Abbonamenti nascosti: come riconoscere la trappola dei dark pattern 

Redazione UNC
18 Settembre 2026
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Stiamo cercando un servizio online per un’esigenza specifica e immediata, magari la conversione di un file o uno sconto su un biglietto, troviamo un’offerta che ci sembra vantaggiosa, pochi centesimi per un utilizzo singolo. Paghiamo, ma il giorno dopo ci ritroviamo un addebito ben più consistente, che non sappiamo da dove arrivi. È un abbonamento, che, però, siamo sicuri di non aver mai sottoscritto. 

Cosa è successo? 

È un meccanismo diffuso, che i consumatori ci stanno segnalando sempre più spesso. 

Come funziona? 

Il meccanismo si basa su una costruzione precisa del sito o dell’app. Il prezzo simbolico è in evidenza, mentre le condizioni relative all’abbonamento successivo, alla sua durata e al rinnovo automatico vengono relegate in caratteri piccoli, in schermate secondarie o comunque presentate in modo da non essere ben visibili per il consumatore.  

Si tratta dei cosiddetti “dark pattern“, tecniche di progettazione pensate non per informare, ma per orientare la scelta dell’utente verso un consenso che altrimenti non darebbe. 

Grandi aziende sono già state multate per queste tecniche scorrette. EDreams, per esempio, sanzionata per 9 milioni di euro dall’Antitrust, nel febbraio 2026. C’erano centinaia di segnalazioni di consumatori, che lamentavano iscrizioni inconsapevoli all’abbonamento Prime e la difficoltà nel disdirlo. Il servizio era presentato con informazioni ambigue sui costi di rinnovo, con conti alla rovescia e messaggi di disponibilità limitata per spingere all’azione istintiva, arrivando in alcuni casi a preselezionare automaticamente l’opzione più costosa.  

Cosa dice la legge 

Il Codice del Consumo è chiaro: prima di concludere un contratto online, il venditore deve informare il consumatore in modo chiaro e comprensibile sul prezzo complessivo del servizio, sulla durata del contratto e, quando previsto, sulle condizioni di rinnovo dell’abbonamento.

Se queste condizioni non sono rispettate, e l’abbonamento resta nascosto o scarsamente visibile rispetto al prezzo simbolico messo in vetrina, esistono elementi seri per contestare l’addebito

Cosa fare? 

È importante conservare ogni traccia dell’operazione: mail, le ricevute dei pagamenti, eventuali comunicazioni di disdetta inviate e, se possibile, screenshot della pagina con l’offerta e delle condizioni mostrate prima del pagamento. 

Verifichiamo direttamente nel nostro account di aver cancellato l’abbonamento, perché bloccare la carta non equivale automaticamente alla disdetta del contratto. 

Contattiamo la banca o l’emittente della carta per contestare specificamente l’operazione. Spieghiamo che si era autorizzato solo il pagamento iniziale e non l’abbonamento successivo, e chiediamo di attivare una procedura di chargeback.  

Trattandosi in genere di contratti conclusi online, può entrare in gioco il diritto di recesso entro 14 giorni, anche se nei servizi digitali esistono eccezioni, quando l’esecuzione inizia immediatamente con il consenso espresso del consumatore. Per questo si deve ricostruire esattamente cosa abbiamo accettato durante la procedura d’acquisto. 

Rivolgiti a UNC 

Se ti trovi in una situazione simile, scrivici!

I nostri esperti esamineranno la documentazione e aiutarti a contestare l’addebito. 

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