Arrivano i saldi: 10 consigli per fare buoni acquisti

Redazione UNC
13 Gennaio 2026
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saldi invernali hanno oramai preso il via in tutta Italia. Si tratta di un’occasione importante, sia per i commercianti (secondo Confcommercio per otto imprese su dieci incideranno fino al 20% sulle vendite annue complessive) che per i consumatori, che possono acquistare capi a prezzi scontati, con un buon rapporto qualità-prezzo.

Per fare i giusti acquisti, però, è bene seguire alcune regole pratiche, sapere i propri diritti e conoscere i trabocchetti utilizzati da alcuni commercianti.

Uno di questi, ad esempio, è quello di attirare il consumatore promettendo sconti mirabolanti, gonfiando il prezzo precedente. Una pratica illegale, per la quale è prevista una sanzione pecuniaria da 516 a 3.098 euro, che purtroppo è ancora in agguato nonostante l’entrata in vigore della direttiva Omnibus, anche se il fenomeno si è ora ridimensionato.

Saldi più bassi dell’inverno scorso

È bene sapere che l’Istat misura ogni anno gli sconti praticati in occasione dei saldi e che, secondo le loro rilevazioni, non si è mai superata la soglia del 25% con la sola eccezione del gennaio 2015 (-25,4%). Naturalmente i dati Istat sono la classica media del pollo di Trilussa, per cui a fronte di un commerciante che non fa sconti ce ne può sempre essere uno che ribassa i prezzi del 50%. Ma certo questo valore medio ci suggerisce che è bene diffidare degli sconti superiori al 50% e che bisogna sempre guardare al prezzo assoluto da pagare, confrontandolo con quello di altri punti vendita.

Anche per questa ragione, per mettere in guardia il consumatore da questo trucchetto, l’Unione Nazionale Consumatori conduce ogni anno uno studio, analizzando i ribassi effettivamente praticati dai commercianti secondo le rilevazioni Istat, stimando il trend di quest’anno. Ebbene, per questi saldi sono previsti sconti più alti rispetto a quelli estivi dello scorso anno, ma più bassi degli ultimi saldi invernali.

I prodotti con gli sconti più alti

Per Abbigliamento e calzature nel loro insieme, lo sconto è del 18,6%, in rialzo di 0,5 punti rispetto a luglio 2025 e in calo di 0,5 punti rispetto a quelli di gennaio 2025.

Il solo Abbigliamento (Indumenti + Accessori) registra un abbassamento medio dei prezzi del 18,9%, in crescita di 0,4 punti percentuali su quelli della scorsa estate e in flessione di 0,3 punti sui saldi invernali del 2025.

In particolare, il record della convenienza spetta agli Indumenti, che, con una riduzione del 20,5%, rappresentano la voce più scontata, +0,5 punti su un’estate fa, -0,3 punti sugli ultimi saldi invernali.

Il calo minore del prezzo, come sempre, spetta agli Accessori (guanti, cravatte, cinture…), con una diminuzione dei listini dell’8,8%, in netta contrazione sia rispetto a un anno fa (-1 punto) che rispetto a un’estate fa (-0,9).

Le Calzature segneranno un ribasso del 17%, la voce che segna il maggiore rialzo degli sconti rispetto a quelli della scorsa estate, +1,2 punti, ma anche il dato peggiore rispetto a un anno fa (-1,4).

Prodotti difettosi: non valgono più i 2 mesi

Conservate sempre lo scontrino (anche se non è obbligatorio averlo per esercitare la garanzia, basta la prova dell’acquisto). Non è vero che i capi in saldo non si possono cambiare. Valgono le regole di sempre. Il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso. Dal 1° gennaio 2022, non è più necessario denunciare il difetto al venditore entro 2 mesi dalla sua scoperta (erano 2 mesi, non 7 o 8 giorni), anche se prima lo fate meglio è. L’azione per far valere i propri diritti, comunque, si prescrive in 26 mesi dalla consegna del bene.

In caso di difetto di conformità del bene, avete diritto alla sua riparazione o alla sostituzione del bene. La scelta è del consumatore, salvo che la sostituzione sia impossibile o con costi sproporzionati rispetto all’altro rimedio, tenuto conto del valore che il bene avrebbe in assenza del difetto e dell’entità del difetto (non potete prendere la sostituzione delle scarpe solo perché è rotto un laccio, in tal caso dovete accettare la riparazione). 

Se riparazione e sostituzione non sono state fatte o sono state rifiutate dal venditore per i costi sproporzionati, o sono impossibili, ad esempio perché manca la vostra taglia, se si rimanifesta il difetto nonostante il tentativo del venditore di ripristinare la conformità, se il venditore ha dichiarato (o risulta chiaramente dalle circostanze) che non procederà al ripristino entro un periodo ragionevole o senza notevoli inconvenienti per il consumatore, allora avete diritto ad una riduzione proporzionale del prezzo o alla restituzione dei soldi (se il difetto non è di lieve entità).

E se il commerciante vuole farmi un buono?

Non siete tenuti ad accettare un buono. Il capo deve essere anche idoneo ad ogni utilizzo particolare voluto dal consumatore, che sia stato portato a conoscenza del venditore al più tardi al momento della conclusione del contratto di vendita e che il venditore abbia accettato. Questo vuol dire che se il consumatore voleva un capo in pura lana vergine e invece non lo era, pur non avendo buchi è comunque “difettoso”.

I 10 consigli per comprare durante i saldi

Ecco il nostro decalogo “anti-bidone”:

  1. Diffidate degli sconti esagerati. 
    Da quando è entrato in vigore il decreto legislativo n. 26 del 7 marzo 2023, che attua la cosiddetta direttiva Omnibus, si sono rafforzate le tutele dei consumatori sugli sconti farlocchi.  Il venditore, infatti, è tenuto a indicare anche il “prezzo precedente”, ossia quello più basso applicato alla generalità dei consumatori nei 30 giorni precedenti i saldi.  Questa nuova regola, però, rende solo più rischioso fare sconti fasulli, ma certo non li impedisce, dato che è rarissimo che qualcuno controlli i prezzi. Per questo è bene continuare a diffidare degli sconti superiori al 50% che possono nascondere merce non esattamente nuova o prezzi vecchi gonfiati e suggeriamo ancora ai consumatori di guardare sempre al prezzo effettivo da pagare, non facendosi incantare da ribassi troppo elevati.
  2. Confrontate i prezzi. 
    Non fermatevi mai al primo negozio, ma confrontate i prezzi di più esercizi.
  3. No ai fondi di magazzino. 
    Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce messa in saldo deve essere l’avanzo della stagione che sta finendo, non fondi di magazzino. Come accorgersene? È improbabile che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni articolo, di tutte le taglie e colori.
  4. Aprite gli armadi prima dei saldi. 
    Cercate di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: sarete meno influenzabili dal negoziante e correrete meno il rischio di tornare a casa carichi di capi di abbigliamento, magari anche a buon prezzo, ma dei quali non avevate alcun bisogno e che non userete mai. Per questo, prima di andare a fare acquisti, è bene aprire l’armadio e fare un inventario di quello che avete e, soprattutto, di quello che vi manca.
  5. Valutate la bontà della merce guardando l’etichetta
    L’etichetta descrive la composizione del capo d’abbigliamento (fibre naturali o sintetiche, lino o cotone…). Pagare un prezzo alto non implica che sia un prodotto di qualità.
  6. Servitevi preferibilmente nei negozi di fiducia.
    O acquistate merce della quale conoscete già il prezzo o la qualità, così da poter valutare autonomamente la convenienza dell’acquisto.
  7. Negozi e vetrine.
    Non acquistate nei negozi che non espongono il cartellino che indica il prezzo precedente, la percentuale dello sconto e il prezzo nuovo.  Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Diffidate delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce.
  8. Prova dei capinon c’è l’obbligo.
    È rimesso alla discrezionalità del negoziante. Ma il consiglio è di diffidare di quei negozianti che non vi vogliono far provare i capi di abbigliamento o che per farveli provare vi chiedono un anticipo.
  9. Datevi un budget
    Stabilite una cifra massima da spendere e obbligatevi a rispettarla: eviterete di sentirvi in colpa e avere ripensamenti a posteriori.
  10. Pagamenti con Pos. 
    Tutti i commercianti sono tenuti ad accettare carte di pagamento, per qualsiasi importo. Se non lo fanno potete chiamare le forze dell’ordine per far applicare la sanzione prevista: 30 euro + il 4% del valore della transazione rifiutata.
    Ricordate, però, che ci sono due eccezioni. La prima è l’oggettiva impossibilità tecnica: se il commerciante ha il Pos fuori uso per un guasto tecnico o se il terminale non ha linea, non è passibile di sanzione.
    Ovviamente il guasto deve essere oggettivo, e quindi va dimostrato dall’esercente. La seconda è che sono obbligati ad accettare i “pagamenti effettuati attraverso carte di pagamento, relativamente ad almeno una carta di debito e una carta di credito e alle carte prepagate”. 
    Almeno, vuol dire che potrebbero accettare un solo circuito e una sola tipologia di carta di debito (per esempio il bancomat), restringendo così la possibilità per gli utenti di pagare in modo elettronico.

Autore: Mauro Antonelli

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