Il caffè, dopo l’acqua, è la bevanda più consumata al mondo.
Il suo successo è dovuto alla presenza di caffeina, sostanza naturale che stimola il sistema nervoso centrale. A dosi moderate migliora lo stato di lucidità mentale e aiuta a contrastare la sonnolenza. È stato calcolato che una dose di circa 3 mg per kg di peso corporeo al giorno, corrispondenti a circa 200 mg per persona, sono ben tollerati e hanno effetti benefici per la salute.
Come nasce il caffè che beviamo
Il caffè è una leguminosa e i suoi frutti sono trattati ad alta temperatura per essere tostati. Il trattamento termico porta alla formazione di molte sostanze aromatiche, che conferiscono al prodotto che si ottiene le ottime caratteristiche organolettiche che conosciamo.
La bevanda si ottiene mediante l’estrazione con acqua bollente, o in corrente di vapore, della caffeina e delle sostanze aromatiche. In base al metodo di estrazione possiamo avere degli infusi dove si può avere una maggiore quantità di caffeina o degli espressi, dove prevalgono le caratteristiche aromatiche.
Del caffè si utilizzano soltanto le sostanze aromatiche e la caffeina, mentre i nutrienti contenuti nel chicco sono del tutto inutilizzati, anche se sono in quantità importanti. Infatti 100 grammi di caffè contengono circa 350 kcalorie, derivanti dalle proteine (13-15%), dai grassi (14-17 %) e dai carboidrati (55-60 %).
Che fine fanno gli scarti del caffè?
Ogni anno nel mondo si producono oltre 10 milioni di tonnellate di caffè. Al momento i residui di caffè non vengono recuperati come alimenti, ma trovano impiego, solo parzialmente, in agricoltura come ammendante. Insomma, si tratta di un inevitabile spreco.
La raccolta, il trasporto, la torrefazione ed il confezionamento del caffè comportano importanti costi energetici e ulteriori costi i si hanno nella preparazione finale della bevanda.
In pratica, quindi, il benessere che otteniamo dal consumo del caffè ha un bel costo e comporta lo spreco di importanti quantità di nutrienti.
Dalla caffettiera a cialde e capsule
Da qualche tempo le tradizionali caffettiere domestiche, napoletana e moka, sono state in gran parte sostituite da piccoli elettrodomestici in cui inseriamo delle cialde o delle capsule ripiene di caffè in polvere, che ci forniscono degli ottimi espressi. Il successo di questi prodotti è indiscutibile. In Italia ogni anno in Italia se ne consumano circa 2,8 miliardi.
Quanti rifiuti producono le capsule?
L’involucro di ogni capsula, di plastica oppure di plastica e alluminio, pesa circa tre grammi. In totale, quindi, i soli involucri pesano circa 8.400 tonnellate.
Alcune aziende produttrici di caffè in capsule hanno organizzato un sistema di raccolta che consente di recuperare il caffè esausto separandolo dagli involucri. In questo modo è possibile un recupero dei fondi ed un riciclo della plastica e dell’alluminio. Sono disponibili dei dati parziali da cui risulta che le capsule riciclate correttamente sono soltanto circa il 10% di quelle gettate nella spazzatura indifferenziata.
A tutto questo si devono aggiungere gli imballaggi delle singole capsule, che in qualche caso sono di plastica e utilizzati per salvaguardare la frazione aromatica del caffè. Anche questi ovviamente finiscono nella spazzatura.
Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi
L’argomento è serio ed è stato affrontato dalla UE con il Regolamento 2025/40 sullo smaltimento degli imballaggi, che entrerà in vigore nel 2030. Lo scopo della nuova normativa europea è evitare, o quanto meno ridurre, gli imballaggi degli alimenti monouso (zucchero, olio, sale, pepe, ecc.) nella ristorazione collettiva e, sostanzialmente, si prevede l’abolizione dell’uso della plastica in queste confezioni.
Nello stesso Regolamento sono incluse le unità monodose del caffè (capsule e cialde), che dovranno sottostare alle regole sulla raccolta, progettazione, riciclo e gestione dei rifiuti. I cittadini dovranno imparare a gestirli con una raccolta differenziata e le modalità di smaltimento dovranno essere indicate dalle competenti Autorità locali. Anche eventuali sanzioni per chi infrange le norme dovranno essere stabilite dai governi dei singoli Paesi dell’UE.
Insomma, il problema dello smaltimento di cialde e capsule esiste e per risolverlo è necessario che le aziende alimentari sviluppino dei prodotti meno impattanti e che i cittadini facciano la loro parte, rispettando le norme per lo smaltimento esistenti e quelle che verranno emanate.