POS obbligatorio: giuste le sanzioni per chi non lo usa

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Pos obbligatorio

POS obbligatorio, ma quanti sono gli esercenti commerciali e i professionisti che rispettano la legge? In Italia la situazione non è delle migliori. Basta chiedere in giro di pagare con carta di credito o bancomat un caffè al bar, una corsa in taxi oppure la spesa fatta al mercato sotto casa per rendersene conto. Difficilmente ci sarà qualcuno che otterrà un sì come risposta. Eppure l’obbligo dell’utilizzo del Pos è previsto da tempo. Il problema è che in pochi rispettano la norma e ai consumatori non resta che adeguarsi pagando in contanti.

POS obbligatori, la situazione in Italia

La Legge di stabilità 2016 ha introdotto l’obbligo di utilizzo del Pos anche per il pagamento di importi a partire da sopra i 5 euro. I dispositivi per i pagamenti elettronici in Italia non mancano. Sono oltre 2 milioni, nessun Paese d’Europa ne ha installati di più. Secondo gli ultimi dati diffusi da Confesercenti e Banca d’Italia, dal 2011 a oggi i terminali sono aumentati del 58%. Al contempo, circolano il 36% in più di carte di credito e carte di debito (bancomat), vale a dire 18 milioni. Il problema, però, è che gli esercizi in cui riuscire a effettuare un pagamento elettronico sono relativamente pochi. Esercenti commerciali e professionisti lamentano le commissioni troppo alte che le banche impongono anche su operazioni di pochi euro, motivo per cui pur avendo disponibilità di un Pos il più delle volte lo tengono nascosto. Tanti addirittura, per evitare “scocciature”, espongono cartelli all’ingresso delle loro attività in cui è scritto a caratteri cubitali che non accettano pagamenti né con carte di credito né con bancomat.

Pagamenti elettronici, perché convengono a tutti

La gestione del contante però costa: 8 miliardi di euro secondo la Banca d’Italia, 133 euro pro capite contro gli 11 euro delle carte di credito e i 18 di quelle dei bancomat. A ciò si aggiungono 25 miliardi annui di evasione legata al contante (dati Politecnico di Milano e Cartasì). La diffusione dei pagamenti elettronici garantirebbe la tracciabilità di ogni tipo di transazione, ripulirebbe il nero e il sommerso, consentirebbe un sostanzioso recupero dell’Iva, abbatterebbe così spese enormi che gravano quasi interamente sulle spalle dei consumatori onesti. Senza dimenticare che l’utilizzo del Pos permetterebbe a tanti esercenti di guadagnare clienti piuttosto che perderne. Basti pensare ai tanti turisti stranieri che ogni giorno a Roma vanno in cerca di un taxi da pagare con carta, e spesso rinunciano perché non riescono a trovarne uno.

Il governo che fa?

In Italia pare che qualcosa sia finalmente sul punto di muoversi. È in discussione un provvedimento che introdurrà una sanzione di 30 euro per chi non accetta il pagamento con bancomat o carta di credito, multa che scatterà dietro denuncia del cliente. Dovrebbero essere esclusi dall’obbligo invece i distributori di carburanti, i tabaccai e le prestazioni tra professionisti (ad esempio tra due avvocati o tra un avvocato e un commercialista). La norma non è stata inserita nel testo della Legge di Bilancio 2018, ma dovrebbe entrare in vigore a seguito del recepimento della direttiva europea sui pagamenti. Contemporaneamente il governo sta cercando soluzioni per ridurre le commissioni bancarie allo 0,3% sulle carte di credito e allo 0,2% sui bancomat. Si pensa inoltre anche a sgravi fiscali per ogni operazione elettronica effettuata.

La nostra proposta

La richiesta di abbassare le commissioni sui pagamenti elettronici avanzata dai commercianti è comprensibile, ma le multe per chi non si adegua alla normativa sui Pos sono giuste. Si tratta di sanzioni molto leggere, che di fatto più che una “punizione” rappresentano un “suggerimento” per esercenti e professionisti affinché vengano incontro alle esigenze dei clienti. Fare diversamente non è più possibile. In Italia, purtroppo, le leggi sono considerate degli optional fino a che non vengono previste delle sanzioni per chi non le rispetta. Senza questa sollecitazione i commercianti continuerebbero infatti a rifiutare l’uso di carte di credito e bancomat per importi bassi. Solo dando al cliente la possibilità di segnalare le trasgressioni si faranno passi avanti, e i consumatori potranno scegliere di pagare come meglio credono.

Autore: Rocco Bellantone

Data: 14 novembre 2017

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