Settembre riporta con sé zaini nuovi, orari da ricostruire e, per molte famiglie, il ritorno alla mensa scolastica. È lì, più che a tavola con i genitori, che tanti bambini si trovano davanti a un piatto che non hanno scelto, in un contesto che non controllano: compagni con cui confrontarsi, regole e tempi diversi da quelli di casa. Ed è spesso lì che riemerge con più forza la neofobia alimentare, la riluttanza a provare cibi nuovi o sconosciuti che, secondo una ricerca del CREA, riguarda l’85,4% dei bambini italiani con un livello intermedio o alto.
Non è un capriccio né un problema da correggere in fretta: è una fase fisiologica dello sviluppo infantile. Ma il rientro a scuola, con la sua routine più rigida, può renderla più visibile e più difficile da gestire per i genitori, che a differenza dell’estate non sono più lì a mediare pasto per pasto.
Ne abbiamo parlato con la Prof.ssa Laura De Gara, Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Bioscienze per l’Alimentazione la Nutrizione e la Salute dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, tra le autrici dello studio pubblicato su Scientific Reports che ha misurato l’effetto di un percorso di educazione alimentare basato su Nutripiatto su circa 800 bambini italiani tra i 6 e i 10 anni. Nestlé, che ha sviluppato lo strumento insieme all’Università Campus Bio-Medico di Roma e alla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), lo ha di recente ampliato con Nutripiatto Senza Confini, pensato per famiglie e tradizioni alimentari diverse.
Professoressa, con l’inizio della scuola, molti bambini tornano alla mensa dopo mesi di pasti a casa o in vacanza: la neofobia alimentare si manifesta diversamente in un contesto collettivo rispetto alla tavola familiare?
Normalmente le vacanze rappresentano un periodo di maggiore libertà e flessibilità anche nei ritmi familiari; è quindi normale che il ritorno a una routine più regolare richieda un periodo di adattamento, sia per gli adulti sia per i bambini. Può essere utile riprendere gradualmente, già nei giorni che precedono l’inizio della scuola, orari più regolari per i pasti e per le altre attività quotidiane. La mensa scolastica rappresenta però un contesto diverso da quello familiare: il pasto si svolge in un ambiente collettivo, dove il comportamento dei compagni può influenzare significativamente quello del singolo bambino. Questo fenomeno può talvolta accentuare il rifiuto di alcuni alimenti, ma in altri casi può favorirne l’accettazione: vedere i coetanei consumare con piacere un determinato cibo può incoraggiare anche i bambini più diffidenti ad assaggiarlo.
Nel caso della neofobia alimentare, cioè della naturale diffidenza verso alimenti nuovi o poco familiari, l’assenza di un rapporto individuale e continuativo con l’adulto può rendere più difficile accompagnare il bambino verso l’assaggio. Al contrario, un incoraggiamento discreto e non coercitivo, ripetuto nel tempo, aiuta generalmente a superare queste resistenze.
È comunque importante ricordare che una certa selettività alimentare è frequente nell’età infantile e che la familiarizzazione graduale con i cibi, senza forzature, rappresenta la strategia più efficace per favorire nel tempo una dieta varia ed equilibrata.
La mensa scolastica è spesso un’incognita per i genitori, che non possono intervenire direttamente sul pasto: quali strategie possono adottare da casa per preparare il bambino ad affrontare piatti nuovi o sconosciuti senza la loro presenza?
È vero, i genitori non possono intervenire direttamente sul pasto consumato a scuola, se non per segnalare eventuali allergie o intolleranze. È importante però ricordare che i menù scolastici sono generalmente elaborati da professionisti qualificati, sulla base di linee guida nutrizionali che garantiscono pasti equilibrati e adeguati all’età dei bambini. Più che preoccuparsi di ciò che accade a mensa, i genitori possono svolgere un ruolo fondamentale nel preparare i figli ad affrontare con serenità alimenti nuovi o poco graditi. Il primo passo è conoscere il menù scolastico, così da poter organizzare in modo armonico gli altri pasti della giornata e creare continuità tra l’esperienza alimentare a scuola e quella domestica.
L’educazione alimentare rappresenta uno strumento prezioso. Ho avuto modo di sperimentarlo direttamente attraverso diversi progetti nelle scuole con gli studenti dei corsi di laurea di nutrizione della mia università. Ad esempio, nell’ambito della validazione scientifica di Nutripiatto abbiamo lavorato in numerosi istituti scolastici di Lazio, Piemonte e Sicilia, coinvolgendo sia gli alunni sia i genitori. Queste esperienze mostrano quanto sia importante fornire alle famiglie strumenti pratici per promuovere corrette abitudini alimentari e gestire con maggiore consapevolezza le neofobie alimentari, molto frequenti in età pediatrica. La corretta alimentazione già dall’età pediatrica è un fattore importante per la salute dell’adulto e la longevità, e un dato non incoraggiante è quello fornito dalla sorveglianza epidemiologica “OKkio alla Salute”dell’Istituto Superiore di Sanità, che indica che oggi, in Italia, sovrappeso e obesità interessano ancora circa tre bambini su dieci. Per questo sarebbe auspicabile rafforzare la presenza di attività di educazione alimentare nelle scuole, affidate a personale qualificato, e creare occasioni di confronto tra famiglie e professionisti della nutrizione.
Nel quotidiano, il consiglio che do ai genitori è di parlare con i figli della loro esperienza a mensa, mostrando interesse e curiosità, ma evitando commenti negativi o critiche preventive sui piatti proposti. Questo atteggiamento rischia infatti di rafforzare il rifiuto verso determinati alimenti. È molto più utile valorizzare gli aspetti positivi, spiegare l’importanza nutrizionale degli alimenti meno graditi e incoraggiare il bambino a sperimentarli.
Una strategia particolarmente efficace consiste nel riproporre a casa gli alimenti assaggiati a scuola, coinvolgendo il bambino nella spesa e nella preparazione del pasto. La familiarità e la partecipazione attiva favoriscono l’accettazione dei cibi nuovi molto più di qualsiasi imposizione. Infine, quando possibile, è utile che la scuola organizzi momenti di incontro tra le famiglie e il nutrizionista responsabile dei menù scolastici. Comprendere le motivazioni delle scelte alimentari aiuta a creare un’alleanza educativa tra scuola e genitori, offrendo ai bambini messaggi coerenti e favorendo un rapporto più sereno con il cibo.
Come far avvicinare i più piccoli alle cucine del mondo educandoli a gusti diversi?
Oggi i bambini crescono in una società sempre più multiculturale e questo rappresenta una straordinaria opportunità per educarli alla scoperta di gusti, ingredienti e tradizioni diverse. Per avvicinarli alle cucine del mondo è importante innanzitutto puntare sulla curiosità, evitando di presentare i cibi non conosciuti come una sfida o un obbligo.
La scuola può svolgere un ruolo fondamentale. Attività che permettono di conoscere i prodotti tipici e le tradizioni alimentari dei Paesi di origine degli alunni aiutano i bambini a familiarizzare con sapori diversi e, allo stesso tempo, favoriscono il rispetto reciproco e l’inclusione. Un piatto etnico può diventare una lezione di storia, geografia, scienze, tradizioni e stili di vita, trasformando l’esperienza alimentare in un vero percorso educativo. Anche la partecipazione attiva è molto efficace. Coinvolgere i bambini nella preparazione di ricette provenienti da altre culture, anche attraverso strumenti come Nutripiatto Senza Confini, far conoscere loro ingredienti insoliti o organizzare degustazioni guidate rende il cibo un’occasione di scoperta e di gioco. Sappiamo infatti che l’accettazione di un nuovo alimento aumenta quando il bambino lo conosce meglio, lo manipola e lo assaggia ripetutamente in un contesto sereno e positivo.
È utile inoltre anche spiegare che molte delle materie prime che oggi consideriamo tipiche della nostra tradizione alimentare hanno in realtà origini lontane. Il pomodoro e la patata arrivano dalle Americhe, mentre il kiwi, che è un’acquisizione molto più recente della nostra agricoltura, dalla Cina. Raccontare la storia degli alimenti aiuta i bambini a comprendere che le cucine del mondo si sono sempre arricchite attraverso gli scambi tra popoli e che ciò che oggi appare nuovo o insolito può diventare domani familiare e quotidiano.
L’obiettivo non è far apprezzare immediatamente ogni sapore, ma educare i bambini all’apertura, alla curiosità e alla disponibilità ad assaggiare. Queste competenze, oltre a favorire una dieta più varia ed equilibrata, contribuiscono a formare cittadini più consapevoli e aperti alle diversità culturali.




