Reclamo N° 376657
Reclamo N° 376657
Mario
08 Settembre 2026
Alla cortese attenzione di Consumatori.it,
con la presente intendo sottoporre alla Vostra attenzione una vicenda riguardante la gestione da parte di Amazon EU S.à r.l. – Succursale Italiana della garanzia legale di conformità relativa a un prodotto acquistato tramite Amazon.it, nonché una questione più generale concernente le modalità con cui Amazon disciplina e comunica ai consumatori i tempi delle riparazioni in garanzia. In data 16 maggio 2026 ho acquistato tramite Amazon.it un ASUS Chromebook Plus CM3401FFA#B0D9BKLCFN al prezzo di € 429,00, prodotto venduto da Amazon EU S.à r.l., Succursale Italiana. A seguito della comparsa di un difetto di conformità, in data 30 luglio 2026 ho contattato Amazon per attivare la garanzia e, contestualmente, ho provveduto all'invio del prodotto per la relativa riparazione. Da quel momento il prodotto è stato quindi messo a disposizione della procedura di assistenza Amazon. Nel corso delle comunicazioni con il servizio clienti mi è stato comunicato che la riparazione avrebbe richiesto 30 giorni lavorativi, termine indicato come scadente il 10 settembre 2026. Il problema che intendo sottoporre alla Vostra attenzione è duplice. Da un lato, Amazon, nella propria pagina informativa relativa alle riparazioni in garanzia, alla domanda “Quanto tempo richiederà la riparazione?”, dichiara: “Di solito le riparazioni richiedono fino a 30 giorni lavorativi, ma potrebbero richiedere un po' più di tempo.” Ritengo particolarmente problematica quest'ultima formulazione. Amazon individua infatti una durata ordinaria fino a 30 giorni lavorativi, ma contemporaneamente si riserva, attraverso la generica espressione “potrebbero richiedere un po' più di tempo”, la possibilità di protrarre ulteriormente la riparazione senza indicare un termine massimo, una durata determinata o criteri oggettivi che consentano al consumatore di sapere quando il prodotto sarà effettivamente restituito. In concreto, una previsione di questo tipo rischia di trasformare un termine già particolarmente lungo in una tempistica potenzialmente indefinita. Il consumatore, una volta consegnato il proprio prodotto, non dispone infatti di alcuna garanzia concreta circa la data di restituzione: dopo i 30 giorni lavorativi Amazon può limitarsi a richiamare la possibilità che la riparazione richieda “un po' più di tempo”, senza che tale espressione consenta di individuare un limite temporale verificabile. Dall'altro lato, la questione assume particolare rilevanza perché la disciplina della garanzia legale di conformità non individua semplicemente un periodo standard valido in ogni circostanza. L'art. 135-ter del Codice del Consumo prevede che la riparazione o la sostituzione debbano essere effettuate entro un congruo periodo di tempo dal momento in cui il venditore è stato informato del difetto di conformità e senza notevoli inconvenienti per il consumatore. Nel mio caso il difetto è stato comunicato il 30 luglio 2026, con contestuale invio del prodotto, e pertanto il periodo trascorso deve essere valutato a partire da quella data. Ritengo quindi che non sia sufficiente richiamare una tempistica interna o standardizzata di Amazon per considerare automaticamente rispettato il requisito del congruo periodo previsto dalla legge. Quello che ritengo particolarmente problematico è che Amazon non sembra fornire al consumatore un termine massimo realmente determinato, ma utilizza una formulazione estremamente elastica che consente potenzialmente di protrarre la riparazione oltre i 30 giorni senza stabilire quando tale ulteriore protrazione debba necessariamente cessare. Ritengo inoltre meritevole di approfondimento la questione sotto il profilo del rapporto tra professionista e consumatore, considerando che il consumatore aderisce a condizioni generali predisposte unilateralmente da Amazon e non ha alcuna possibilità concreta di negoziare individualmente le modalità di gestione della garanzia. A mio avviso, l'assenza di un limite massimo concreto e la possibilità di estendere genericamente la durata della riparazione possono determinare uno squilibrio significativo a danno del consumatore, che si trova nella posizione di contraente debole rispetto al professionista, soprattutto quando quest'ultimo dispone materialmente del bene e il consumatore non ha strumenti concreti per ottenere informazioni certe sullo stato della pratica. Ritengo quindi particolarmente meritevole di valutazione la compatibilità di tali formulazioni con la disciplina relativa alle clausole vessatorie e, più in generale, con la tutela riconosciuta ai consumatori nei rapporti con i professionisti. Nel caso specifico, la questione è ulteriormente aggravata dalla gestione concreta della mia pratica. Nonostante il prodotto sia stato inviato il 30 luglio 2026, ad oggi non ho ricevuto un aggiornamento concreto sullo stato della riparazione, né una diagnosi, né informazioni dettagliate sull'intervento effettuato o da effettuare, né una data certa di restituzione. Ho inoltre contattato più volte l'assistenza telefonica Amazon per ottenere informazioni, senza riuscire ad avere una risposta concreta sullo stato della pratica e venendo sostanzialmente rimbalzato tra diversi interlocutori o procedure. La situazione è quindi quella di un consumatore che ha consegnato il proprio bene al venditore per una riparazione in garanzia e che, dopo un periodo significativo, non dispone neppure di informazioni certe circa lo stato della riparazione e la data di restituzione del prodotto. Con la presente chiedo pertanto a Consumatori.it di valutare la vicenda e, in particolare, se le modalità con cui Amazon disciplina e comunica i tempi delle riparazioni siano compatibili con gli obblighi derivanti dalla garanzia legale di conformità; se la previsione secondo cui le riparazioni possono richiedere “un po' più di tempo”, senza stabilire un limite massimo concreto, possa determinare un significativo squilibrio contrattuale a danno del consumatore; se tali formulazioni possano assumere rilevanza sotto il profilo delle clausole vessatorie e/o delle pratiche commerciali scorrette; e se sia opportuno segnalare la questione alle competenti autorità, in particolare all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, affinché venga verificata l'eventuale presenza di una prassi generalizzata nei confronti dei consumatori. A mio avviso, il problema non riguarda soltanto il singolo caso personale. La questione potenzialmente rilevante è infatti la presenza, nelle informazioni e nelle condizioni predisposte da un operatore di dimensioni come Amazon, di una disciplina che consente di indicare una durata ordinaria di 30 giorni lavorativi e contemporaneamente di lasciare aperta la possibilità di una durata ulteriore non quantificata, senza fornire al consumatore un termine massimo effettivo. Ritengo che una simile formulazione possa essere particolarmente svantaggiosa per il consumatore, che si trova nella posizione di contraente debole e che, una volta affidato il bene al professionista, non dispone di strumenti concreti per conoscere o contestare la durata effettiva della procedura. Non intendo affermare che la sola indicazione di 30 giorni lavorativi costituisca automaticamente una violazione della normativa, ma ritengo che la combinazione tra tale termine, la possibilità di un ulteriore periodo non quantificato e l'assenza di informazioni certe sullo stato della riparazione possa determinare un significativo squilibrio a danno del consumatore e meriti pertanto un approfondimento specifico. Allego alla presente la documentazione relativa all'acquisto e sono disponibile a mettere a disposizione anche le comunicazioni intercorse con Amazon, comprese quelle relative alla richiesta di riparazione del 30 luglio 2026, al termine dei 30 giorni lavorativi e ai successivi contatti con il servizio clienti. Ringrazio anticipatamente per l'attenzione e resto in attesa di un Vostro parere e delle eventuali indicazioni sulle ulteriori iniziative che riterrete opportuno intraprendere.
Cordiali saluti,
Mario





