Longevità, cosa ne pensano gli italiani

Simona Volpe
3 Novembre 2026
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Chiedete a un italiano cosa serve per arrivare in forma agli ottant’anni e vi risponderà senza esitare: mangiare meglio, muoversi, dormire, stressarsi meno. Se la longevità fosse una lista di cose da fare, l’avremmo già risolta. È da qui che parte la rilevazione dell’Osservatorio Nestlé “L’Età senza Età” presentata lo scorso maggio: due italiani su tre dicono di sapere cosa fare per invecchiare bene, ma solo il 24% riesce a farlo con costanza.

Solo un anno fa il racconto era un altro: nell’edizione 2025 oltre la metà degli italiani diceva di sentirsi più giovane della propria età. Nel 2026 l’attenzione si sposta sui comportamenti: sentirsi giovani non basta più, bisogna riuscire a vivere di conseguenza.

Il prezzo della salute

A frenare, secondo la rilevazione di maggio, sono il tempo che manca, i costi e le abitudini radicate. Il nutrizionista Giuseppe Fatati, coordinatore scientifico dell’Osservatorio, la mette così: “La spesa è il primo vero atto di prevenzione”. Per oltre la metà degli italiani, però, uno stile di vita sano oggi non è alla portata di tutti. Il 46% ritiene che l’ambiente in cui viviamo condizioni in modo decisivo le scelte quotidiane. Fatati stesso ricorda che palestre, programmi nutrizionali e servizi sono concentrati nelle città e hanno costi non sempre sostenibili.

Più consapevoli, ma anche più esposti al marketing. Più consapevoli, ma di fronte a scelte più complesse

Le donne sono un passo avanti, almeno sulla carta: il 79% sa cosa significhi mangiare correttamente per invecchiare in salute, contro il 66% degli uomini. Dalla stessa rilevazione emerge però un altro dato, che merita attenzione: il 63% delle donne e il 49% degli uomini hanno assunto integratori nell’ultimo anno per migliorare la propria salute futura.

La longevità oggi porta sul mercato una vasta gamma di prodotti, che richiede una maggiore capacità di orientarsi tra proposte diverse. È diventata un mercato, e non sempre le promesse sulle confezioni corrispondono a benefici dimostrati. Per il consumatore la regola resta la stessa: un integratore non sostituisce un’alimentazione equilibrata. Prima di comprarlo vale la pena chiedere un parere al medico o al farmacista, e leggere l’etichetta con attenzione, diffidando delle formule che promettono di fermare il tempo.

Il peso della cura

Le donne pagano anche un prezzo che i numeri dell’Osservatorio non mostrano. Se n’è parlato a maggio a Milano, in un incontro organizzato da Nestlé con Patrizia Rovere Querini, docente di Medicina interna all’Università Vita-Salute San Raffaele, e Nic Palmarini, direttore del National Innovation Centre for Ageing britannico. “Le donne vivono più a lungo, ma spesso meno in salute”, ha osservato Rovere Querini.

Sono loro la cosiddetta generazione sandwich, che si prende cura insieme dei figli e dei genitori anziani. Sulle loro spalle ricade gran parte della cura informale, un lavoro invisibile che secondo il rapporto Cnel-Censis vale il 2,5% del Pil. Palmarini ha aggiunto che il codice postale incide sulla traiettoria di longevità più di quello genetico. Detto in altro modo, dove viviamo e quali servizi troviamo vicino a casa contano quanto i nostri geni.

Una salute che passa dalle relazioni

La rilevazione racconta anche una salute sempre meno individuale. Quasi il 95% degli italiani riconosce l’impatto dello stress, otto su dieci quello delle relazioni, e sette su dieci dicono che sono i propri progetti di vita a motivarli a prendersi cura di sé. Il dato coincide con quanto emerge dalla seconda indagine dell’Osservatorio, diffusa a luglio e realizzata con YouGov su un campione di più di 700 persone tra i 35 e i 65 anni. Alla domanda su cosa conti di più guardando al futuro, la risposta più frequente non è vivere a lungo. È: sentirsi bene, fisicamente ed emotivamente.

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