Vuoi tu un matrimonio senza fregature? Sì, lo voglio!


Come organizzare il giorno del proprio matrimonio evitando problemi, disservizi organizzativi e spese impreviste? Non mancano purtroppo agli sportelli della nostra Unione Nazionale Consumatori segnalazioni da parte di chi denuncia problemi con il catering o con la location, disguidi di varia natura e quello che nessuno si augurerebbe: l’annullamento del matrimonio. In questo caso agli aspetti emotivi, si aggiungono una serie di complicazioni burocratiche. Cosa fare quindi per evitare questo tipo di problemi e come risolverli nel caso si verificassero? 

Il primo consiglio che possiamo dare è quello di confrontare con un certo anticipo le offerte di diversi fornitori prima di procedere con le prenotazioni, così da avere le idee chiare sulla migliore soluzione che fa per noi, in relazione al nostro budget e ai nostri standard qualitativi. Ma vediamo nel dettaglio.

Il contratto con la location

Dopo la scelta della chiesa (in alcuni casi anche prima!) opzionare la location è uno dei passaggi fondamentali nell’organizzazione di un matrimonio. Ci sono due possibilità (anche se ormai le opzioni sono davvero illimitate): un unico rapporto con un fornitore che si occupi di tutto (quindi affitto del locale e servizi accessori dal cibo all’allestimento, ma in alcuni casi anche musica e fiori) oppure contratti divisi tra chi affitta la struttura e i singoli servizi. In entrambi casi un buon punto di partenza è un preventivo iniziale il più dettagliato possibile per non ritrovarsi con amare sorprese.

Nel caso ad esempio del contratto per la sola location in cui si terrà il banchetto, l’accordo dovrà contenere (oltre i dati delle parti): la descrizione dettagliata del luogo del ricevimento e l’utilizzo previsto, la durata dell’affitto, la responsabilità in caso di danni gli importi di caparra/cauzione/saldo, ecc, eventuali spese accessorie. 

Se invece la location si occupa anche del banqueting (quindi catering e allestimento) è necessario chiarire tutti i servizi previsti nel contratto: dall’allestimento dei tavoli ai fiori, il numero di camerieri a disposizione e l’accoglienza degli ospiti, fino naturalmente alle pietanze da portare a tavola, le bevande e la torta nuziale. 

Alcuni servizi come il babysitting oppure la musica (e la consequenziale SIAE da pagare) sono da considerarsi extra. 

Cosa e quanto si mangia?

E’ proprio sul cibo che molte famiglie dopo i ricevimenti rischiano di litigare! Il preventivo scritto, dove chiedere al ristoratore di indicare tutti i dettagli, ci tornerà utile: i banchetti di matrimonio infatti  non sono “alla carta”, ma gli sposi concordano con lo chef le portate, il servizio e quindi il prezzo. Non solo: poiché il pranzo non è “alla carta”, cade anche la regola che impone ai ristoranti di specificare nel menù se usano materie prime o ingredienti congelati. Anche nel caso ci si affidi al classico catering, è dunque quanto mai opportuno chiarire questi aspetti per iscritto altrimenti ogni lamentela successiva non avrà fondamento giuridico. Nel preventivo andrebbero indicati anche eventuali menù speciali per chi ha particolari allergie alimentari oppure non mangia alcuni alimenti (ad esempio vegetariani o vegani), così come è meglio prevedere dei piatti riservati ai bambini (con un costo minore rispetto al menù tradizionale). 

Per quanto riguarda le porzioni è bene sapere che se non si concordano preventivamente e per iscritto delle porzioni minime non ci si potrà rivalere su nulla se il giorno delle nozze i piatti si riveleranno un po’ miseri. I ristoranti infatti sono esercizi di somministrazione (e non negozi che devono vendere “a peso”) quindi non sono obbligati a servire delle “giuste” porzioni.

E se al pranzo gli invitati sono molti meno rispetto a quelli inizialmente previsti? Anche in questo caso potremo essere tutelati se nel preventivo scritto avremo previsto una proporzionale riduzione del prezzo in caso di defezioni del numero dei partecipanti, da comunicare al ristoratore con un certo anticipo.

Se il matrimonio non si fa

Veniamo alle dolenti note: cosa succede se il matrimonio salta? Il Codice del consumo non disciplina la prenotazione, quindi per la disdetta si fa riferimento alle regole generali del Codice Civile. Se il ristorante o il responsabile della location chiede una caparra secondo gli usi e consuetudini non dovrebbe essere superiore al 25% e per il consumatore è meglio che nella ricevuta sia definita “caparra penitenziale”: in questo caso, infatti, chi acquisisce la somma non può agire per ulteriori risarcimenti. Se invece la caparra è “confirmatoria” o se non viene versato alcun acconto, il ristorante può agire per il risarcimento del danno (oltre a incamerare la caparra), ma deve dimostrarlo, per esempio provando che ha già sopportato delle spese o che ha dovuto rifiutare un’altra prenotazione per la data concordata, il che non è facile.

In entrambi i casi, è bene ricordare che molti contratti non sono validi perché si prevede una penale per la disdetta solo a carico degli sposi, mentre per legge il contratto deve stabilire che andrà restituito il doppio della caparra se è il ristoratore a rinunciare al servizio: se questa specifica non è riportata, la disdetta sarà gratuita anche per gli sposi.

 

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Autore: Simona Volpe
Data: 4 aprile 2022

 

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Gianluca Trainito

Buongiorno, ho letto con attenzione questo articolo e da fotografo mi sento di dover aggiungere alcune considerazioni.
Purtroppo il nostro è un mestiere poco tutelato in quanto il fenomeno dell’abusivismo professionale (fotografi senza partita iva) o di professionisti poco ortodossi (che lavorano sottocosto e in nero) è molto accentuato. Questo si ripercuote negativamente sugli sposi malcapitati e getta in cattiva luce tutto un intero settore, che per la maggior parte è fatto di professionisti seri e competenti.
Non è difficile trovare offerte sbalorditive a costi ridicoli in cui è tutto incluso (Fotografo, Video, Album e molto altro). Chi decide di affidarsi ad un fotografo professionista, dovrebbe tenere in conto il fatto che preventivi troppo bassi nascondono insidie come quelle di cui è rimasta vittima la sig.ra Caterina. Il costo di un fotografo è portato da vari fattori (la pressione fiscale in primis e poi la notorietà dello stesso) e non può essere scelto solo sulla carta facendo un banale raffronto come quando si acquista un qualsiasi prodotto al supermercato. Già solo considere che in Italia la pressione fiscale è al 60 / 70% dovrebbe far capire ad una coppia che del costo proposto il fotografo effettivamente si intasca circa il 30/40% (senza considerare eventuali collaboratori chiamati in causa, che sono da pagare!). Inoltre una coppia dovrebbe tenere in conto che il lavoro del fotografo non si esaurisce solo nell’effetuare le riprese fotografiche (che a ben vedere è la parte minore del lavoro) ma si concretizza anche nella selezione e post produzione di tutto il materiale fotografico prodotto (un lavoro che per un matrimonio può costare anche 4/5 giornate di lavoro piene).
Un fotografo in regola e che rispetta determinati standard di qualità e professionalità, in ogni caso offrirà alla coppia delle garanzie messe per iscritto in un contratto. Tale contratto (spesso visto con sospetto dagli sposi stessi) vincola gli sposi… ma vincola anche il fotografo che, come per gli sposi che decidono di rinunciare, sarà costretto a rimborsare gli stessi in caso di disdetta non concordata o senza aver trovato una soluzione alternativa (ad esempio con altro fotografo) concordata con gli stessi sposi.
Un consiglio è quello di valutare fotografi aderenti ad associazioni nazionali e internazionali rispettabili come ANFM (associazione nazionale fotografi matrimonialisti), di cui faccio parte e che seleziona i propri iscriti sulla base di competenze tangibili dimostrabili e, soprattutto, impongono agli iscritti di offrire determinate garanzie agli sposi (oltre alla questione dei rimborsi, ad esempio è importante che venga fornita la garanzia di presenza del fotografo scelto in fase di definizione del contratto).


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