TELEMARKETING: giù le mani dalla stretta su telemarketing telefonia

Redazione UNC
14 Luglio 2026
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Assocall e alcune associazioni di consumatori chiedono passi indietro sul telemarketing, per far riprendere chiamate su luce, gas e telefonia

Roma, 14 luglio 2026 – “Giù le mani dalla stretta sul telemarketing nel settore della telefonia, o peggio ancora su luce e gas. Nessun passo indietro deve essere fatto sul sacrosanto giro di vite che si intende fare nel disegno di legge sulla concorrenza contro le telefonate selvagge e che estende anche alle comunicazioni quanto già previsto per luce e gas” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia che una minoranza delle associazioni di consumatori, 7, avrebbero, con Assocall (associazione dei call center), depositato una segnalazione all’Antitrust contro la norma introdotta dal Decreto Bollette che limita il teleselling nel settore dell’energia e che, a loro dire, metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro e produrrebbe effetti restrittivi sulla concorrenza.

“La concorrenza si fa con la perfetta informazione e la trasparenza del prezzo, mentre, come dimostrano ad esempio i dati di Arera, chi ha fatto un contratto al telefono per luce e gas ha finito per pagare di più rispetto a quanto pagava prima, l’opposto di quello che dovrebbe accadere se ci fosse vera concorrenza. Al telefono, nel breve tempo di una chiamata, il consumatore non può comprendere l’offerta in modo esaustivo, ma, soprattutto, è impossibile confrontare, anche per l’addetto del call center più puntiglioso e onesto, il nuovo prezzo offerto con quello che il consumatore sta pagando, unica condizione necessaria e indispensabile per una scelta consapevole. Altro che concorrenza, questa è una fregatura legalizzata. Innumerevoli poi gli interventi Antitrust e di Arera sulle offerte fatte al telefono” conclude Dona.

Secondo i dati di Arera, dal 1° gennaio 2024 al 30 giugno 2024 non ci sono state offerte del mercato libero più convenienti della tutela, eppure oltre 662 mila famiglie (662.548) sono passate al libero, finendo quindi, sotto la pressione dei call center, per pagare di più.

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