EDITORIALE DI M.DONA – GRANDE FRATELLO: TELERIMBORSO

Andrea Fiorentini
18 Gennaio 2011
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L’annuncio di Mediaset che procederà al rimborso per tutti i telespettatori che hanno televotato “inutilmente” è una conquista di portata storica! Raramente la televisione accetta intromissioni nei suoi meccanismi. Ed io ne so qualcosa dopo aver pubblicato il mio libro-denuncia “Affari loro…

Newsletter dell’Unione Nazionale Consumatori                                                            L’annuncio di Mediaset che procederà al rimborso per tutti i telespettatori che hanno televotato “inutilmente” è una conquista di portata storica! Raramente la televisione accetta intromissioni nei suoi meccanismi (ed io ne so qualcosa dopo aver pubblicato il mio libro-denuncia “Affari loro, dedicato al popolare gioco dei pacchi…). Purtroppo non abbiamo il tempo di festeggiare: dobbiamo già preoccuparci di come avverranno i rimborsi, ma siamo disponibili a collaborare con Mediaset se assicurerà lealtà e tempi rapidi. Certo l’occasione è buona per ricordare al pubblico che il televoto è un meccanismo insulso, utile solo ad arricchire reti televisive, titolari del format ed operatori telefonici. E non sono spiccioli: considerando che per programmi come “Amici”, “X Factor” e “Grande Fratello” più di un milione di persone vota spendendo in media un euro, il calcolo è facile da fare. In molti ci rispondono che non dovremmo opporci a questa nuova forma di “democrazia televisiva”. Ma quale democrazia può esistere quando mancano requisiti come trasparenza ed eguaglianza? Se lo spettatore desidera spendere i suoi soldi con il televoto è libero di farlo, ma deve essere informato correttamente e conoscere  tutte le regole del gioco. I regolamenti, dunque, siano chiari e facilmente reperibili, senza microscopiche note a piè di pagina! Fin dallo start (la fatidica frase “apriamo il televoto”), il pubblico deve sapere quanto costa esprimere la preferenza, quanto peso avrà e quante volte può votare. Inoltre, a chiusura delle votazioni sarebbe bene diffondere i numeri reali dei conteggi e non solo le percentuali. In questa “democrazia televisiva”, poi, non è garantita l’eguaglianza perché è ancora possibile fare ricorso a sistemi di invio massivo di preferenze che alterano il risultato finale. Non è un mistero che l’esito di molti reality è determinato dall’acquisto di pacchetti di voti tramite call center, il che rappresenta un inganno ai consumatori e una violazione delle regole sui giochi a premio che escludono la possibilità di interventi esterni che alterino l’individuazione dei vincitori. Per ovviare a questi inconvenienti si sta muovendo la decisone dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) di avviare una consultazione sul tema allo scopo di intervenire con una serie di norme condivise: trasparenza, imparzialità, oltre al controllo costante dell’Autorità darebbero maggiore credibilità a questo sistema. Anche se un dubbio in fondo rimane: se di democrazia si tratta perché si deve pagare?  Autore: Avv. Massimiliano Dona Data: 19 gennaio 2011
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