Il virus Shamonda era confinato negli animali, ma avrebbe fatto un salto di specie e raggiunto l’uomo. Abbiamo chiesto ad un virologo, il Prof. Alberto Laddomada, di spiegarci cosa è successo e se ci sono pericoli per l’uomo. Ecco cosa ci ha detto.
Cosa è successo
La notizia è stata diffusa il 22 ottobre dalle autorità francesi: a Lione è stato confermato un caso umano di infezione da virus Shamonda, un virus che colpisce innanzitutto i bovini. Si tratta di un paziente già molto malato, fortemente immunodepresso, che è venuto a morte.
Lo ricordo: il virus Shamonda è stato individuato nei bovini per la prima volta nell’Europa centro-occidentale solo pochi mesi fa, forse proveniente dall’Africa. Non si sa come vi sia arrivato. Dopo la Francia e la Germania, la sua presenza è stata poi confermata in una decina di altri paesi europei, Italia compresa.
Si tratta di un classico caso di malattia emergente, che si è diffuso in aree geografiche da cui era precedentemente assente.
Che cos’è il virus Shamonda?
Il virus Shamonda è un “Arbovirus”, un gruppo eterogeneo di virus, che hanno la caratteristica comune di essere trasmessi all’uomo e/o agli animali mediante la puntura o il morso di insetti, come zanzare o zecche.
Nel caso di Shamonda gli insetti sono i Culicoides, piccoli moscerini simili ai pappataci, che sono responsabili anche della trasmissione del virus della bluetongue (lingua blu), virus che in meno di tre decenni si è diffuso nei ruminanti (principalmente in pecore e bovini) in quasi tutta Europa, perfino in aree molto a nord come Scozia e Scandinavia, ma che non ha mai infettato l’uomo. Il virus Shamonda, invece, ha colpito, oltre che i ruminanti, anche i cavalli. E ora è stato evidenziato anche nell’uomo.
Il caso in Francia ci deve preoccupare?
Sì e no.
Sì, perché sembra proprio che Shamonda abbia superato la barriera di specie: questo virus emergente degli animali avrebbe cioè infettato naturalmente (presumibilmente a seguito di una puntura da parte dell’insetto vettore) le cellule di un uomo. E questa non è una buona notizia. Potenzialmente, si potrebbero verificare altri casi.
No, perché si tratterebbe di un caso limite: un paziente fortemente immunodepresso; e conseguentemente non fa testo.
Le autorità sanitarie francesi sono concordi nell’affermare che non si intravede al momento nessun rischio per la salute pubblica e monitorano la situazione assieme alla Commissione Europea, all’Organizzazione Mondiale della Sanità e al Centro Europeo per il Controllo delle Malattie. Nessun allarmismo, ma bisogna seguire gli sviluppi di questa vicenda.
Prof. Alberto Laddomada