Kamut: più benefici del grano normale?

Kamut è il marchio registrato di una azienda americana che ha importato e poi coltivato i semi di un frumento denominato Khorasan in quanto originario delle omonima regione iraniana. Si tratta quindi di un grano “antico” che l’azienda Kamut coltiva negli Stati Uniti ed esporta in tutto il mondo, anche in Italia.

Il paradosso è che nel nostro Paese esistono dei grani simili al Khorasan che sono prodotti e disponibili (anche se in piccole quantità) in diverse aree del nostro meridione. Ovviamente non possono essere venduti come “kamut” essendo quello il nome dell’azienda che lo produce e che ormai ha creato un marchio così forte che gli stessi consumatori lo identificano erroneamente con una specie di frumento. 

Il kamut è biologico?

Una delle caratteristiche dei prodotti Kamut è che utilizza grano biologico (o almeno coì dovrebbe essere!): la Kamut, infatti, asserisce che il proprio grano non è mai stato sottoposto ad ibridazione e quindi mantiene intatte le caratteristiche nutrizionali originarie.  Eppure, secondo la trasmissione Report diverse partite  di grano del marchio Kamut sarebbero risultate contaminate da glifosato; ovviamente se ciò corrisponde a verità non possono essere “etichettate” come biologiche in quanto in questo tipo di produzione è assolutamente vietato l’uso dell’erbicida in questione. Alcuni pastifici italiani avrebbero giustamente modificato le etichette sostituendo biologico con “convenzionale” e altri hanno del tutto abbandonato la commercializzazione di prodotti Kamut.

Attenzione, non si tratta di un problema per la salute dei consumatori, in quanto i livelli di glifosato sono nei limiti previsti dalla legge, ma se così fosse verrebbe meno l’attribuzione di grano assolutamente biologico e quindi si potrebbe configurare una truffa a danno dei consumatori.

Cosa dice la scienza sul kamut

La Kamut sostiene che la mancanza di incroci renderebbe il suo frumento maggiormente “tollerabile”. La farina di questo grano ha un contenuto in proteine (quindi in glutine) dal 20 al 40 % più elevato di altre farine. Ha anche un maggior contenuto di lipidi con la presenza anche di acidi grassi saturi e polinsaturi e un buon contenuto di magnesio e zinco; viene anche messo in evidenza il buon contenuto di selenio. Per quanto riguarda i sali minerali, non si può escludere che un ruolo importante sia svolto dalle caratteristiche del terreno in cui viene coltivato il frumento quindi anche altri grani possono avere caratteristiche simili.

Viene anche affermato che il glutine è meno “strutturato” e di conseguenza è più facilmente tollerato. Questo però non significa che il “Kamut” possa essere mangiato dalle persone affette da celiachia, anzi ci sarebbe una maggiore esposizione al glutine con conseguenti più rilevanti pericoli. La maggiore quantità di glutine rende la farina più facilmente “lavorabile” per la produzione dei prodotti da forno.

Presso l’Università di Firenze sono stati condotti degli studi su un numero limitato di persone somministrando loro alimenti a base di grano Khorasan, prodotto dalla Kamut, in confronto ad altre persone che invece mangiavano alimenti fatti con la farina di grano tradizionale. Da questi studi risulterebbe che gli alimenti a base di farina di  Khorasan hanno un affetto favorevole nei casi di “intestino irritabile” e riducono l’incidenza di alcuni fattori di rischio cardiocircolatorio. Tuttavia molti esperti in alimentazione ritengono che i dati ottenuti non siano sufficienti a dimostrarne l’effettiva efficacia salutistica.

Vi è poi un tema economico visto che il costo dei prodotti “Kamut” è decisamente superiore a quello di altri prodotti “convenzionali” a fronte di benefici non sufficientemente dimostrati. Forse valorizzare i grani italiani simili al Khorasan potrebbe essere una decisione saggia sia per il portafoglio ma anche per la sostenibilità: visto che parlare di prodotto ” a kilometro zero” per un grano prodotto dall’altra parte dell’Oceano non è plausibile! 

Autore: Agostino Macrì
Data: 24 febbraio 2016
Aggiornamento: 21 giugno 2021

 

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