Antitrust: vittorie UNC citate nella relazione

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Terzo ed ultimo numero speciale dedicato alla relazione annuale del presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Giovanni Pitruzzella.

Nel settore chiave dell’economia digitale, l’Antitrust è intervenuta a più riprese per promuovere lo sviluppo della rete a banda ultra-larga, vigilare sulle dinamiche dell’economia dei Big Data, superare gli ostacoli regolatori nei confronti della sharing economy e tutelare il consumatore nelle transazioni online, favorendo lo sviluppo dell’e-commerce.

A tal riguardo, sono state ritenute aggressive le modalità con cui WhatsApp ha ottenuto il consenso dei propri clienti al trasferimento dei loro dati a Facebook, dopo l’acquisizione da parte di quest’ultima di WhatsApp. Attraverso un messaggio visibile all’apertura dell’ap-plicazione la società di messaggistica ha di fatto costretto i propri utenti ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati con Facebook, facendo loro credere che altrimenti sarebbe stato impossibile proseguire nell’uso del servizio di messaggistica; laddove, invece, gli utenti avrebbero potuto scegliere di non fornire l’assenso alla condivisione e continuare, comunque, a utilizzare il servizio. L’Autorità ha ritenuto meritevole di tutela la libertà del consumatore di scegliere se consentire o meno il trasferimento dei propri dati a soggetti che intendono sfruttare tali informazioni al fine di poterne ricavare un utile. WhatsApp è stata oggetto di un altro procedimento riguardante la vessatorietà di alcune clausole inserite nei termini di utilizzo dell’applicazione Messenger. Si tratta di clausole contrattuali standard che prevedono solo a favore del professionista la limitazione della responsabilità, la possibilità di decidere unilateralmente l’interruzione del servizio, la risoluzione del contratto, la modifica del contratto, il recesso dagli ordini, nonché la scelta del foro competente sulle controversie, la legge applicabile e la prevalenza del contratto in lingua inglese.

Un altro procedimento sulla cessione forzata di dati personali per finalità di marketing ha riguardato la Samsung che condizionava l’ottenimento di sconti sull’acquisto di propri prodotti alla registrazione da parte del consumatore alla piattaforma digitale del professionista e all’espressione del consenso al trattamento dei propri dati. La scorrettezza della pratica è stata individuata in ragione del fatto che il professionista richiedeva dati personali ultronei ed indipendenti dalla specifica promozione e il consumatore veniva informato del possibile utilizzo a scopo di marketing dei propri dati solamente dopo avere acquistato il prodotto in promozione e con lo sconto. Anche in questo caso l’impresa, per poter ottenere i dati, ha condizionato indebitamente la capacità del consumatore di assumere una decisione consapevole.

L’UNC ricorda che la condanna della Samsung ad una sanzione esemplare pari a 3 mln di euro è stata ottenuta grazie all’esposto dell’associazione.

Un’altra direttrice è stata la sharing economy, che può accrescere il benessere dei consumatori sotto molteplici profili: aumenta le possibilità di scelta del consumatore, offre servizi innovativi e differenti da quelli dei mercati tradizionali, permette di impiegare risorse che altrimenti sarebbero inutilizzate, abbatte i prezzi, consente l’accesso a determinati servizi da parte di fasce di consumatori che non fruiscono dei servizi tradizionali. Anche nel corso del 2016, ci si è occupati di rimuovere gli ostacoli che le nuove forme di economia della condivisione.

stanno incontrando. Nello specifico, si è intervenuti sul tema dei nuovi servizi di mobilità ad alta tecnologia (Uber e NCC), nell’esercizio dei poteri di advocacy, auspicando la riforma dell’intero settore della mobilità non di linea verso una maggiore apertura alla concorrenza. Inoltre, il TAR del Lazio ha accolto il ricorso proposto dall’Autorità avverso una regolazione adottata dalla Regione Lazio che introduceva requisiti irragionevolmente gravosi e sproporzionati per le attività ricettive extra-alberghiere che si avvalgono anche delle piattaforme tecnologiche. Il giudice ha ribadito il principio per cui “l’accesso e l’esercizio delle attività di servizi, in quanto espressione della libertà di iniziativa economica, non possono essere sottoposti a limitazioni non giustificate discriminatorie e tali limitazioni, per risultare legittime, devono comunque risultare giustificate da motivi imperativi d’interesse generale”.

Particolare attenzione è stata prestata all’e-commerce, nel presupposto che il suo sviluppo giova al consumatore, in termini di ampliamento delle possibilità di scelta e di riduzione dei prezzi, ma anche alle imprese, aumentando i loro canali di vendita, contribuendo così anche alla crescita. Il pieno sviluppo del commercio digitale, che in Italia ha una penetrazione inferiore ai principali Paesi europei, trova un ostacolo anche nel basso livello di fiducia dei consumatori nelle transazioni digitali. Irrobustire la tutela in quest’ambito, perciò, serve a incrementare la fiducia e quindi a favorire l’e-commerce.

Tra i casi rilevanti quello che ha riguardato la vendita online dei biglietti per eventi, che oggi interessa tra il 70% e il 90% dei biglietti venduti. In questo settore si sono poste nuove problematiche rispetto alle modalità tradizionali di accaparramento e rivendita dei biglietti da parte dei bagarini, che hanno portato ad un intervento sia nei confronti della piattaforma TicketOne che vende per conto dell’organizzatore dell’evento (mercato primario), sia nei confronti delle piattaforme di rivendita dei biglietti (mercato secondario). L’Autorità ha ritenuto non conformi al canone di diligenza professionale le condotte di TicketOne, titolare dell’esclusiva per le vendite di biglietti online, in quanto lo stesso ha omesso di predisporre idonee misure atte a evitare che alcuni soggetti potessero comprare numerosi biglietti sui propri canali per gli eventi maggiormente richiesti, evitando così di porre un freno a rivendite speculative sui siti del mercato secondario. Nel mercato secondario, l’intervento ha riguardato la scarsa trasparenza delle informazioni fornite ai consumatori da quattro società che gestiscono i principali siti internet attivi in Italia (Seatwave, Viagogo, Ticketbis, Mywayticket), in relazione ai quali è stata riscontrata, sia pure in misura diversa per ogni piattaforma esaminata, la diffusione di informazioni carenti e intempestive in ordine a elementi del contratto ritenuti essenziali.

Un’altra vittoria UNC, che per prima si era interessata del fenomeno del secondary ticketing, presentando l’esposto contro Ticketone.

Numerosi sono i casi che riguardano l’ecosistema digitale, ed in particolare il contrasto, da ultimo sui siti di prenotazione di compagnie aeree, al fenomeno del drip pricing, ossia l’esplicitazione tardiva nel processo di acquisto online di sovraprezzi di varia natura, nonché alle attivazioni di servizi non richiesti e alle modifiche unilaterali del contratto in assenza di un giustificato motivo da parte degli operatori delle telecomunicazioni.

L’Antitrust lavora anche per promuovere la cultura della concorrenza e la compliance. In questa prospettiva si inseriscono l’applicazione delle linee guida sulle sanzioni, con notevoli riduzioni della loro entità per quelle imprese che hanno adottato programmi di compliance, l’elabo-razione di un “codice della concorrenza”, i corsi e le conferenze nelle scuole, l’istituzione di un premio annuale per chi promuove la cultura della concorrenza e dei diritti del consumatore, l’uso dei social media per far conoscere la nostra attività, i seminari di approfondimento e gli incontri di studio.

In conclusione, va evidenziata l’importan-za della proiezione globale dell’Antitrust e della politica della concorrenza per spingere verso una progressiva riduzione.

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