L’eccellenza del vermouth piemontese 

Agostino Macrì
15 Giugno 2026
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Il vermouth è una bevanda alcolica ottenuta aromatizzando il vino con essenze aromatiche vegetali naturali ed una integrazione di alcol e zucchero. 

Tipi di vermouth  

Esiste in diversi colori (Bianco, Rosato, Rosso, ambrato): sulla base delle caratteristiche nutrizionali si trova nelle forme secco, dolce e generico. 

Quello secco (dry) ha circa il 4% di zucchero, dal 15% al 18% di alcool etilico e 129 Kcal/100 ml. Nel dolce, lo zucchero è circa il 14%, l’alcol dal 14% al 16% e le calorie fino a 140/100 ml. C’è poi quello generico, dove lo zucchero può arrivare al 16%, l’alcol al 22% e le calorie fino a 169/ 100 ml. 

Quindi si tratta di una bevanda costituita prevalentemente da acqua, alcol etilico e zucchero, con scarso o nullo apporto di altri nutrienti, vitamine e sali minerali. Il consumo tradizionale è il “bicchierino” fuori dai pasti, come aperitivo o come bevanda da intrattenimento. In tempi relativamente recenti viene bevuto in associazione con altre bevande superalcoliche per preparare cocktail, cui conferisce note aromatiche particolari. 

Come nasce il vermouth 

Le origini del vermouth sono molto antiche e sembrano risalire ai primi secoli dopo Cristo, quando si pensò di farne una sorta di farmaco aggiungendo al vino delle piante medicinali.  

La nascita dell’attuale bevanda risale alla seconda metà del Settecento a Torino, quando farmacisti, liquoristi e speziali alle dipendenze della corte sabauda allestirono un infuso di artemisia nel vino per farne un preparato per la cura di disturbi intestinali.  

Il nome deriva dal termine tedesco Wermut, con cui viene chiamata l’artemisia. Successivamente la bevanda venne perfezionata con l’integrazione di numerose erbe aromatiche, di zucchero ed un rafforzamento con alcol etilico. Gran parte della ricerca di nuove miscele venne fatta in Piemonte utilizzando sia vino che erbe aromatiche di prevalenza locali. 

La bevanda divenne una consuetudine alla corte dei Savoia e si espanse rapidamente, in tutto il nostro Paese e all’estero, soprattutto tra le comunità di emigranti piemontesi ed italiane sparse per il mondo. La conseguenza fu la nascita di decine di nuove aziende produttrici, localizzate prevalentemente in Piemonte e che si sono consorziate per ottenere il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta).  

Il Vermouth di Torino 

Il Ministero dell’Agricoltura, con il DM del 22.3.2017, ha definito il Disciplinare di produzione del Vermut di Torino/Vermouth di Torino.  Nel 2019 c’è stato il riconoscimento da parte dell’UE. 

Punti qualificanti del Disciplinare

  • La produzione deve avvenire in Piemonte 
  • Il vino deve essere italiano per almeno il 75% 
  • Tra le erbe aromatizzante è obbligatoria l’artemisia, mentre per le altre esiste la possibilità di scelta 
  • Il vermouth di categoria superiore deve essere fatto con almeno il 50% di vino e di erbe aromatiche di origine piemontese 
  • Il titolo alcolimetrico deve essere compreso entro limiti precisi, generalmente tra il 16 e il 22%.  

Come si produce? 

Le modalità di produzione, pur restando nei limiti del disciplinare, prevede di disporre del vino, allestire un estratto (macerazione o infusione di erbe e spezie) contenente le sostanze aromatizzanti, per poi miscelarlo con zucchero e alcol.

Questo prodotto viene lasciato maturare per tempi variabili, qualche settimana o mesi, prima di essere imbottigliato. 

Contraffazioni 

Il vermouth è una bevanda relativamente semplice da preparare, quindi si presta a contraffazioni, in particolare sostituendo le erbe e le spezie naturali con aromatizzanti di sintesi chimiche, magari non dichiarate.  

La garanzia di un prodotto genuino proviene dal marchio IGP, che dovremmo controllare non soltanto per motivi economici, ma anche per la salubrità degli ingredienti. Ricordiamo che si tratta di una bevanda alcolica potenzialmente pericolosa e quindi da consumare con moderazione. Facciamo almeno in modo di evitare altri pericoli derivanti da vermouth contraffatti. 

Articolo realizzato nell’ambito del progetto “CARE – Conosci, Scegli, Proteggi” finanziato dal MIMIT. D.D. 12 maggio 2025 

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