DECRETO LAVORO: occasione mancata, partorito un topolino

Redazione UNC
29 Aprile 2026
Condividi su

Il rialzo delle retribuzioni è solo un miraggio, i lavoratori perdono sempre potere d’acquisto

Roma, 29 aprile 2026 – “Il rialzo delle retribuzioni sopra il livello dell’inflazione è solo un miraggio, un dato falsato dal ritardo dei rinnovi contrattuali. Se gli stipendi si adeguano al 2,6% è solo perché sono sono stati recepiti contratti relativi al triennio 2022-2024, quando l’inflazione era dell’8,1% nel solo 2022 e del 5,7% nel 2023. Insomma, ogni anno, anche ora, i lavoratori perdono potere d’acquisto. Ecco perché il confronto va fatto con il 2021 e in questo caso l’Istat attesta una perdita abnorme e vergognosa del 7,8%” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il dato Istat sulla retribuzione oraria media che nel periodo gennaio-marzo 2026 è cresciuta del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, sopra il dato dell’inflazione.

“Quanto al decreto lavoro appena varato dal Governo, si tratta di un’occasione mancata. Finalmente è stata accolta la nostra proposta di adeguare le retribuzioni al costo della vita in caso di mancato rinnovo, peccato che sia stato partorito un topolino, con un incremento ridicolo del 30%, peraltro non retroattivo, che non decorre, cioè, dalla data di scadenza del precedente contratto. Speriamo si ravvedano” conclude Dona.

Il decreto lavorato varato, infatti, secondo il comunicato del Governo, “interviene sulla disciplina del rinnovo dei contratti collettivi di lavoro. Nel rispetto dell’autonomia delle parti sociali, si stabilisce che siano le stesse a disciplinare, in sede di rinnovo, le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica per il periodo tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo, assumendo la data di scadenza naturale del contratto previgente come riferimento per assicurare la continuità della tutela economica. Qualora il rinnovo non avvenga entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni sono adeguate forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA)”.

Condividi su: