Spreco alimentare: l’Italia migliora ma la strada è lunga

Simona Volpe
3 Febbraio 2026
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Buttare via cibo è diventato un gesto così automatico che spesso nemmeno ce ne accorgiamo. Quella mela dimenticata in frigo, il pane raffermo, l’insalata appassita. Eppure, se sommiamo questi piccoli sprechi quotidiani, i numeri diventano impressionanti: 554 grammi a settimana per ogni italiano, che tradotti in euro significano 7 miliardi sprecati ogni anno solo nelle nostre case.

La buona notizia c’è: rispetto allo scorso anno abbiamo ridotto lo spreco del 10%, con un calo di quasi 64 grammi settimanali a persona. È quanto emerge dal Rapporto “Il caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso in occasione della 13ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare che si celebra il 5 febbraio.

Un miglioramento che non basta

Settantanove grammi al giorno. Sembra poco, vero? Ma moltiplicato per 60 milioni di italiani diventa una montagna di cibo che finisce nella spazzatura invece che nei nostri piatti. E se allarghiamo lo sguardo all’intera filiera alimentare (dai campi alla distribuzione, dall’industria alle nostre cucine) arriviamo a oltre 13 miliardi e mezzo di euro sprecati e più di 5 milioni di tonnellate di cibo buttato.

Il problema è che, nonostante i progressi, siamo ancora lontani dall’obiettivo che l’ONU ci ha fissato per il 2030: dimezzare lo spreco alimentare. Mancano solo quattro anni e il percorso da fare è ancora lungo.

Italia divisa tra generazioni e territori

Una delle scoperte più interessanti del rapporto riguarda le differenze generazionali. I baby boomer (nati tra il 1946 e il 1964) sono i campioni della lotta allo spreco con “soli” 352 grammi buttati a settimana. La Generazione Z invece fa fatica, con 799 grammi settimanali, più del doppio.

Ma la divisione è anche territoriale, tra Nord e Sud del Paese:il Nord spreca meno (516 grammi settimanali, -7%), seguito dal Centro (570 grammi, +3%), mentre il Sud registra i dati peggiori (591 grammi, +7%).

Anche la composizione familiare fa la differenza: le famiglie con figli sprecano il 10% in meno, probabilmente perché la presenza di bambini richiede una maggiore organizzazione nella spesa e nella gestione del cibo.

Quanto ai cibi più sprecati, la classifica non sorprende: frutta fresca al primo posto (22,2 grammi a settimana), seguita da verdura fresca (20,6 grammi), pane (19,6 grammi), insalata (18,8 grammi) e tuberi (17,2 grammi). Tutti alimenti deperibili che richiedono pianificazione e attenzione nella conservazione.

Scrap The Food Waste: il progetto europeo per cambiare le abitudini

Ma come si combatte concretamente lo spreco alimentare nelle nostre case, dove si concentra il 61% del problema? Serve un approccio che coinvolga direttamente i cittadini-consumatori, ed è proprio questo l’obiettivo di Scrap The Food Waste, il progetto europeo realizzato dall’Unione Nazionale Consumatori in partenariato con Will Media, AWorld e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Negli ultimi due anni abbiamo realizzato diverse attività di informazione e consapevolizzazione sui temi legati allo spreco; nei prossimi giorni a Milano il progetto si chiuderà con l’evento Il cibo che non vediamo – Numeri, storie e scelte dietro allo spreco alimentare

L’appuntamento è per il 14 febbraio alle 9:30 al Refettorio Ambrosiano di Milano (Piazza Greco, 11). 

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Sarà un’occasione per riflettere insieme su come trasformare le statistiche in azioni quotidiane e mettere l’intelligenza intergenerazionale e la tecnologia a servizio della causa. Perché ogni grammo di cibo salvato dalla spazzatura è un piccolo contributo alla sostenibilità del nostro pianeta.

Il progetto Scrap the Food Waste è finanziato dall’European and Digital Executive Agency (HaDEA) nell’ambito del programma di finanziamento per la prevenzione dello spreco alimentare SMP Food. 

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