Che differenza c’è tra data di scadenza e tmc?

Redazione UNC
13 Maggio 2026
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Sapete che la data che troviamo impressa sui prodotti che compriamo non indica sempre che un alimento sia da buttare? C’è una differenza, infatti, tra data di scadenza e termine minimo di conservazione.

Scarica la brochure di UNC, in cui ti spieghiamo quali prodotti puoi mangiare in tutta sicurezza e quali, invece, diventano pericolosi dopo la data di scadenza.

scarica la brochure in inglese

La data di scadenza 

La data di scadenza è indicata sulle confezioni con la dicitura “da consumare entro”, seguita da giorno, mese ed eventualmente anno. Sull’etichetta devono essere riportate anche le indicazioni su come conservare l’alimento prima e dopo l’apertura. 

La data di scadenza è il termine entro il quale un alimento deve essere tassativamente consumato, perché non è più sicuro e può essere pericoloso per la salute. Un prodotto che ha superato la data di scadenza non può più essere venduto e non deve essere mangiato. 

La data di scadenza degli alimenti è obbligatoria sulle confezioni dei prodotti rapidamente deperibili come latte e latticini, formaggi freschi, pasta fresca, carne e pesce fresco, salumi affettati. 

Il termine minimo di conservazione 

Nei prodotti non rapidamente deperibili la data di scadenza è sostituita dal termine minimo di conservazione (tmc), quello indicato sulle confezioni con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”.  

Il tmc è la data fino alla quale un prodotto alimentare conserva tutte le sue proprietà specifiche, se conservato correttamente.  

Che cosa significa? Che un alimento che ha superato il tmc non è scaduto e non è pericoloso per la salute, quindi può essere tranquillamente consumato. 

Dopo il termine minimo di conservazione il prodotto può cominciare a perdere alcune caratteristiche di qualità, come la fragranza o l’aroma, ma può essere consumato senza alcun rischio.

L’impegno di UNC contro lo spreco

Circa 1/3 del cibo viene perso o sprecato. Ogni anno si sprecano 57 milioni di tonnellate di cibo (24% verdure, 22% frutta, 12% cereali, 11% tuberi, 11% carne, 10% colture oleaginose, 7,5% prodotti lattiero-caseari e uova e 3% di pesce).

Nel frattempo 36,2 milioni di persone non riescono a permettersi un pasto nutriente.

Per questo noi di UNC lavoriamo insieme ad altri 19 partner europei al progetto FoodGuard, che vuole rendere più sostenibili le filiere alimentari e combattere lo spreco.

Il progetto FoodGuard sta studiando soluzioni tecnologiche innovative basate sul microbioma, sulle attività microbiche, sul packaging intelligente, sull’ecolabeling dei prodotti per allungare e monitorare la durata di conservazione dei prodotti deperibili (come carne, pesce, formaggio e verdure in busta) in modo da ridurre significativamente gli sprechi.

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del PROGETTO FOODGUARD – 101136542

Il progetto FOODGUARD ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione Europea nell’ambito dell’accordo di sovvenzione n. 101136542. Tuttavia, i punti di vista e le opinioni espressi sono esclusivamente quelli dell’autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea o dell’Agenzia Esecutiva Europea per la Ricerca (REA). Né l’Unione Europea né l’autorità che eroga il finanziamento possono esserne ritenuti responsabili.

Ti interessano i temi della sostenibilità e dello spreco alimentare? Segui le attività del progetto qui.

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