Non basta voler fare la cosa giusta per sprecare meno cibo. A incidere sui comportamenti quotidiani in cucina sono fattori molto diversi: il genere, il luogo in cui si vive, la dieta che si segue, e persino il modo in cui si usano i social media. È quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo su un campione di 390 cittadini italiani, presentata il 13 febbraio a Milano al Refettorio Ambrosiano, in occasione dell’evento finale di “Scrap the Food Waste”, il progetto europeo di sensibilizzazione contro lo spreco alimentare a cui abbiamo collaborato insieme all’Università di Pollenzo, AWorld e con coordinamento di Will Media.
Chi spreca meno
Lo studio ha costruito un Indice di Prevenzione dello Spreco Alimentare (FWPI) per individuare i profili più virtuosi tra i consumatori italiani. Il quadro che emerge è preciso: le donne gestiscono il cibo in modo più efficiente degli uomini, chi abita in aree rurali spreca meno di chi vive in città, e chi segue un’alimentazione flexitariana o vegetariana dimostra maggiore attenzione nella gestione degli alimenti.
Un dato particolarmente rilevante riguarda la sensibilità verso la sostenibilità: le persone che mostrano interesse per l’economia circolare, le filiere corte e le motivazioni etiche e ambientali tendono ad adottare con più frequenza comportamenti anti-spreco nel quotidiano.
Il digitale come alleato (se usato bene)
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda il ruolo dei dispositivi digitali. Chi utilizza in modo consapevole social media e applicazioni dedicate all’alimentazione mostra livelli più bassi di spreco alimentare. Non è quindi la quantità di tempo trascorso online a fare la differenza, ma la qualità dell’uso.
In questo scenario, la Generazione Z si distingue positivamente nella ricerca delle informazioni: i giovani tra i 18 e i 26 anni sono i più interessati alle tematiche legate al cibo; l’interesse tende a calare con l’avanzare dell’età.
“Il progetto ha dimostrato come strumenti digitali e informazioni corrette possano rendere le persone più consapevoli e aiutarle a gestire meglio il cibo ogni giorno”, ha commentato Luisa Torri, prorettrice dell’Università di Pollenzo. “Investire in educazione alimentare e competenze digitali è fondamentale per sostenere le famiglie nella riduzione dello spreco domestico.”
612 persone, 2.600 ore di formazione
La ricerca si inserisce in un progetto più ampio, finanziato dall’European and Digital Executive Agency (HaDEA) nell’ambito del programma SMP Food. Oltre allo studio scientifico, “Scrap the Food Waste” ha dato vita a una community digitale su AWorld che tra marzo e dicembre 2024 ha coinvolto 612 persone in un percorso educativo strutturato: 2.607 ore di formazione completate, 68.811 contenuti letti, quasi 300.000 quiz portati a termine.
I temi più cercati dagli utenti raccontano bisogni molto concreti: come leggere correttamente le date di scadenza, come conservare il cibo in modo ottimale, come riutilizzare gli avanzi in modo creativo. Tutti argomenti su cui anche noi di Unc facciamo informazione sui nostri canali nella convinzione che, quando le informazioni sono utili e accessibili, le persone sono disposte a cercarle e ad agire di conseguenza.
Il progetto Scrap the Food Waste è finanziato dall’European and Digital Executive Agency (HaDEA) nell’ambito del programma di finanziamento per la prevenzione dello spreco alimentare SMP Food.




