Come sopravvivere al caro carburanti

Redazione UNC
13 Ottobre 2026
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“Applicheremo un taglio della accisa inferiore fino al 5 ottobre, 5 centesimi (…) il 5 ottobre però non si va a zero perché interviene nuovamente il meccanismo delle accise mobili“. Le ultime parole famose, pronunciate il 16 settembre dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso di una conferenza stampa. Una promessa tradita, dato che dal 6 ottobre non ci sono più sconti sui carburanti. Così per ogni litro, sia di gasolio che di benzina, lo Stato ne incassa 67,29 cent con le accise, a cui va aggiunta la famosa tassa sulla tassa, ossia l’Iva al 22% sulle accise, arrivando a 82 cent, più l’Iva sul prezzo industriale, per un totale di imposte pari a oltre 1 euro (1 euro e 8 cent per il gasolio in autostrada).

Il 7 ottobre la Premier ha spiegato: “Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili (…) Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli (i soldi n.d.r.) in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla tenuta del cap“.

Il Price cap non basta

Insomma, il price cap applicato dalle 4 compagnie petrolifere, dall’Eni il 28 settembre e a seguire anche da Ip, Q8 e Tamoil, è stato ritenuto per ora sufficiente dal Governo. Un’iniziativa, quella di queste 4 compagnie, che noi abbiamo apprezzato e ritenuto lodevole, ma che certo diventa, loro malgrado, negativa se poi il Governo se ne approfitta per lavarsene le mani come Ponzio Pilato.  

Anche perché è vero che dal 27 settembre i prezzi medi sono scesi, soprattutto in autostrada (gasolio in modalità self service costa in media 19 cent in meno al litro, la benzina -20,9 cent), ma i prezzi restano lunari, con il gasolio che si paga ancora sopra 2,2 euro (il 13 ottobre 2,269 euro al litro in autostrada e 2,252 nella rete stradale) e la benzina oltre 2 euro. Rispetto ai prezzi pre-crisi del 27 febbraio, per il gasolio si spendono oltre 44 cent al litro in più in autostrada e più di 52 cent nelle strade normali. Insomma, problema tutt’altro che risolto. 

Sia chiaro, poi, che l’iniziativa delle compagnie petrolifere, pur se positiva, non è un gesto di solidarietà disinteressato e altruistico. Nessun Babbo Natale! All’interno del Governo, infatti, nessuno parla più di tassare gli extraprofitti miliardari delle compagnie energetiche, decisione che costerebbe loro ben più dell’attuale sconto sui carburanti che si limita a ridurre i loro profitti, non certo ad annullarli, dato che non li vendono sottocosto. L’operazione potrebbe addirittura essere vantaggiosa se la variazione della quantità di carburante venduta fosse più che proporzionale rispetto alla riduzione del prezzo. 

Inoltre, se si tassassero le compagnie energetiche si potrebbe finanziare anche il taglio delle bollette della luce e del gas, aggirando i vincoli europei fissati dal Patto di stabilità. Chiediamo la luna?

No, chiediamo alla presidente Meloni di fare quello che era previsto nel programma elettorale di Fratelli d’Italia: “sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise. Sostegno a famiglie e imprese contro il caro bollette con meccanismi di credito d’imposta e interventi diretti mirati anche utilizzando le risorse derivanti da tassazione degli extra profitti delle società energetiche“. Una seconda promessa tradita.

Dieci consigli per tutelarsi dal caro carburante

Che possono fare nel frattempo i consumatori per tutelarsi dal caro carburanti? 

Di seguito i nostri consigli:

  1. Scaricate sul vostro smartphone l’App “Osservaprezzi Carburanti” del Ministero delle Imprese e del Made in Italy o andate sul sito dell’Osservaprezzi carburanti https://carburanti.mise.gov.it/ospzSearch/home per confrontare tutti i prezzi: punti vendita con bandiera, ossia i marchi noti delle compagnie petrolifere, e no logo, ossia pompe bianche e grande distribuzione. Potete fare una ricerca per zona (in un raggio fino a 10 km), per tratta autostradale o per area geografica (inserendo regione, provincia e comune), ordinando poi i prezzi in ordine crescente. 
  2. Scegliete sempre il self-service e non il servito. Anche le 4 compagnie che hanno annunciato uno sconto (Eni, Ip, Q8 e Tamoil) lo praticano solitamente nei distributori self service, quindi attenti quando entrate nel distributore alla pompa che scegliete.
  3. Verificate la corrispondenza tra i prezzi esposti nei cartelli visibili dalla carreggiata e quelli effettivamente praticati che trovate sulla colonnina.
  4. Se non avete l’App, non entrate nel primo distributore che vi capita appena si accende la spia della benzina, salvo il prezzo vi sembri conveniente. 
  5. Anche per le 4 compagnie che hanno annunciato un tetto massimo, sappiate che in alcuni rari casi lo sconto non è applicato. Infatti, vanno distinti i distributori di proprietà della compagnia petrolifera (rete diretta), da quelli che, pur riportando la loro insegna, sono convenzionati privati, per i quali il tetto non può essere imposto ma solo consigliato.
  6. Non è vero che un distributore vale l’altro. 
  7. Non accontentatevi di scegliere un distributore che ha prezzi inferiori alla media regionale che magari è invece il più caro della vostra città.
  8. Meglio fare il pieno prima di entrare in autostrada, anche se, per alcune compagnie che hanno annunciato il price cap, il prezzo scontato si applica anche nei distributori in autostrada (nelle corsie self service). 
  9. Ricordatevi: chi va piano non solo va sano e va lontano ma consuma anche meno carburante.
  10. Segnalate l’esposizione di prezzi sbagliati.
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