Più trasparenza sul miele per tutelare il made in Italy 

Redazione UNC
16 Marzo 2026
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Si chiama Direttiva colazione, perché tocca quattro prodotti protagonisti della prima colazione: miele, succhi di frutta, confetture e latte.  

L’obiettivo è la trasparenza. In etichetta ci saranno informazioni precise su origine e composizione dei prodotti, che tuteleranno, allo stesso tempo, i prodotti Made in Italy dalle contraffazioni.  

I cambiamenti più importanti e le novità più attese riguardano il miele

Le nuove norme 

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legislativo n. 207 del 30 dicembre 2025, l’Italia ha recepito la Direttiva UE 2024/1438. Il decreto è già in vigore, ma la data da ricordare è il 14 giugno 2026, quando le nuove regole arriveranno sugli scaffali dei supermercati. 

Le norme dell’Ue riguardano composizione, denominazione, etichettatura e imballaggio del miele. Saranno lo strumento per contrastare contraffazioni e concorrenza sleale di alcuni Paesi extra-Ue, tutelando i mieli italiani ed europei dall’importazione di prodotti di bassa qualità, soprattutto le miscele.  

Miele, cosa cambia? 

Se prima sui barattoli di miele la dicitura era genericamente “miscela di mieli Ue e non Ue”, ora l’etichetta dovrà dire chiaramente l’origine dei mieli nelle miscele. Su ogni confezione di miele dovrà essere ben visibile accanto al nome del prodotto il paese di origine dove il miele è stato raccolto.   

Nel caso di miscele di miele proveniente da Paesi diversi, sull’etichetta dovrà essere indicato ciascun paese in cui il miele è stato raccolto, in ordine decrescente in base al peso, con la rispettiva percentuale nella miscela.  

Il decreto italiano inserisce una flessibilità che sta facendo discutere il settore (possibilità prevista dalle direttive europee): quando in una miscela i Paesi di origine sono più di quattro e le quattro quote principali superano il 60%, è possibile indicare la percentuale solo delle quattro componenti maggiori. Gli altri Paesi vanno comunque elencati in ordine decrescente, ma senza percentuale. 

I danni della contraffazione del miele 

L’Italia ha una produzione di miele insufficiente a coprire i fabbisogni dell’industria alimentare e ne importa quantità rilevanti.  

Secondo l’Ufficio europeo per la lotta antifrode e il Centro comune di ricerca dell’Unione, il 46% del miele importato nell’Ue non è conforme alle normative europee. Il miele adulterato è addirittura il 74% nel caso delle importazioni dalla Cina e il 93% dalla Turchia. Il dato più sorprendente riguarda il Regno Unito, da cui importiamo miele con un tasso di possibile adulterazione del 100%. Questo succede probabilmente perché il miele viene prodotto in altri Paesi e poi miscelato nel Regno Unito, prima di entrare in Europa.  

Quando sugli scaffali finisce miele a prezzi stracciati e origine poco chiara, il danno non è solo per i consumatori, che pagano per prodotti di bassa qualità e basso valore nutrizionale, ma anche per gli apicoltori, che devono sostenere costi di produzione molto più alti di chi produce in Paesi con norme più permissive e basso costo del lavoro. 

I mieli di importazione, pur essendo sicuri, sono spesso qualitativamente inferiori

La contraffazione con il miele da zucchero   

L’utilizzo dello zucchero in sostituzione del nettare è una delle principali contraffazioni del miele. Viene praticata in quei Paesi (soprattutto extracomunitari) in cui non esiste una specifica legislazione e i controlli sono carenti.   

In Italia la legislazione è molto severa e consente l’alimentazione delle api con lo zucchero soltanto in casi di necessità.  Inoltre, il sistema che fa capo all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF) consente una costante vigilanza della nostra apicultura, che garantisce sia la qualità che il valore nutrizionale dei mieli nazionali.   

Le stesse garanzie non vengono fornite per i mieli di produzione extracomunitaria, come la Cina e l’India. 

Cosa troveremo sugli scaffali da giugno  

Se dopo il 14 giugno continueremo a vedere al supermercato etichette che non rispettano le nuove norme, non è detto che siano irregolari. I prodotti già in commercio o etichettati prima del 14 giugno possono essere venduti fino a esaurimento scorte. 

Succhi di frutta, latte e confetture, le novità  

Anche succhi di frutta e confetture cambiano dal 14 giugno 2026. Per i succhi, la denominazioni “a tasso ridotto di zuccheri” si potrà utilizzare solo quando gli zuccheri naturalmente presenti sono stati ridotti almeno del 30%. 

Inoltre, quando un succo è ottenuto, anche solo in parte, da concentrato, la dicitura “da concentrato” o “parzialmente da concentrato” deve comparire subito accanto al nome del prodotto, ben visibile.  

La confettura diventa più ricca di frutta, perché sale il quantitativo minimo: almeno 450 g per kg e 500 g per kg per la confettura extra. 

Per il latte le novità della Direttiva colazione riguardano solo alcuni prodotti come il latte condensato e quello in polvere, non il latte fresco. Dal 14 giugno 2026 sarà più chiaro che questi prodotti possono essere trattati per ridurre o eliminare il lattosio, ma se il trattamento modifica la composizione, l’informazione deve essere visibile in etichetta. 

Articolo realizzato nell’ambito del progetto “CARE – Conosci, Scegli, Proteggi” finanziato dal MIMIT. D.D. 12 maggio 2025

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