Chiamate indesiderate, verso la legge sul telemarketing selvaggio

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Qualcosa si muove a livello legislativo per arginare il telemarketing selvaggio. Come più volte l’Unione Nazionale Consumatori ha sostenuto nell’ambito della campagna STOP ALLE CHIAMATE INDESIDERATE, lanciando anche la petizione #nondisturbarmi per chiedere la riforma del sistema, ad oggi non esistono delle regole severe ed efficaci che mettano un freno all’aggressività di alcuni operatori; d’altra parte il Registro Pubblico delle Opposizioni, che doveva servire a chi si iscrive per esprime il diritto di opposizione alle chiamate di telemarketing si è rivelato un fallimento.

Il disegno di legge 2603, approvato dal Senato lo scorso due agosto e in discussione alla Camera si muove in questo senso, prevedendo sia l’allargamento del Registro delle Opposizioni a tutti i numeri fuori elenco, compreso il mobile, sia l’ introduzione del prefisso unico per le chiamate commerciali.

Ecco in concreto cosa prevede il disegno di legge contro il telemarketing selvaggio:

  • al registro opposizioni si possano iscrivere anche i numeri di telefonia mobile (oggi non è possibile) e siano ammessi tutti i numeri, anche quelli assenti dagli elenchi pubblici;
  • una volta iscritti al registro, tutti i consensi dati in precedenza (sia online che offline) vengano cancellati;
  • gli operatori dei call center indichino all’utente come hanno ottenuto i suoi dati personali (da elenchi pubblici o dall’acquisto di banche dati).

Uno degli aspetti del disegno di legge su cui il dibattito è più acceso è il cosiddetto “prefisso unico”: il ddl prevede infatti che tutte  le chiamate pubblicitarie debbano essere riconoscibili da un codice che sarebbe lo stesso per tutte le società di call center. Basterà guardare il numero per capire che si tratta di telemarketing e, sulla base di questo, si deciderà se rispondere. Secondo le associazioni che rappresentano i call center, ciò farà perdere ai consumatori molte comunicazioni importanti oltre al rischio per migliaia di giovani che lavorano nei call center di essere licenziati.

Il presidente Massimiliano Dona, intervistato da Repubblica risponde: “l’associazione dei call center agita uno spauracchio che non c’è la nostra banca, o la nostra società di energia, infatti, ha altri strumenti per contattarci in caso di problemi amministrativi, come uno scoperto o una bolletta non pagata. Non è vero che rischiamo di perdere telefonate utili. Posso capire che un solo prefisso sia poco, basterebbe introdurne 3 o 4, ognuno associato a una tipologia di servizio. Ma il telemarketing deve essere immediatamente riconoscibile”.

Leggi l’intervista di Massimiliano Dona su Repubblica

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Autore: Simona Volpe

Data: 16 ottobre 2017

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