Le regole d’oro per tutelare i risparmi

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Valentina GrecoDal 2007, anno del noto fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, il sistema bancario ha iniziato a manifestare le sue fragilità: le conseguenze di quel caso si ripercuotono ancora oggi nei sistemi di tutto il mondo e naturalmente anche in Italia, basti pensare al recente fallimento delle quattro banche popolari (Banca Etruria, Carichieti, Banca Marche e Cassa di Risparmio di Ferrara).

Abbiamo deciso di parlarne con uno degli avvocati che in questi anni hanno seguito i casi degli iscritti dell’UNC, l’avvocato Valentina Greco.

Perché, secondo lei, i problemi non mancano soprattutto a livello locale?

Dirigenti incapaci, frequenti collusioni con la politica, molte più filiali e dipendenti di quanti siano giustificati dalle loro dimensioni e una sorta di campanilismo finanziario hanno portato alla nascita di decine di piccole banche, troppo spesso poco efficienti. Ma il problema più attuale è quello dei crediti “deteriorati” che pesano sui bilanci delle banche e rendono difficile erogare nuovi prestiti. Questi crediti sono frutto in parte della crisi economica, che ha fatto sì che diversi privati e imprenditori non fossero più in grado di ripagare gli interessi sui prestiti ricevuti. Altre volte sono il frutto di scelte imprudenti e sconsiderate da parte dei manager delle banche, che hanno prestato (ad amici o alleati politici) somme che difficilmente avrebbero potuto essere restituite. Il risultato è che -a causa delle regole che impongono un rapporto tra patrimonio e prestiti erogati- questa situazione blocca la capacità delle banche di erogare nuovi prestiti con grave danno per tutto il sistema economico. Il problema è emerso con sempre più chiarezza anche grazie alle ispezioni e agli stress test della BCE, che hanno rivelato la difficile situazione italiana.

Avv. Greco, che soluzione ipotizza?

Le possibilità, in questo caso, sono sostanzialmente due: aumentare il patrimonio delle banche oppure ridurre la quantità di crediti deteriorati. Il governo vorrebbe fare tutte e due, ma usando soldi pubblici. È una soluzione che è appoggiata da tutti quelli che in genere vengono chiamati “poteri forti”: Banca d’Italia, ABI, Confindustria e persino il Fondo Monetario Internazionale. Il problema è come farlo essendovi un grosso ostacolo da superare: e cioè l’Europa e la sua direttiva sul bail-in.

Dopo l’applicazione parziale della direttiva nel caso delle quattro banche, non sono difatti mancate le critiche: un numero elevatissimo di obbligazioni subordinate (le prime a subire perdite in caso di dissesto di una banca) non sono state vendute ad investitori che possedevano la competenza necessaria ad acquistare questi strumenti, ma a risparmiatori “comuni” senza alcuna conoscenza specifica. Per questo il governo sta cercando di ottenere dall’Europa la possibilità di salvare le banche italiane senza applicare la BRRD. Ma se anche questo ostacolo venisse superato, resta il problema di trovare decine di miliardi per mettere in sicurezza tutto il sistema, ripulendolo delle centinaia di miliardi di crediti deteriorati.

Alla luce di questo sconsolante panorama, quali consigli dare ai risparmiatori interessati ad effettuare investimenti in strumenti finanziari?

Direi di prestare la massima attenzione a queste poche e semplici regole:

  • chiedere alla banca di prestarvi il servizio di consulenza in materia di investimenti. In questo modo il consulente fornisce consigli o raccomandazioni personalizzate circa una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario. La consulenza in senso proprio assicura un elevato grado di tutela, perché mette al servizio dell’investitore la professionalità del consulente che suggerirà solo operazioni ritenute adeguate, assumendosene anche la responsabilità;
  • compilare con cura ed autonomamente (senza l’aiuto dell’intermediario) il c.d. “questionario Mifid” che la banca deve sottoporci prima di effettuare un investimento e che contiene domande sull’esperienza e situazione finanziaria, sugli obiettivi di investimento e sull’attitudine al rischio;
  • non firmare mai moduli o contratti senza prima averli letti e soprattutto senza aver compreso la natura ed il rischio insito nell’investimento stesso. Ricordarsi che non esistono investimenti che rendono tanto e sono poco rischiosi;
  • diffidare delle proposte di guadagni facili e sicuri. Chiedere sempre quanto rendono investimenti alternativi potenzialmente meno rischiosi, quali ad esempio i titoli di Stato italiani e tedeschi di pari scadenza.

E se nonostante tutti gli sforzi, si rimanesse comunque vittima di perdite economiche in conseguenza di un cattivo investimento? Beh in questo caso, i consulenti dell’UNC sono sempre a disposizione dei risparmiatori per un’analisi della posizione atta a comprendere se l’intermediario finanziario ha svolto correttamente la sua attività.

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 29 marzo 2017

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