La tecnologia che salva il cibo dalla spazzatura 

Redazione UNC
23 Settembre 2026
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La maggior parte dello spreco alimentare avviene nelle nostre case. Perché compriamo troppo e non riusciamo a consumare tutto, perché non conserviamo il cibo nel modo giusto, facendolo andare a male velocemente. Per quello ci sono molti metodi da adottare nella quotidianità, che possono farci risparmiare. 

Ma quando lo spreco avviene lungo la filiera, cioè prima di arrivare a casa nostra? 

Perdite lungo la filiera 

Uno dei problemi che un alimento può incontrare lungo la strada è l’interruzione della catena del freddo. Un prodotto congelato che subisce un rialzo di temperatura, non può essere semplicemente ricongelato, perché metterebbe a rischio la salute dei consumatori. Eppure, quel prodotto può arrivare in tavola comunque, semplicemente perché nessuno lungo la filiera ha documentato il problema o quel dato non è a disposizione di chi arriverà dopo, per esempio il distributore. 

Se quel dato resta semplicemente archiviato, non serve a molto. Qualcuno dovrebbe accorgersene e interpretarlo, spesso troppo tardi per intervenire davvero.  

Raccogliere dati lungo la filiera alimentare (temperature, tempi di trasporto, controlli qualità) è solo metà del lavoro. L’altra metà, spesso meno visibile ma altrettanto decisiva, è capire cosa farne. 

Sei passaggi per sapere tutto 

La ricerca più recente sta costruendo un percorso che porta il dato grezzo fino alla decisione pratica, passando per sei fasi in cui il dato viene

  • raccolto sul campo 
  • validato per verificarne l’attendibilità 
  • messo in sicurezza in un archivio protetto e non modificabile 
  • analizzato per individuare eventuali segnali di rischio 
  • visualizzato in una forma comprensibile 
  • utilizzato per prendere una decisione concreta. 

Nella fase di analisi entrano in gioco strumenti di valutazione predittiva della qualità e del rischio, capaci di stimare, sulla base dei dati raccolti, quanto un prodotto si stia avvicinando al limite della sua freschezza, prima ancora che il problema diventi percepibile. 

I risultati si vedono sullo scaffale 

Le informazioni arrivano a chi deve prendere decisioni operative attraverso pannelli di controllo (dashboard) pensati per essere letti a colpo d’occhio. 

Se il sistema segnala che un lotto di pesce ha subito una variazione di temperatura durante il trasporto, chi gestisce il punto vendita può scegliere di venderlo nei giorni immediatamente successivi, invece di lasciarlo in coda dietro prodotti arrivati più tardi ma in condizioni migliori. Queste informazioni diminuiscono molto la probabilità che quel lotto specifico resti invenduto e vada sprecato. 

Un sistema sempre aggiornato 

I controlli non sono fatti solo all’arrivo della merce. Dal momento della raccolta o della pesca, fino al trasporto, alla ricezione in stabilimento e ai controlli di qualità, ogni fase aggiunge nuove informazioni al quadro complessivo.

Il risultato è un sistema “a circuito chiuso”, in cui i dati raccolti vengono registrati su un archivio sicuro e non modificabile, poi richiamati per l’analisi del rischio, e infine restituiti sotto forma di indicazioni pratiche visibili in un pannello di controllo. 

Come diminuisce lo spreco alimentare? 

Gran parte del cibo che finisce buttato nella grande distribuzione non è realmente avariato. Viene scartato per eccesso di prudenza, quando mancano informazioni precise sul suo stato reale, oppure resta invenduto perché nessuno ha dato priorità alla sua vendita rispetto ad altri prodotti che potevano durare di più. Un sistema capace di trasformare dati di filiera in indicazioni operative chiare permette di sostituire le stime generiche con decisioni basate su informazioni reali, riducendo proprio quella parte di spreco che nasce dall’incertezza, più che dal reale deterioramento del prodotto. 

Il progetto  

É questo che studia FoodGuard, un progetto europeo che sta costruendo strumenti per raccogliere i dati lungo la filiera e supportare scelte rapide e basate sui dati. 

Lo scopo è combattere lo spreco alimentare, lungo la filiera e dentro le nostre case. Con noi di UNC, lavorano tanti altri partner europei ed extra-europei, che studiano tecnologie in grado di far durare di più gli alimenti, predire il ciclo di vita di un prodotto oltre la data di scadenza e tracciare il cibo dalla raccolta o l’allevamento fino alla nostra tavola. 

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del PROGETTO FOODGUARD – 101136542. 

Il progetto FOODGUARD ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione Europea nell’ambito dell’accordo di sovvenzione n. 101136542. Tuttavia, i punti di vista e le opinioni espressi sono esclusivamente quelli dell’autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea o dell’Agenzia Esecutiva Europea per la Ricerca (REA). Né l’Unione Europea né l’autorità che eroga il finanziamento possono esserne ritenuti responsabili. 

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