Focolaio di epatite A, come difendersi?

Agostino Macrì
31 Marzo 2026
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L’epatite A è una infezione alimentare relativamente benigna, ma un recente focolaio ha destato allarmismo, sia per la facilità di trasmissione che perché viene confusa con le epatiti B e C.

Facciamo chiarezza.

Differenza tra epatite A, B e C

Le tre malattie sono causate da virus differenti.

Quello che provoca l’epatite A (HAV) è un Picorna virus a RNA e si trasmette per via orofecale, provocando una malattia di relativamente breve durata.

L’epatite B (HBV) è causata da un Hepadnavirus a DNA. Si trasmette da sangue infetto, rapporti sessuali e fluidi biologici. Può cronicizzarsi, provocando cirrosi epatica e degenerare in forme tumorali.

L’epatite C (HCV) è causata da un Flavivirus con RNA e si trasmette per via ematica, in particolare con le trasfusioni. Tende a provocare delle forme croniche cirrotiche, con la possibilità della trasformazione in tumori epatici.

Per l’HAV e per l’HBV esistono dei vaccini, mentre per l’HCV sono disponibili soltanto delle terapie.

Epatite A

Si tratta di una malattia che si può contrarre consumando alimenti non cotti contaminati dal virus. I principali sono i molluschi. Questi animali, infatti, si alimentano filtrando l’acqua dall’ambiente in cui vivono e trattenendo le sostanze presenti (microalghe, virus, batteri, sostanze organiche di piccole dimensioni), per trasformarle in alimento. I virus, come HAV, una volta assorbiti si riproducono facilmente all’interno dei tessuti dei molluschi, rendendoli potenzialmente pericolosi se consumati crudi.

Gran parte dei molluschi che troviamo in commercio (vongole, cozze, ostriche) provengono da allevamenti  marini, in cui le acque sono controllate. Inoltre, prima di essere messi in vendita sono posti in vasche di depurazione che consentono di eliminare molti eventuali contaminanti. Le stesse garanzie non sono fornite dai molluschi prelevati direttamente da zone marine non controllate. In questi casi i rischi di trovarli contaminati sono maggiori.

Per tali motivi, e per minimizzare i rischi, si consiglia di acquistare i molluschi in pescherie autorizzate, dove si trovano in sacchetti con etichette che indicano la loro origine e le date di scadenza. Bisogna fare attenzione che siano vivi e che non emanino cattivi odori.

L’HAV è piuttosto resistente: nell’acqua sopravvive anche per mesi, sulle mani, sulle superfici e negli alimenti crudi o poco cotti, per diversi giorni. Resiste molto bene al freddo e alla congelazione. L’abbattimento a -18 °C\-24 °C, che viene fatto per eliminare le larve di Anisakis, non serve a niente per l’HAV, anzi gli consente una migliore sopravvivenza.

L’inattivazione del virus si ottiene cuocendo il cibo ad almeno 85 °C per un minuto. Le superfici eventualmente contaminate si possono facilmente disinfettare con candeggina.

Come ci si ammala?

La via primaria di infezione è rappresentata da alimenti, ma anche, seppur raramente, dall’acqua contaminata. Dopo l’ingresso nell’organismo, il virus si diffonde e raggiunge anche il fegato, dove, dopo un periodo di incubazione che può durare anche delle settimane, provoca l’epatite.

Anche se non provoca una malattia, il virus invade l’intestino. Questa situazione può perdurare per settimane e i portatori sani (persone infette che non hanno sintomi della malattia) eliminano il virus con le loro feci. Ovviamente, in condizioni igieniche precarie il rischio di contaminazioni è molto alto.

Come si manifesta l’epatite A?

Il periodo di incubazione può essere di diverse settimane e a volte, soprattutto nei bambini, può decorrere in modo inapparente. 

I sintomi clinici sono stanchezza, nausea, febbre, dolori addominali, urine scure e ittero (pelle e occhi giallastri). La malattia è fastidiosa e può durare settimane o addirittura mesi prima di arrivare alla guarigione completa. Al termine della malattia si acquisisce una immunità permanente.  Sia durante l’incubazione della malattia che qualche tempo dopo la guarigione clinica, le persone sono infette e possono rilasciare, soprattutto con le feci, il virus.

Come prevenire l’epatite A?

La prima cosa da fare è di acquistare frutti di mare vivi e provenienti da fonti sicure e controllate. La vendita nelle pescherie, in sacchetti regolarmente etichettati, dà maggiori garanzie. La conservazione e la lavorazione in cucina prima della cottura, dovrebbero avvenire separando i frutti di mare da altri alimenti.

Il consumo dei prodotti ittici crudi, compresi i molluschi, dovrebbe essere riservato soltanto a quelli per cui esiste una ragionevole certezza della loro salubrità. Si ribadisce il concetto che l’abbattimento a temperature inferiori ai -18°C non ha nessun effetto inattivante sui virus, anzi lo conserva meglio. È inoltre necessario che la preparazione avvenga rispettando rigorosamente le norme igieniche.

Esiste un vaccino efficace, che può essere utilizzato se ci si trova in zone dove la malattia è molto diffusa.

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