Abiti e accessori, quali sono i pericoli chimici?

Nel settore tessile non vanno sottovalutati i pericoli chimici per i consumatori dovuti all’utilizzo di sostanze chimiche per la produzione di abbigliamento e calzature. La scelta degli indumenti e degli accessori che indossiamo quotidianamente è, infatti, influenzata tanto dai dettami della moda in continua evoluzione quanto dai colori, dai tessuti e dal confort. Tuttavia, ciò di cui implicitamente non si tiene mai conto è che gli indumenti sono il frutto di un lungo processo produttivo che vede coinvolti i fornitori delle materie prime oltre che aziende ed artigiani i quali si servono anche di diverse sostanze chimiche per realizzare prodotti sempre più accattivanti per i consumatori.

Dobbiamo tenere anche in considerazione che oggi, siamo di fronte a un consumatore sempre più esigente perché consapevole delle ricadute, anche in termini di salute, delle proprie scelte. Infatti, le conoscenze dell’impatto sulla salute di sostanze che possono essere presenti nel ciclo produttivo della preparazione dei tessuti (es. l’utilizzo di coloranti,) sono oramai disponibili anche in modo improprio su riviste specializzate o direttamente sul web. È quindi sempre più necessario fornire gli elementi di conoscenza corretti al fine di preparare un consumatore consapevole e responsabile.

I pericoli chimici del tessile

Accanto ai pericoli fisici dovuti all’utilizzo di indumenti troppo stretti o con applicazioni che potrebbero provocare lesioni vi sono i pericoli chimici del tessile, ben più rilevanti e, alle volte, difficilmente identificabili.

Il ciclo produttivo degli articoli tessili prevede che questi vengano sottoposti a trattamenti chimici quali tintura, stampa, filatura, tessitura, lavorazione a maglia ed altri tipi di trasformazione che implicano l’utilizzo di sostanze spesso pericolose e che possono essere causa di allergie ed altre patologie che non sempre si manifestano in forma acuta. Tra queste, la dermatite da contatto, sia irritante (DC) che allergica (DAC), rappresenta una delle condizioni dermatologiche più comuni riscontrate sia in ambito professionale che non.

La normativa sugli articoli tessili

La presenza di sostanze chimiche nei prodotti tessili non è al momento regolamentata nell’Unione Europea (UE) da un unico corpus legislativo. È comunque in vigore un complesso di normative che regolamentano parte del ciclo di vita degli articoli o includono divieti o limitazioni all’uso di alcune sostanze che possono essere presenti negli articoli tessili. Gli indumenti e calzature anche se sono prodotti di libera vendita, sia quelli fabbricati nella UE o importati da paesi terzi, devono comunque rispettare le prescrizioni delle normative europee. Tali  normative consentono di garantire  quali prodotti possono essere ritenuti sicuri ed immessi sul mercato, tutelando la salute umana e l’ambiente. In aggiunta alle norme cogenti esistono, a livello europeo e internazionale, numerose iniziative volontarie finalizzate a ridurre le sostanze chimiche pericolose sia nei processi produttivi che nei prodotti finiti.

Inoltre, gli articoli tessili immessi sul mercato della UE devono comunque rispettare i requisiti di sicurezza generale dei prodotti previsti a livello nazionale dal “Codice del Consumo” (DL.vo 206/2005 in materia dei diritti del consumatore).

Infine, il Regolamento (UE) 1007/2011 relativo alle “denominazioni delle fibre tessili e all’etichettatura e al contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili”, costituisce il riferimento normativo settoriale dell’UE applicabile ai prodotti tessili, sebbene questo Regolamento non faccia alcun riferimento alle sostanze chimiche pericolose

In questo contesto il Regolamento (CE) n. 1907/2006 (Regolamento REACH – Registrazione, Valutazione, Autorizzazione e Restrizione delle sostanze chimiche) ha posto le basi per un sistema finalizzato a valutare e controllare i rischi  delle sostanze chimiche per la salute umana e per l’ambiente, attribuendo una maggiore responsabilità all’industria. L’uso di sostanze particolarmente pericolose è soggetto alle restrizioni alla produzione e immissione sul mercato o alle “autorizzazioni” esclusivamente per determinati usi. L’elenco delle sostanze chimiche utilizzate nel ciclo produttivo degli articoli tessili, della concia delle pelli e per la realizzazione di accessori (gioielli, fibbie, rivetti, bottoni, marchi metallici, catene, cerniere ecc.) è lungo e complesso ed attualmente include sia sostanze soggette a restrizione (presenti nell’allegato XVII del REACH) che in autorizzazione (presenti nell’allegato XIV del REACH).

Le sostanze chimiche più impiegate nel tessile

Le principali classi di sostanze impiegate nel settore tessile e soggette a restrizione includono: alcuni ritardanti di fiamma, composti del mercurio, composti organostannici, cadmio, nichel, ammine aromatiche classificate come cancerogene potenzialmente rilasciate dai coloranti azoici, alchilfenolietossilati, cromo VI , idrocarburi policiclici aromatici, ftalati , dimetilfumarato, piombo. Accanto a queste, sono state introdotte n.33 sostanze CMR (cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione) di categoria 1A e 1B che, dal 1° novembre 2020, non possono più essere presenti oltre determinati valori soglia in prodotti quali: capi d’abbigliamento o relativi accessori; articoli tessili diversi da capi d’abbigliamento che, in condizioni di uso normali o prevedibili, vengono a contatto con la pelle in misura simile a quella dei capi d’abbigliamento (ad esempio coperte, accappatoi, asciugamani, copripiumini, federe per cuscini, sacchi a pelo); calzature. Tali sostanze CMR sono state raccolte nei seguenti gruppi: metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), solventi, ftalati, coloranti azoici e relative ammine aromatiche rilasciate, formaldeide.

Altre sostanze implicate nella filiera del tessile sono quelle presenti nei prodotti fitosanitari utilizzati nella coltivazione di piante da cui si ricavano fibre come la canapa, il cotone e il lino. Generalmente, si presta molta attenzione all’impiego dei fitofarmaci nel settore alimentare per evitare l’ingestione dei loro residui ma la stessa attenzione potrebbe non esserci per le piante dalle quali si ricavano le fibre tessili.

L’importanza della collaborazione tra i Paesi

Le autorità nazionali hanno il compito di monitorare il mercato delle vendite per garantire che non vengano messi in commercio prodotti pericolosi, sottoponendo gli stessi a controlli e, nell’eventualità che questi vengano individuati, è possibile che siano temporaneamente richiamati per ulteriori approfondimenti o tempestivamente ritirati dal mercato. Le misure adottate per il prodotto in questione vengono quindi notificate utilizzando il Safety Gate, un sistema denominato fino al 2019 come RAPEX, e che, dal 2003, consente lo scambio rapido d’informazioni tra gli Stati membri dell’UE/SEE, Regno Unito e Commissione europea sui prodotti non alimentari pericolosi, in modo che lo stesso prodotto non conforme alle normative europee di riferimento, possa essere individuato dappertutto e trattato opportunamente allo stesso modo da tutte le autorità nazionali, rafforzando le azioni a tutela della salute dei consumatori dell’Unione Europea.

Ciascun Paese partecipante al sistema ha attivato un Punto di Contatto nazionale che ne coordina il funzionamento a livello nazionale, ovvero presenta alla Commissione Europea informazioni e dettagli riguardanti identificazione del prodotto (nome, marca, modello, descrizione ecc.), canali di distribuzione, rischi derivanti dall’uso e misure adottate per prevenirli. Il Punto di Contatto Italiano è stato istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) il quale riceve le segnalazioni trasmesse dai consumatori da altri uffici del MISE o altre amministrazioni (es. Ministero della Salute) che effettuano la vigilanza sui prodotti di propria competenza. In questo contesto, il Laboratorio Nazionale di Riferimento in materia di REACH e CLP è rappresentato dal Centro Nazionale Sostanze Chimiche, Prodotti Cosmetici e Protezione del Consumatore (CNSC) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) il quale valuta i pericoli connessi a sostanze e prodotti anche per l’immissione in commercio, contribuisce all’attività di valutazione e regolamentazione a livello europeo ed internazionale ed è il riferimento nazionale per i piani di prevenzione e sorveglianza delle esposizioni pericolose e delle intossicazioni.

La Commissione europea inoltre, collabora anche con le autorità responsabili della sicurezza dei prodotti in altri paesi al di fuori dell’UE, come gli Stati Uniti, la Cina, il Canada e l’Australia e con istituzioni internazionali cosicché sia possibile scambiare informazioni anche a livello mondiale. Da un esame approfondito si può rilevare che le segnalazioni provengono principalmente da prodotti importati da Cina, Turchia, India ed altri Paesi asiatici e africani.

Tutta questa attenzione alla tutela della salute del consumatore però, non traspare dalle etichette apposte su indumenti ed accessori che generalmente riportano la composizione del tessuto, le modalità di lavaggio e di stiratura, il Paese d’origine e del distributore mentre scarse sono le indicazioni sulle sostanze presenti e quindi i pericoli chimici a cui il consumatore va incontro nel settore del tessile. 

I nostri consigli

Qualche consiglio ai consumatori per prevenire pericoli chimici del tessile:

  • acquistare soltanto da rivenditori “legali” e farsi rilasciare lo scontrino di acquisto;
  • richiedere una garanzia al venditore;
  • controllare sulle etichette il Paese di fabbricazione del prodotto;
  • controllare la composizione dell’indumento;
  • una volta acquistato ed indossato il capo, se si scopre che cede il colore, riconsegnarlo al venditore.

Cosa fare in caso di incidenti:

  • ricorrere alle cure mediche (pronto soccorso, medico di famiglia, ecc.);
  • richiedere un certificato con una diagnosi che consenta di correlare il danno all’indumento o all’accessorio;
  • segnalare ai Servizi di prevenzione della ASL quanto avvenuto;
  • inviare una segnalazione al sistema Safety Gate;
  • se è del caso fare una denuncia all’Autorità Giudiziaria.

Articolo realizzato nell’ambito del progetto #informareperproteggere di Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Istituto Superiore di Sanità.  

Autore: Agostino Macrì, Roberta Lavalle, Rosa Draisci
Data:  7 ottobre 2021

 

 

Bibliografia:

  • Draisci R, Briancesco T, Lavalle R, Malaguti Aliberti L, Spagnolo D, Tramontin S, Trifiletti F (Ed.). Chimica, moda e salute. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2020. (Rapporti ISTISAN 20/10).
  • Regolamento (CE) N. 1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un’agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la Direttiva 1999/45/CE e che abroga il Regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il Regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la Direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea n. L 136/3 del 29 maggio 2007.
  • Regolamento (UE) n. 1007/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2011 , relativo alle denominazioni delle fibre tessili e all’etichettatura e al contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili e che abroga la direttiva 73/44/CEE del Consiglio e le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 96/73/CE e 2008/121/CE. GU L 272/1 del 18.10.2011.
  • Codice del consumo 2021 (Decreto legislativo, 06/09/2005 n° 206, G.U. 08/10/2005)
  • https://cnsc.iss.it/.
  • https://echa.europa.eu/it/home.
  • https://ec.europa.eu/safety-gate/#/screen/home.
 

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