Il diabete di tipo 2 è una malattia metabolica, dovuta all’incapacità dell’organismo di utilizzare lo zucchero assunto con l’alimentazione. Ciò è dovuto ad una scarsa produzione di insulina oppure alla difficoltà di utilizzarla in modo efficace (insulina resistenza).
Conseguenze del diabete
La conseguenza è che lo zucchero non può essere trasportato nell’interno delle cellule per essere utilizzato come fonte energetica, ma rimane inalterato nel sangue causando iperglicemia. Tale condizione, a lungo andare, può comportare danni vascolari generalizzati che possono dare origine a serie conseguenze cardiocircolatorie, danni alla vista, danni renali, neuropatie e in generale possono ridurre l’aspettativa di vita.
Cosa fare se si soffre di diabete?
Per contrastare la malattia è disponibile l’insulina, che può essere iniettata alle persone diabetiche e ridurre fortemente, o addirittura annullare, i pericoli.
In ogni caso le persone ammalate devono ridurre il consumo di zucchero e degli alimenti che lo contengono tal quale o come amido. Quest’ultimo nutriente, infatti, una volta assunto viene “attaccato” dall’enzima amilasi e trasformato in zucchero.
Patate e diabete di tipo 2
Le patate sono degli alimenti ad elevato contenuto di amido di facile digestione e, di conseguenza, possiedono un elevato indice glicemico. Il loro consumo può comportare un aumento del rischio di ammalarsi di diabete del tipo 2.
Essendo disponibili a costi piuttosto contenuti rispetto ad altre verdure, con numerose applicazioni in cucina, sono apprezzate dai consumatori e diffuse in tutto il mondo.
Per accertare la reale entità dei pericoli derivanti del consumo di patate in relazione al diabete di tipo 2, un gruppo di ricercatori ha compiuto un complesso ed ampio studio che ha coinvolto 205.000 persone sane. Raggruppate sulla base dei loro comportamenti alimentari, per circa 40 anni sono state seguite per verificare la comparsa del diabete di tipo 2, con particolare attenzione ai consumatori di patate.
I risultati dello studio sono stati pubblicati nel settembre del 2025 sul British Medical Journal, una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.
Dallo studio è emerso che i forti consumatori di patate hanno un aumento del rischio del 5% di contrarre il diabete di tipo 2 per ogni tre porzioni settimanali. Tale aumento è più marcato per i consumatori di tre porzioni settimanali di patate fritte e si può arrivare, per i più assidui, anche ad un aumento del 26%. Il consumo di patate bollite, al forno e anche di chips non comporta rischi aggiuntivi.
Dobbiamo sostituire le patate nella dieta?
Ecco le conclusioni cui sono giunti gli autori del lavoro.
“Higher intake of French fries, but not combined baked, boiled, or mashed potatoes, was associated with a higher risk of T2D. The T2D risk linked to potato intake seemed to depend on the food being replaced: replacing potato with whole grains was associated with lower risk, whereas replacing with white rice was associated with increased risk.”
La sostituzione nella dieta delle patate con altri fonti di carboidrati comporta dei benefici.
Tre porzioni di cereali integrali alla settimana invece delle patate ridurrebbe il rischio del 8%, i legumi del 6%, i vegetali non amidacei del 5%. Riduzioni più drastiche si otterrebbero sostituendo le patate fritte con verdure, riso integrale e anche cereali raffinati. Il consumo di riso bianco non comporta benefici
Sulla base dei risultati ottenuti, quindi, per ridurre il rischio di contrarre il diabete di tipo 2 è consigliabile mangiare meno patate (soprattutto fritte) a favore di cereali integrali, legumi e verdura fresca.