Il Garante per la privacy chiede urgentemente strumenti più incisivi e rapidi per combattere la diffusione in rete di immagini e video falsi senza consenso, realizzate con l’intelligenza artificiale, i deepfake.
Cosa sono i deepfake?
I deep fake sono contenuti multimediali, in particolare video e audio, realizzati con l’intelligenza artificiale. Sono cloni, falsi digitali di voci e persone, talmente realistici da essere a volte indistinguibili dall’originale.
A volte i truffatori utilizzano l’immagine e la voce di un ignaro personaggio famoso per vendere prodotti o servizi (soprattutto finanziari). L’errore che facciamo più spesso è pensare che non possa succedere a noi, ma solo a celebrità e politici. Niente di più sbagliato: basta solo qualche secondo della nostra voce preso da una clip di TikTok o da un video su YouTube per creare il nostro clone.
Cosa chiede il Garante?
Con un comunicato ufficiale del 6 maggio 2026, il Garante per la privacy ha ribadito la necessità di poter impedire in Italia l’accesso alle piattaforme per generare e condividere contenuti manipolati, soprattutto quelli che ritraggono persone in modo intimo o senza vestiti, senza il loro consenso.
Una violazione dei dati personali è un illecito che può sembrare meno grave di altri, ma attenzione! Non si può cancellare quello che migliaia di persone hanno già visto e condiviso in rete, a meno di non fare lunghe battaglie che potrebbero non portare da nessuna parte. Nel frattempo, però, il danno è fatto.
Bloccare una piattaforma dopo settimane di procedure amministrative è ormai troppo tardi.
I danni possono essere gravi: oltre alla reputazione delle vittime, attraverso i deepfake si può diffondere disinformazione su temi importantissimi, per esempio facendo credere che un politico abbia fatto delle dichiarazioni o delle azioni.
Già nel 2025, l’Autorità aveva adottato un provvedimento di blocco nei confronti di una piattaforma specializzata nella generazione di falsi nudi a partire da foto reali di persone ignare. Era arrivato anche un provvedimento di avvertimento rivolto agli operatori di diffusissime piattaforme di AI.
Come si riconosce un deep fake?
Riconoscere un deep fake è diventato difficile, ma ci sono alcuni indizi che possono aiutarci a identificarlo:
- L’intelligenza artificiale è capace di replicare la voce di un nostro caro in maniera quasi perfetta. Facciamo attenzione ai piccoli dettagli: inflessioni strane, accenti e parole pronunciate in modo insolito. Quello è il primo segnale di una truffa.
- Attenzione alle espressioni del viso: se è troppo rigida e poco naturale, il battito degli occhi è irregolare o il movimento della bocca non è perfettamente sincronizzato con le parole pronunciate potremmo essere davanti a un deepfake.
L’Italia e l’Europa contro i deepfake
In Italia, la Legge 132/2025 ha introdotto il reato di diffusione illecita di contenuti generati o manipolati tramite intelligenza artificiale. Per chi diffonde immagini o video falsificati con l’AI finalizzati all’inganno, pene da uno a cinque anni.
L’Unione europea ha modificato l’AI Act, introducendo il divieto assoluto delle cosiddette nudification app: sistemi di intelligenza artificiale progettati per generare immagini, video e audio espliciti di persone identificabili senza il loro consenso. Le aziende sono obbligate entro il 2 dicembre 2026 ad implementare sistemi di watermarking sui contenuti generati dall’AI, cioè etichette che rendano evidente l’origine del contenuto.
La tecnologia è più veloce della legge
Resta aperto il problema principale, per cui il Garante ha chiesto il potere di bloccare le piattaforme: le norme esistono, ma i meccanismi per farle rispettare vanno troppo piano rispetto alla tecnologia.
I sistemi di intelligenza artificiale si stanno sviluppando ad altissima velocità, quello che era impensabile solo un anno fa, oggi si può realizzare. E i contenuti generati sono sempre più raffinati e indistinguibili dalla realtà.




