Euro falsi non vengono sostituiti

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Con un provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 settembre 2008, la Banca d’Italia ha indicato i soggetti autorizzati a ritirare gli euro falsi, modificando un precedente provvedimento del 2002. Ovviamente fra i soggetti vi sono banche, Poste, intermediari finanziari, imprese di assicurazione, esattorie, eccetera, eccetera, che dovranno trasmettere gli euro falsi a determinate filiali della stessa Banca d’Italia.

Il fatto strano è che gli euro falsi non verranno rimborsati al cittadino che ne è venuto casualmente o involontariamente in possesso. La trasmissione della o delle banconote sospette deve essere accompagnata da un verbale e qui sorge un grattacapo per il disgraziato consumatore che, allo sportello, si vede ritirare una o più banconote sospette, magari prelevate da un Bancomat (succede).

Infatti, il modulo del verbale che deve compilare lo sportellista contiene anche i “dati identificativi dell’esibitore”, cioè di colui che ha consegnato la banconota sospetta: nome, cognome, data e luogo di nascita e recapito, rilevabili da un documento che l’esibitore può anche rifiutarsi di fornire (lo sportellista non è un pubblico ufficiale), comunicando i dati a voce.

In questo caso nel verbale va barrata la casella “sedicente” e l’esibitore potrebbe anche fornire generalità false. Bisogna mettersi un attimo nei panni del disgraziato e innocente esibitore: che cosa gli conviene fare? Il problema è che l’articolo 457 del codice penale punisce con la reclusione fino a 6 mesi o con la multa fino a 1032 euro “chiunque spende o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate da lui ricevute in buona fede”.

Fornendo il documento o le generalità vere, l’esibitore corre quindi il rischio di essere denunciato qualora la o le banconote sospette risultino effettivamente false all’analisi, con il danno di non essere rimborsato e la beffa di subire una denuncia.
Ma come si riconoscono gli euro veri? In proposito, il Ministero dell’Economia ha fornito delle istruzioni.
• 10 cent: la bordatura è contornata con smerli fini
• 20 cent: la bordatura è liscia, ma ha 7 intagli
• 50 cent: come quella da 10 cent, la bordatura è contornata con smerli fini
• 1 euro: la bordatura è discontinua, perché ha tre parti lisce e tre parti zigrinate di uguale lunghezza; inoltre c’è un bicromatismo formato da una parte esterna in nichel-ottone (color giallo-oro) e una interna in rame-nichel (color bianco argento)
• 2 euro: al contrario della moneta da 1 euro, il bicromatismo è formato da una parte esterna bianco-argento (rame-nichel) e una interna giallo-oro (nichel-ottone). La bordatura è zigrinata in continuo e riporta impressi, alternativamente e in piccolo, il valore 2 e una stella. Attenzione, il valore 2 è alternativamente capovolto, altro elemento per distinguere i 2 euro italiani veri da quelli falsi.

Per quanto riguarda le banconote, sono uguali in tutta Europa, perché sono emesse dalla Banca centrale europea, (le monete hanno invece una faccia comune e una diversa per ogni singolo Stato). Per riconoscere quelle vere bisogna guardare soprattutto questi elementi, di più facile verifica e comprensione.

• Valore. In tutte le banconote, osservare controluce il valore (5, 10, 20, 50, 100, 200, 500) riportato in alto a sinistra dalla parte ove c’è la striscia o la placca iridescente: è graficamente spezzato, ma osservandolo controluce deve combaciare con quello sul retro, pure spezzato, formando il valore intero.
• Filo di sicurezza. E’ un filo scuro incorporato che attraversa verticalmente la banconota: osservato in controluce, deve riportare in piccolo la scritta “euro”.
• Sulle banconote da 50, 100, 200 e 500 euro, il valore stampato sul verso, in basso a destra, è a inchiostro otticamente variabile, cioè varia di colore girando la banconota e passa dal verde oliva al violetto.

Autore: Unione Nazionale Consumatori

Data: marzo 2009

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