Il Governo vuole tagliare l’Irpef fino a 60.000 euro, ma sarebbe un grave errore. Meglio ridurre le bollette
Roma, 18 settembre 2025 – “Un grave errore!” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la dichiarazione di oggi del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, secondo la quale il Governo si sta concentrando sulla volontà di venire incontro al ceto medio, soprattutto nella fascia da 28.000 a 50.000 euro e quindi portare aliquota dal 35% al 33% ed eventualmente allargarsi a 60.000 euro.
“A parte il fatto che il Governo continua a parlare impropriamente di ceto medio riferendosi a chi dichiara 50 mila euro, ossia il doppio rispetto al reddito medio dichiarato, pari a 24.830 euro. Al di là dell’iniquità della manovra, si tratta di una politica economica sbagliata, dato che quelle famiglie che non hanno bisogno di un aiuto per i loro acquisti. Hanno una propensione marginale al consumo molto più bassa rispetto al primo quintile della popolazione e, quindi, l’aumento del loro reddito disponibile andrebbe in gran parte in risparmio e non a rilanciare i consumi a vantaggio del Paese. Andrebbe semmai abbassata la prima aliquota Irpef al 23% se si vuole avere un effetto significativo sul Pil” prosegue Dona.
“Ma il punto è che se il ceto medio, quello vero, è diventato povero è perché in questi ultimi 30 anni si sono ridotte le imposte a carico anche dei benestanti, si pensi a Imu, flat tax, aliquote Irpef, e aumentate quelle che, in barba all’articolo 53 della Costituzione, non tengono conto della capacità contributiva e della progressività e colpiscono tutti in egual misura, ricchi e poveri, come le aliquote Iva (dal 20 al 22%) e le accise e gli oneri di sistema sulle bollette di luce e gas, facendo esplodere le spese obbligate come acquistare cibo o riscaldare e illuminare casa. Se davvero il Governo vuole aiutare l’economia, insomma, non tocchi l’Irpef e riduca le bollette di famiglie e imprese!” conclude Dona.

