Smartphone a scuola: giusto o sbagliato?

Smartphone_scuola_decalogo

Smartphone in classe, arriva in Italia il decalogo per regolarne l’uso proposto dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) Valeria Fedeli il 19 gennaio 2018. L’obiettivo dovrebbe essere quello di gli studenti all’utilizzo dei dispositivi mobili affinché ne facciano un utilizzo equilibrato e abbiano gli strumenti necessari per saper navigare sul web e capire, ad esempio, quando si trovano di fronte a una notizia vera o a una fake news. Il processo avviato dal MIUR coinvolge direttamente i docenti (verranno stanziati 25 milioni di euro per la loro formazione in merito alle competenze digitali) e i genitori.

Le 10 regole del decalogo presentato dal MIUR sono:

1) Accettare il cambiamento tecnologico

2) Dotarsi di un regolamento

3) Utilizzare il wi-fi

4) Condividere la sperimentazione

5) Chiarire cosa si può fare e cosa no

6) Disabilitare le notifiche

7) È il docente che decide come usarli

8) Solo per uso didattico

9) Spiegare alle famiglie i motivi

10) Educare a un utilizzo etico

Dopo l’entrata in vigore del giugno 2017 della legge 71/2017 – la cosiddetta “legge anti-cyberbullismo” – l’Italia prova a dotarsi così di un altro strumento per impedire che a scuola – vale a dire il principale luogo di aggregazione per bambini e ragazzi – venga fatto un uso distorto degli smartphone. Certo, dovranno chiedersi se questo approccio è sufficiente a difendere i nostri giovani: in Francia ad esempio si è fatta una scelta diametralmente opposto rispetto a quello scelto in Francia, dove il governo ha invece deciso di vietare i cellulari nelle scuole elementari e medie obbligatoriamente per tutti, professori compresi.

Uso sregolato degli smartphone in aula: quali sono i rischi?

Per un divieto dell’utilizzo degli smartphone in aula pesano del resto numerosi studi (realizzati all’estero, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti) che hanno messo in evidenza quali sono i rischi che comporta per gli studenti l’utilizzo totalmente libero degli smartphone in aula. Secondo una ricerca condotta dalla piattaforma “Cengage” nel 2014, lo smartphone in classe viene utilizzato principalmente con tre finalità: mandare messaggi (35%), postare o leggere contenuti sui social network (20%) e inviare e-mail (5%). Gli effetti più negativi sono: distrazione, stress (soprattutto emotivo e nervoso), cattiva condotta in classe, problemi nel rapporto con l’insegnante e con i compagni di classe.

La “London School of Economics Study” ha dimostrato altri due aspetti interessanti. Il primo è che gli studenti che usano lo smartphone in aula rendono molto di meno perché costantemente distratti dallo schermo. Il secondo è che sono soprattutto bambini e ragazzi appartenenti alle fasce sociali più deboli a “rifugiarsi” nei dispositivi mobili, il che oltre a fargli prendere cattivi voti impedisce loro di interagire con gli altri compagni di classe.

Il dato più allarmante è emerso però da un documento pubblicato nel novembre 2017 sulla rivista “Clinical Psychological Science”. Uno studio condotto su un campione di oltre mezzo milione di adolescenti americani, ha dimostrato il rapporto diretto tra utilizzo degli smartphone e casi di suicidio e depressione. I risultati emersi da una ricerca simile hanno confermato questa tendenza: sono soprattutto le ragazze che usano in modo sregolato gli smartphone a essere soggette a disturbi depressivi; oltre tre ore al giorno passate fissando lo schermo del cellulare provocano nei bambini il 35% di propensione in più alla tristezza e al suicidio; se le ore passano da tre al giorno, questa propensione sale al 50%.

Cosa propongono gli esperti

Dunque, sono diversi gli studi che dimostrano il collegamento diretto tra l’uso sregolato degli smartphone in aula e i casi di bullismo e cyberbullismo, depressione, tentato suicidio o suicidio tra gli studenti. Per contrastare questi fenomeni, alcuni esperti propongono di dotare le classi di tablet comuni, con i quali non sia possibile accedere ai social network ma solo alle versioni digitali dei libri di testo e ad altre applicazioni per favorire l’interazione tra classe e docente.

Il problema delle infrastrutture

Il problema sono però le infrastrutture. Nel focus annuale del 2017 sullo stato d’avanzamento del Piano Nazionale Scuola Digitale, il sito specializzato Skuola.net ha constatato che solo 1 studente su 5 ha un router Wi-Fi dedicato per la propria classe, che il 17% degli studenti frequenta un istituto che è dotato di una rete internet limitata agli ambienti comuni e ai laboratori, che il 25% dei ragazzi può disporre in aula solo della connessione con cavo LAN e, infine, che il 37% non ha proprio la connessione. Per favorire l’alfabetizzazione digitale di studenti e insegnanti, è necessario anzitutto rendere le scuole dei posti più confortevoli ed efficienti. Anche sotto questo punto di vista.

Data: 5 febbraio 2018
Autore: Rocco Bellantone

 

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