dell’Agenzia delle entrate

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PRECISAZIONE: L’Agenzia delle entrate, sul suo sito, nelle Faq, ha risposto alla seguente domanda:
Ritengo che l’addebito del canone nella fattura elettrica non sia corretto. Cosa devo fare?
Risposta dell’Agenzia: Se si ritiene che l’addebito del canone nella fattura elettrica non sia corretto è possibile il pagamento della sola quota energia: il pagamento parziale della fattura va effettuato secondo le modalità definite da ciascuna impresa elettrica per i pagamenti parziali, indicando nella causale di versamento l’imputazione del pagamento (in questo caso, quota energia elettrica). In mancanza di tale indicazione, la somma versata è comunque attribuita prioritariamente alla fornitura elettrica. L’Agenzia delle entrate effettuerà successivamente riscontri sulle singole posizioni. Se, invece, è stato già effettuato il pagamento della fattura, si potrà richiedere il rimborso del canone TV con le modalità previste dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 2 agosto 2016.

ATTENZIONE: L’art.  1 comma 157 della legge di stabilità effettivamente prevede, per la domiciliazione della bolletta della luce,  “la  facoltà  di revoca dell’autorizzazione nel suo complesso da parte dell’ utente” (ossia, per revocare la domiciliazione del canone, si deve revocare anche quella della luce).
Tuttavia, la soluzione di sospendere il pagamento del canone, ad avviso dell’UNC, è più rischiosa (per quanto più equa e giusta) rispetto a quella di pagare e poi presentare richiesta di rimborso secondo le modalità qui sopra definite, ossia quelle previste dal provv del 2-8-2016. L’Agenzia delle entrate, infatti, non ha ancora chiarito, ad esempio, che succede se poi ritiene che il contribuente abbia torto. Sarà considerato pagamento tardivo? Ci saranno da pagare sanzioni? Cosa deve fare il consumatore una volta sospeso il pagamento? Al momento non si sa.
La frase inserita nelle Faq del sito dell’Agenzia (“L’Agenzia delle entrate effettuerà successivamente riscontri sulle singole posizioni”) non chiarisce cosa succederà se, a seguito del riscontro, l’Agenzia darà poi torto al consumatore, ossia se riterrà che il pagamento fosse invece dovuto. Saranno applicate sanzioni? Quali?
Il decreto n. 94 del 13/5/2016 stabilisce:  “Nei  casi  in  cui  la  tardivita’ (ndr. del pagamento del canone) non  dipenda  da  cause imputabili all’utente non si procede all’applicazione di  sanzioni  e interessi a suo carico“. Non è ancora chiaro, però, quali sono le cause imputabili. Il rischio è che la sospensione del pagamento nella fattura per ragioni o autocertificazioni che poi si rivelano sbagliate o inesatte o non congrue con i dati in possesso dell’Agenzia, dia luogo all’applicazione di interessi e sanzioni.

Ricordiamo che per assistenza sul canone Rai è attivo il nostro sportello “Canone tv in bolletta. Assistenza ai consumatori”, nell’ambito del progetto finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi della legge 388/2000 art. 148 e realizzato dalla nostra Unione Nazionale Consumatori insieme a Udicon. Per contattare i nostri esperti scrivi un’email all’indirizzo energia@consumatori.it

 

CHI – Chi deve presentare l’autocertificazione all’Agenzia delle entrate?
Canone Rai: CHI deve presentare la dichiarazione

COME – Come si deve presentare l’autocertificazione all’Agenzia delle entrate?
Canone Rai: COME presentare la dichiarazione

QUANDO – Quando si deve presentare l’autocertificazione all’Agenzia delle entrate?
Canone Rai: QUANDO presentare l’autocertificazione

ESEMPI DI COMPILAZIONE – Riportiamo gli esempi pratici di come va compilata la dichiarazione sostitutiva relativa al canone (l’autocertificazione) chiariti dall’Agenzia delle entrate in Canone Rai: esempi di compilazione

DECRETO – Le novità previste dal decreto del ministero dello Sviluppo Economico n. 94 del 13 maggio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 129 del 4-6-2016

 LE NOVITÀ – Le novità introdotte dalla Legge di stabilità 2016: canone in bolletta, esenzione per 75enni, suggellamento.

ALTRE REGOLE – Per approfondire le vecchie regole e la definizione di apparecchio atto o adattabile alla ricezione dei programmi televisivi

Data: 9 aprile 2018
Autore: Mauro Antonelli
Aggiornamento: 4 febbraio 2020

Natale_spreco_cibo

Un Natale senza sprechi

Natale_spreco_cibo

Anche per questo Natale 2019 ci sono tanti modi per trascorrere le festività in modo sostenibile, il che significa fare regali ecologici e rispettosi dell’ambiente e, soprattutto, evitare sprechi a tavola

La nostra associazione è da sempre attiva sul tema con diverse iniziative, le ultime realizzate in partenariato con Udicon nell’ambito del progetto “All you need is food”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (ai sensi dell’art. 72 DL del 03/07/2017 n.117 e S.M.I., annualità 2018) con l’obiettivo di porre il consumatore, in particolar modo i più giovani, al centro delle attività, favorendo la conoscenza del tema e una maggiore consapevolezza del ruolo che ognuno di noi svolge nella prevenzione degli sprechi alimentari. 

Per evitare gli sprechi, infatti, è fondamentale attuare delle corrette abitudini quando si fa la spesa e anche nella preparazione di pranzi e cene speciali, come appunto quelle di Natale e Capodanno.

I nostri consigli per non sprecare cibo durante le feste natalizie

Sapevate che con alcuni accorgimenti, anche durante le festività natalizie, si può arrivare a risparmiare fino al 40% della spesa? Scegliendo con cura il canale di vendita, a seconda dei prodotti da acquistare, infatti, si possono contenere i costi senza rinunciare ad alcuna prelibatezza. Ecco alcuni importanti consigli da seguire:

  • Dove acquistare. Scegliete con cura il canale di vendita: discount, supermercato, ipermercato, negozio, mercato. Non ce n’è uno che è sempre più vantaggioso rispetto all’altro, dipende dal tipo di prodotto (frutta, carne…) e dalle offerte in corso.
  • Non fermatevi al primo canale di vendita: fate un giro prima di procedere all’acquisto per vedere se trovate offerte migliori altrove.
  • Meno etti. Riducete i quantitativi. Comprate pure tutti i tipi di affettati che volete ma ricordatevi che deve durare al massimo fino a Santo Stefano, non fino all’Epifania. Idem per la frutta e tutto il resto.
  • Andate con la lista dettagliata della spesa e obbligatevi a rispettarla. Avete tutto il tempo per prepararla senza scordare nulla e decidere i relativi quantitativi. Eviterete sprechi e acquisti inutili.
  • No alle primizie. A Natale i negozi si riempiono dei frutti più strani e singolari che provengono da tutti i Paesi possibili e immaginabili, ma è sempre consigliato acquistare frutta e verdura di stagione.
  • Attenti alle scadenze. A Natale si ha fretta di acquistare e, inevitabilmente, non si presta attenzione a molte cose, come la scadenza dei prodotti. Ricordatevi che il passo dallo scaffale del supermercato alla spazzatura può essere breve, specie nel periodo natalizio. Attenti anche ai pacchi regalo, che possono contenere prodotti in scadenza.
  • Offerte sottocosto. Specie nella grande distribuzione offrono alcuni prodotti sottocosto. Sono i cosiddetti prodotti “civetta”, fatti per attirarvi nel supermercato e poi vendervi anche tutto il resto. Approfittatene, ma attenti alle scadenze, potrebbero essere ravvicinate.
  • Offerte promozionali: 3×2, 2×1… Alcune sono realmente vantaggiose, altre no. Verificate, quindi, con attenzione l’effettiva convenienza sia in termini di prezzo (è effettivamente più basso?) che di quantità (vi servono tre confezioni o ve ne basta una?).
  • Cesti natalizi. I cesti gastronomici sono un regalo utile e gradito, ma fate attenzione: non sempre i prodotti offerti, poi, sono di qualità.
  • Ci sono ottime marche di spumanti italiani a prezzi ragionevoli. Fatevi consigliare da qualche amico che se ne intende. È inoltre importante scegliere spumanti a fermentazione naturale in luogo di vini gassificati, ai quali viene aggiunta anidride carbonica al termine del processo di lavorazione proprio per permettere di stappare la bottiglia per il brindisi.
  • Infine, ricordatevi che anche durante questi tradizionali pranzi e cene tradire le tradizioni prestando però, al contempo, un occhio di riguardo alla salute del pianeta. E allora meglio comprare prodotti locali e di stagione e, possibilmente, poca carne. Attenzione, poi, a ciò che portiamo a tavola: niente foie gras, caviale (a meno che non sia certificato MSC-Marine Stewardship Council), datteri di maree (la cui pesca è severamente vietata) aragoste, anguilla. No a stoviglie usa e getta, considerato che il packaging rappresenta il 60% dei rifiuti che produciamo e, una volta sparecchiata la tavola, fare sempre la raccolta differenziata. In generale, evitare di cucinare troppo: è proprio a casa, infatti, che si producono i 4/5 dello spreco di alimenti in Italia.

Autore: Simona Volpe
Data: 18 dicembre 2019

INFLUENCER: perplessità sulle linee guida della Camera della moda

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Quanto proposto dalla Camera Nazionale della Moda sull’hashtag #ad suscita qualche perplessità; la Digital Chart dello Iap è chiara sulle regole dei post sponsorizzati.

Roma, 15 novembre 2019 – “Ben venga che un’associazione di categoria si interroghi sull’influencer marketing e si impegni a creare delle regole (anche se forse avrebbero fatto bene a coinvolgere rappresentanti di diversi settori), ma quanto si propone sull’utilizzo degli hashtag mi lascia perplesso.” E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori commentando le “Linee guida influencer” redatte dalla Camera Nazionale della Moda.

La Digital Chart dello Iap è chiara sull’utilizzo degli hashtag: la comunicazione commerciale diffusa attraverso internet, quali che siano le modalità utilizzate, deve rendere manifesta la sua finalità promozionale attraverso idonei accorgimenti. Nel caso in cui l’accreditamento di un prodotto o di un brand, posto in essere da celebrity, influencer, blogger, o altre figure simili di utilizzatori della rete che con il proprio intervento possano potenzialmente influenzare le scelte commerciali del pubblico, (di seguito, collettivamente, influencer), abbia natura di comunicazione commerciale, deve essere inserita in modo ben visibile nella parte iniziale del post o di altra comunicazione diffusa in rete una delle seguenti diciture:

– “Pubblicità/Advertising”, o “Promosso da … brand/Promoted by … brand” o “Sponsorizzato da … brand/Sponsored by … brand”, o “in collaborazione con … brand/In partnership with … brand”;

– “#Pubblicità/#Advertising”, o “#Sponsorizzato da … brand/#Sponsored by … brand”, o “#ad” unitamente a “#brand”.

“Quanto chiede la Camera della Moda sull’utilizzo dell’hashtag #adv mi sembra un passo indietro in trasparenza -commenta l’avvocato Dona- che sia un regalo o semplicemente le spese di partecipazione pagate dal brand all’influencer, si tratta comunque di un contenuto sponsorizzato che l’influencer promuove non del tutto spontaneamente, perché dunque non dovrebbe essere etichettato con #adv?”

“Quando poi si invoca l’elevato grado di educazione del consumatore medio del settore sento odore di bruciato: intanto è importante che le aziende siano trasparenti, poi i consumatori possono senz’altro scegliere in maniera consapevole!”, conclude il Presidente di Unc.