CASA: Ue, nessun divieto di vendita per edifici non efficienti

Non ci basta! Ci riserviamo di leggere con attenzione la direttiva, per capire se ci sono altre insidie. Serve ulteriore proroga del Superbonus.

Roma, 15 dicembre 2021 “Non ci basta!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le dichiarazioni del vicepresidente della commissione Ue Frans Timmermans sul fatto che la loro proposta non prevede alcun divieto di vendita per gli edifici con classe energetica G.

“La proposta era talmente assurda, campata in aria, illegale e incostituzionale che queste parole non sono certo sufficienti a farci ritenere soddisfatti e contenti dello scampato pericolo. Ci riserviamo, quindi, di leggere con attenzione la direttiva, anche per capire se ci sono altre insidie e trabocchetti. Ad esempio, vogliamo capire cosa significa eliminazione dal 2040 dei combustibili fossili nel riscaldamento: vietare la produzione e la vendita delle caldaie meno efficienti? Oppure costringere le famiglie a cambiare caldaia, cosa che sarebbe inaccettabile” prosegue Dona.

“Quello che per ora è certo, è che il Superbonus va prorogato di minimo un altro anno, visti i paletti che l’Ue sta mettendo e dato che metterà a disposizione 150 miliardi di euro da qui al 2030 ai quali dovrebbero affiancarsi altri contributi del Governo italiano, privilegiando le abitazioni di edilizia popolare che sono le meno efficienti” conclude Dona.

Il vicepresidente della commissione Ue Frans Timmermans ha dichiarato: “Bruxelles non vi dirà che non potete vendere la vostra casa se non è ristrutturata, e nessun burocrate di Bruxelles confischerà la vostra casa se non è ristrutturata. Il patrimonio culturale è protetto e le case estive possono essere esentate. La nostra proposta – ha sottolineato – non contiene alcun divieto di vendita o affitto per gli edifici che saranno qualificati nella classe G, cioè per quel 15% degli edifici identificati come quelli che hanno la peggiore efficienza energetica nel singolo paese. La proposta lascia agli Stati membri la libertà di decidere come far rispettare lo standard minimo. Ciò già accade con successo in vari Stati membri

 

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