Tutto quello che c’è da sapere sulla caraffa filtrante

La caraffa filtrante è una particolare brocca che serve a filtrare l’acqua corrente, eliminando le sostanze potenzialmente dannose per l’organismo come il calcare e riducendo il grado di durezza dell’acqua.

Va chiarito che le caraffe e i filtri in generale possono servire soltanto a migliorare la caratteristiche organolettiche dell’acqua e non debbono vantare alcuna proprietà depurativa; sicuramente la filtrazione non rende potabile l’acqua non potabile!

In ogni caso, il dibattito sull’efficienza di questi sistemi è ancora molto acceso: in molti infatti sostengono che l’utilizzo di una caraffa filtrante non riesca ad essere completamente risolutivo in termini di eliminazione delle sostanze nocive – in particolare i metalli pesanti – dall’acqua corrente.

Se da un lato è possibile affermare che, almeno in parte, questo tipo di critiche risulta fondato, dall’altro lato oggi troviamo sul mercato diverse caraffe filtranti che sono in grado di ridurre sensibilmente la durezza dell’acqua e la percentuale di metalli nell’acqua corrente: è necessario però sottolineare che l’efficienza di una caraffa filtrante è legata alla manutenzione e al corretto utilizzo che ne vengono fatti.

Attraverso la collaborazione con Qualescegliere.it abbiamo analizzato le principali tipologie di caraffe filtranti ideate per filtrare l’acqua potabile di casa, mettendo in rilievo i vantaggi e i punti critici di ognuna, al fine di rendere la scelta più facile e consapevole.

Come funziona la caraffa filtrante?

Il funzionamento di questi apparecchi è molto semplice: all’interno della brocca sono presenti delle cartucce, dette anche filtri, che riescono a trattenere le sostanze “inquinanti” restituendo acqua depurata.

L’acqua del rubinetto deve essere versata nel collo della caraffa, dove verrà depurata dalla cartuccia per poi essere filtrata nella parte inferiore della caraffa. Questo passaggio non sarà però immediato, perché il processo di depurazione rallenta lo scorrimento del liquido.

Il meccanismo di funzionamento è sempre uguale in tutti i prodotti attualmente sul mercato: le principali differenze tra i modelli riguardano il tipo di filtro e la capienza della caraffa. Vediamo in modo più dettagliato questi due aspetti.

Quali tipi di filtri esistono e in cosa si differenziano?

Nei prodotti attualmente sul mercato troviamo due differenti sistemi di filtraggio: i filtri a carboni attivi e i filtri con resine a scambio ionico.

La principale differenza tra i due riguarda l’azione depurante esercitata: nel caso dei filtri a carboni attivi saranno questi agenti ad assorbire le sostanze inquinanti, mentre nei filtri con resine a scambio ionico troviamo una speciale resina che di fatto “scambia” le sostanze nocive con agenti innocui.

Lo svantaggio dei filtri a carboni attivi è quello di non agire sulle sostanze inorganiche presenti nell’acqua; allo stesso tempo questo tipo di filtro risulta meno selettivo e potrebbe quindi agire anche su minerali positivi per l’organismo.

I filtri con resine a scambio ionico invece funzionano in modo più selettivo: tramite una reazione chimica riescono a trasformare le sostanze inquinanti scambiandole, come abbiamo detto, con agenti innocui. Possiamo trovare tre diversi tipi di filtri con resine a scambio ionico: quelli a scambio cationico, che scambiano soltanto ioni positivi, quelli a scambio anionico che invece agiscono solo sugli ioni negativi, e quelli misti.

Anche i filtri con resine a scambio ionico potrebbero non essere efficaci su tutti i tipi di sostanze. Proprio per questo le aziende che producono questo tipo di filtri sono obbligate per legge a indicare le sostanze sulle quali il filtro è in grado di incidere.

È necessario poi segnalare che nessuna delle due tipologie di filtro è in grado di agire su microrganismi di natura batterica: la caraffa filtrante potrà quindi essere usata solo con acqua potabile.

Come scegliere la caraffa filtrante più adatta alle proprie esigenze?

Per trovare la caraffa filtrante giusta è necessario concentrarsi su due aspetti principali: il tipo di filtro – da valutare in base alla composizione dell’acqua corrente nella propria abitazione – e la capienza complessiva della brocca.

Per quanto riguarda il tipo di filtro, non è possibile stabilire a priori quale tipologia sia migliore, ma è necessario valutare questo aspetto in relazione all’azione di depurazione necessaria.

Per sapere con precisione quali sostanze potenzialmente nocive siano presenti nella vostra acqua corrente, potrete svolgere un apposito test, acquistabile online e nei negozi specializzati.

Anche rispetto alla capienza da ricercare la scelta dipende completamente dalle vostre necessità: a questo proposito è da considerare che l’acqua depurata dovrà essere consumata entro 24 ore.

Questo limite temporale è necessario per scongiurare un’eventuale proliferazione batterica all’interno della caraffa, che potrebbe svilupparsi in modo accelerato data l’assenza di un processo di pressurizzazione (realizzato per la comune acqua in bottiglia).

Per quanto riguarda la capienza, in commercio esistono diversi prodotti adatti alle differenti esigenze dei consumatori: le caraffe filtranti più comuni hanno una capacità di acqua filtrata che va da 1,5 litri a 2 litri, quantitativo adatto a soddisfare le necessità di 2 o 3 persone.

Per chi ha un consumo ancora maggiore di acqua è comunque possibile optare per modelli ancora più capienti, con un massimo di acqua filtrata fino a 5 litri.

Quanto si risparmia con l’acquisto della caraffa filtrante?

Rispetto all’acquisto quotidiano di acqua in bottiglia, la caraffa filtrante rappresenta sicuramente un investimento vantaggioso.

Analizziamo brevemente la differenza tra i costi, prendendo come esempio il caso di un nucleo familiare di 3 persone che consuma una media di 20 litri d’acqua a settimana. Ipotizzando un costo al litro dell’acqua in bottiglia di 0,25 euro, la spesa per 20 litri si attesterà sui 5 euro settimanali.

Una caraffa filtrante grande, in grado di contenere 2 litri di acqua filtrata, ha invece un costo di circa 30 euro. A questa spesa, sostenuta una sola volta, dev’essere aggiunta la spesa periodica per i filtri, che dovranno essere sostituiti approssimativamente una volta al mese. Il costo di questi componenti varia in base alla tipologia: approssimativamente possiamo affermare che un pacco da 3 filtri costa circa 20 euro.

In base alle nostre supposizioni, quindi, la spesa mensile per l’acquisto di acqua in bottiglia si attesterà intorno ai 20 euro: con la caraffa filtrante invece il primo mese la spesa sarà di 30 euro (costo del prodotto compreso di filtro), mentre dal secondo mese la spesa si ridurrà a circa 7 euro.

Oltre al risparmio in termini economici, la caraffa filtrante è decisamente più sostenibile dal punto di vista ambientale: scegliendo questo prodotto invece dell’acqua in bottiglia si ridurrà drasticamente il consumo di plastica.

Questa rubrica è stata realizzata in collaborazione con QualeScegliere.it, piattaforma online che mette a disposizione una serie di strumenti utili e pratici da consultare per aiutare gli utenti nella scelta fra oltre 300 categorie di prodotti.

Vuoi dire la tua sul tema? Sei un addetto ai lavori o un’azienda del settore che ha qualcosa da aggiungere all’indagine? Commenta nello spazio sottostante oppure scrivici all’indirizzo info@consumatori.it. La tua opinione per noi è importante!

Autore: Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Qualescegliere.it
Data: 1 ottobre 2019

 

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La Redazione UNC
La Redazione UNC

Grazie a tutti per i commenti, ci fa piacere che questo articolo abbia suscitato una discussione e siamo ben lieti di accogliere diversi pareri. Ci preme però ribadire che le caraffe filtranti possono servire soltanto a migliorare la caratteristiche organolettiche dell’acqua e non debbono vantare alcuna proprietà depurativa. In pratica lungi da noi affermare che le caratteristiche di sicurezza dell’acqua di rubinetto sono migliorate con le caraffe.

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Lui Piu

Avete detto molte di inesattezze. Le caraffe filtranti sono state un attento oggetto di studio dei Nas. La conclusione delle loro indagini è stata che “l’acqua depurata”, come voi la chiamate, esce dalla caraffa ancora più inquinata di quella che viene immessa. Con una carica batterica e metalli pesanti in certi casi di molto superiori ai limiti previsti dalle norme di legge. Dunque questi oggetti sono strumenti peggiorativi non migliorativi.
L’acqua dell’acquedotto è potabile e GARANTITA dalle autorità e dai consorzi idrici e gode della massima garanzia di salubrità dunque non ha bisogno di essere depurata in alcun modo.

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Luciano Coccagna

Ho rilevato nell’articolo alcune imprecisioni che commento qui sotto.
Ne ho rilevate altre nei successivi commenti dei vostri lettori ma per ora preferisco attendere una risposta ai miei.
———–

I termini “calcare” e “durezza” sono praticamente sinonimi (o meglio il deposito di calcare è una conseguenza della durezza).

Non è corretto affermare che durezza e calcare sono “potenzialmente dannose per l’organismo” (la maggioranza degli igienisti sostiene il contrario) anche se sarebbe pure falso affermare che la loro rimozione lo è.

Le tipologie di caraffe presenti sul mercato sono 3. Infatti le più diffuse contengono filtri che sfruttano entrambe le tecnologie (carbone attivo e resine)

Il carbone attivo “adsorbe” (non “assorbe”) la materia organica. Trattasi di meccanismi completamente diversi.

Per completare la segnalazione occorre ricordare che il carbone attivo rimuove anche i disinfettanti presenti nell’acqua (cloro e simili).

Il carbone attivo non ha alcuna efficacia sui “minerali” (sostanze inorganiche).

La resina non “trasforma” la “sostanza inquinante” ma semplicemente la scambia con altri ioni (come poi detto). Per questo è soggetta ad esaurimento e non è consigliabile sovrasfruttarla per evitare il rischio di rilasci incontrollati.

Non credo che sul mercato esistano cartucce contenenti resine anioniche o miste principalmente perché nell’acqua potabile non sono in genere presenti “anioni” pericolosi. Inoltre quelli che potrebbero eventualmente esserci (Fluoruri, Nitrati, Arseniati, ecc…) sono più efficacemente rimossi con altre tecnologie (Osmosi Inversa, mezzi filtranti specifici, …). Infine le resine anioniche sono più sensibili all’inquinamento microbico. La resina più frequentemente utilizzata è la “cationica debole in ciclo acido” che presenta alcuni vantaggi rispetto alla “cationica forte in ciclo Sodio”.

In ogni caso, per Legge, tutte le acque che possono essere usate in trattamenti domestici (caraffe ma non solo), devono essere potabili all’origine. Cioè non solo per l’aspetto microbiologico ma anche dal punto di vista chimico. Cioè anche gli inquinanti rimossi dalla caraffa devono avere all’origine una concentrazione inferiore ai limiti di legge.

I test kit disponibili in commercio possono dare indicazioni riguardo a comuni componenti presenti nell’acqua (durezza , pH, cloro,…) ma non sono raccomandabili per analizzare sostanze pericolose quali piombo, cromo, nichel,… Infatti, ammesso che siano reperibili, in negozi specializzati, kit aventi sufficiente accuratezza e precisione, non è opportuno che siano utilizzati da mani inesperte. E’ più ragionevole chiedere le analisi dell’acqua di rete al distributore pubblico oppure, se si sospetta ad esempio la presenza di Piombo nella rete domestica per la presenza di vecchie tubature o saldature, conviene interpellare un professionista competente sia per il prelievo dei campioni (cosa molto delicata e importante) sia per le analisi.

In cosa consiste il processo di “pressurizzazione” realizzato per la “comune acqua in bottiglia”? non credo si riferisca ad una “disinfezione” in quanto è vietatissima nell’imbottigliamento di acque minerali e severamente regolata in quello delle acque potabili. Gradirei una spiegazione.

infine, riguardo ai costi e ai risparmi, credo che dovrebbero essere riveduti alla luce delle seguenti considerazioni.
– la durata di una cartuccia dipende sostanzialmente dalle caratteristiche dell’acqua e non dal tempo di utilizzo.
– infatti i costruttori di caraffe più noti consigliano di sostituire la cartuccia almeno un volta al mese. Pur se non esplicitato, ritengo più per ragioni igieniche (rischio di proliferazione batterica) che non tecnologiche.
– la durata effettiva dipende sostanzialmente dall’esaurimento della resina ossia dalla durezza dell’acqua di rubinetto. Il “claim” di durata è infatti di solito riferito a valori di capacità di scambio validi per un’acqua di riferimento standard con durezza pari a circa 20°f (200ppm come CaCO3). Mediamente le acque italiane di origine sotterranea hanno una durezza superiore a 30°f. Di conseguenza la capacità di trattare ad esempio 100 litri di un’acqua con 20°f di durezza, si riduce a solo 66 litri se appunto la durezza sale a 30°f.

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ale

informatevi sulla qualità della vostra acqua e decidete se è il caso di prendere una caraffa, un filtro osmotico o di continuare a prendere l’acqua in bottiglia!
in molte zone d’italia l’acqua è pulita e sicura da bere direttamente dal rubinetto, spesso è addirittura meglio di quella di queste caraffe che fanno tutto tranne che migliorare l’acqua (togliere i sali minerali ed altri composti utili da quello che beviamo non è utile ed anzi, spesso è dannoso)

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