Truffe telefoniche luce e gas, come difendersi? 

Redazione UNC
5 Novembre 2026
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Quante volte abbiamo ricevuto una telefonata in cui ci avvisano di un errore nella bolletta, di una fuga di gas pericolosa, di un aumento imminente delle tariffe o della sospensione della fornitura?  Urgenze, situazioni da risolvere velocemente al telefono, confermando i nostri dati o facendo un bonifico immediato. 

Attenzione! L’urgenza è un campanello d’allarme. Al telefono, in realtà, non c’è il nostro fornitore di energia né ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, ma un call center che vuole ottenere illecitamente i nostri dati, denaro o la stipula di un contratto della luce o del gas. 

E non pensiamo che sia un fenomeno marginale, le segnalazioni su questo genere di truffe sono sempre più numerose. Per difenderci, dobbiamo imparare a riconoscerle. 

Scusa diversa, stesso copione 

Chi chiama si presenta come tecnico del distributore locale, incaricato del nostro fornitore o addirittura il funzionario di un ente pubblico. Il pretesto varia e in alcuni casi i truffatori conoscono già qualche dato reale sulla nostra utenza, che ci fa credere più facilmente che la telefonata sia reale.  

Il meccanismo è sempre lo stesso, un problema urgente che va risolto subito, senza il tempo per pensare o per fare una verifica. 

È proprio la mancanza di tempo, la spia più semplice per capire che stanno tentando di truffarci. Naturalmente, non c’è nessuna emergenza reale, che ci verrebbe comunicata per iscritto o attraverso i canali ufficiali, non certo con una chiamata che pretende risposta e una nostra azione in pochi minuti. 

Non basta il numero sul display 

Molti pensano che se il numero da cui ci chiamano corrisponde a quello del nostro fornitore, allora possiamo stare tranquilli. Purtroppo, però, non è così.  I truffatori possono falsificare l’identità del chiamante, facendo comparire sul display un numero che sembra ufficiale (a volte persino il numero reale dell’azienda) ma in realtà la chiamata arriva da tutt’altra parte. È spoofing. 

L’unico modo per essere sicuri di chi ci sia all’altro capo del telefono è riattaccare e richiamare noi stessi il fornitore, usando il numero in bolletta o sul sito ufficiale. 

Qualcosa è cambiato dal 2025 

Una novità importante dallo scorso anno ha rafforzato la tutela dei consumatori. Dal 1° gennaio 2025, infatti, ARERA ha stabilito che i contratti di luce e gas non possono più essere conclusi con la sola voce al telefono. Il contratto è valido solo se il cliente ha confermato per iscritto di averlo ricevuto e firmato. La stessa logica di maggiore trasparenza vale per i contratti conclusi porta a porta. 

Il “sì” pronunciato al telefono sotto pressione non ha più alcun valore legale da solo: senza la prova scritta della nostra accettazione, il contratto è nullo.  

Questo, però, non basta. 

L’obiettivo dei truffatori non è più strappare un consenso verbale, ma raccogliere dati sensibili o sottrarre denaro, per esempio, convincendoci a fare un bonifico urgente per evitare il distacco. 

Come difenderci dalla truffa? 

Un operatore autentico, che sia del nostro fornitore o del distributore locale, non ci chiederà mai al telefono password o dati della carta di credito e non chiederà mai un bonifico immediato per scongiurare un distacco.  

Se insiste su questi punti, la cosa migliore da fare è riattaccare. E se abbiamo un dubbio possiamo contattare l’azienda attraverso i canali ufficiali, app, sito o il numero verde che troviamo sulla bolletta. 

Mai confermare al telefono il codice cliente, il POD o il PDR, anche se chi chiama li cita già per sembrare credibile. Questi codici identificano in modo univoco la nostra utenza e sono quello che serve per attivare un contratto a nostra insaputa.  

Perché è vero che la nuova normativa li considera nulli, ma non impedisce che aziende scorrette continuino ad attivarli, costringendo il consumatore a dovere disconoscere il contratto attraverso un reclamo. È il fornitore a dover fornire prova dell’accettazione scritta delle condizioni e se non può dimostrare di averla allora il contratto è nullo. Ma nel frattempo dovremo gestire il cambio del fornitore e il reclamo all’azienda. 

Cosa fare se siamo caduti nella trappola? 

Può succedere, soprattutto quando la chiamata ci coglie di sorpresa, ci spaventa e non ci dà il tempo di riflettere.  

In questi casi, la prima cosa da fare è chiedere la prova scritta della nostra accettazione, come previsto dalla normativa: se questo documento non esiste, il contratto non è valido e possiamo contestarlo.  

Se sono riusciti ad ottenere i nostri dati bancari, blocchiamo subito la carta e avvisiamo la banca. Sporgiamo denuncia alla Polizia Postale e avvisiamo il vero fornitore di energia, per segnalare il tentativo di frode.  

Possiamo difenderci dalle truffe telefoniche, basta imparare a riconoscerne i segnali. Informarsi fa la differenza. 

Contenuto realizzato in collaborazione con Pulsee Luce e Gas

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