Il packaging intelligente parte da un’idea semplice: l’imballaggio non deve solo contenere il cibo, ma aiutarlo attivamente a durare di più e a comunicarci il suo stato. Un alleato contro lo spreco.
Un imballaggio alimentare ha quattro compiti: contenere, proteggere, rendere pratico il trasporto e comunicare informazioni. La ricerca più recente sta sviluppando soluzioni come quelle del progetto europeo Foodguard, di cui UNC è partner: il packaging attivo e il packaging intelligente.
Packaging diversi per funzioni diverse
Il packaging attivo non si limita a proteggere passivamente il cibo, ma interagisce con esso per rallentarne il deterioramento. Un esempio concreto: film alimentari a base di alginato (un composto naturale estratto dalle alghe), arricchiti con olio essenziale di origano. Applicati alle confezioni di feta, hanno contrastato i batteri responsabili del deterioramento, aiutando il prodotto a mantenersi più a lungo, senza conservanti chimici aggiunti all’alimento.
Il packaging intelligente, invece, non modifica la conservazione del prodotto ma ci informa sul suo stato in tempo reale. È il caso degli indicatori di freschezza, piccole etichette che cambiano colore in base a cosa succede dentro la confezione. Permettono di capire a colpo d’occhio se un alimento è ancora fresco, da consumare a breve o da scartare, superando il limite di una data di scadenza fissata e uguale per tutte le confezioni, che non tiene conto di come il prodotto è stato trattato lungo tutta la filiera.
Ridurre la plastica non significa sempre meno sprechi
La ricerca ha fatto un passo in più, quindi, rispetto all’idea comune che packaging sostenibile significhi solo meno materiale.
Un imballaggio troppo semplificato, se non protegge adeguatamente l’alimento, può accelerarne il deterioramento e un cibo sprecato ha un impatto ambientale importante. La sostenibilità nasce quindi da un equilibrio: il packaging va progettato a partire dalle esigenze di conservazione di quel prodotto, non solo dalla riduzione del materiale.
L’attenzione all’ambienta si integrare attraverso le cosiddette “5 R”: rimuovere gli elementi superflui, ridurre il materiale dove possibile, riusare attraverso sistemi di reso, riciclare scegliendo materiali compatibili con le filiere di riciclo esistenti, privilegiare materiali rinnovabili.
Cosa cambierà per i consumatori: UNC e Foodguard
Nei prossimi anni è probabile che sugli scaffali si vedano sempre più imballaggi con funzioni attive, come pellicole o rivestimenti a base di sostanze naturali capaci di rallentare il deterioramento ed etichette intelligenti che sostituiscono, o affiancano, la classica data di scadenza con un’indicazione più precisa dello stato reale del prodotto.
Sono tecnologie ancora in fase di sperimentazione, ma che progetti di ricerca europei come FOODGUARD stanno sviluppando proprio con l’obiettivo di ridurre lo spreco alimentare senza compromettere la sicurezza, mettendo al centro la capacità dell’imballaggio di proteggere il cibo e informare chi lo acquista.
Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del PROGETTO FOODGUARD – 101136542.

Il progetto FOODGUARD ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione Europea nell’ambito dell’accordo di sovvenzione n. 101136542. Tuttavia, i punti di vista e le opinioni espressi sono esclusivamente quelli dell’autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea o dell’Agenzia Esecutiva Europea per la Ricerca (REA). Né l’Unione Europea né l’autorità che eroga il finanziamento possono esserne ritenuti responsabili.




