I residui negli alimenti di origine animale: possiamo stare tranquilli?

Agostino Macrì
21 Ottobre 2020
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I residui di sostanze chimiche (farmaci, ormoni, contaminanti ambientali, ecc.) negli alimenti di origine animale (carne, latte, uova e miele), sono una delle maggiori preoccupazioni dei consumatori. Tali preoccupazioni derivano anche da un’amplificazione e spesso anche da una deformazione delle informazioni che sono fornite dai media sull’argomento.

La realtà è però diversa. La normativa in materia d’impiego di farmaci e di qualità e sicurezza dei mangimi impone il rispetto di regole stringenti che di fatto comportano la produzione di alimenti di ottima qualità e privi di pericoli per i consumatori.

Per verificare il rispetto delle norme, sin dal 1988 viene attuato il Piano Nazionale dei residui negli alimenti di origine animale. E’ un’attività coordinata dall’Unione Europea che interessa tutti i Paesi dell’Unione. E’ attuato controllando un numero significativo di campioni di alimenti e i risultati ottenuti consentono di conoscere la situazione reale.

Inoltre si fanno dei controlli extrapiano il cui numero viene deciso dalle nostre Autorità e infine dei controlli “mirati” quando esiste il sospetto di comportamenti illegali.

Recentemente il Ministero della Salute ha pubblicato i risultati ottenuti con il Piano Residui del 2019 che, sinteticamente, sono i seguenti.

In totale sono stati prelevati. 35400 campioni di alimenti di origine animale sui quali sono state effettuate 344.686 analisi (in ogni campione sono stati cercati più residui). Particolare interesse è stato dato alla ricerca di residui di antibiotici e di altri farmaci veterinari.

Nel complesso 87 campioni, pari a circa lo 0.2 %, sono risultati non conformi. Dei campioni non conformi soltanto sei derivano da comportamenti palesemente illegali. Gli altri sono conseguenti a disattenzioni, cause accidentali o errata applicazione dei tempi di sospensione.

I campioni extrapiano sono stati 2353 e i non conformi sono stati 5, pari anche in questo caso allo 0.2 %.

Sono stati anche fatti 1342 campioni sulla base di “sospetti” e in questo caso i campioni non conformi sono stati 56 pari al 4,1 % del totale.

Gli allevatori che hanno prodotto alimenti non conformi hanno subito delle sanzioni amministrative o penali in funzione della gravità del reato commesso. Si è anche proceduto alla distruzione degli alimenti “contaminati” .

 

Conclusioni.

I risultati ottenuti dimostrano che gli alimenti di origine animale prodotti in Italia devono essere considerati di elevata sicurezza e che i nostri allevatori lavorano molto bene.

Si deve infatti rilevare che gli illeciti gravi sono soltanto sei a fronte di 35.400 campioni.

Appare anche confortante che nei campionamenti fatti sulla base di “sospetti”, quelli non conformi sono soltanto il 4,1 % del totale. Si deve quindi desumere che i sospetti siano il frutto d’indagini e/o di evidenze a carico di allevatori il cui comportamento è stato considerato non regolare e quindi da verificare.

Per rispondere alla domanda iniziale possiamo dire che possiamo stare tranquilli e quindi concludere che mangiare carne, latte, uova e miele non comporta pericoli significativi.

Visto quanto premesso, la raccomandazione finale è di fare buon uso degli alimenti di origine animale, di evitare gli eccessi e, soprattutto, di non sprecarli.

 

Il rapporto completo “Relazione contenente i risultati dei controlli ufficiali svolti in attuazione del Piano Nazionale Residui Anno 2019” si trova nel sito del Ministero della Salute.

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