Fatturazione elettronica: cos’è cambiato?

Una persona sta effettuando una fatturazione elettronica

A più di due mesi dall’entrata in vigore della fatturazione elettronica, aziende e liberi professionisti stanno sempre più prendendo le misure al nuovo sistema. Per fare chiarezza sull’andamento di questo nuovo corso, e per capire se effettivamente questo obbligo contribuirà concretamente ad arginare l’evasione dell’Iva in Italia, abbiamo posto delle domande a Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio fatturazione elettronica ed ecommerceB2b della School of Management del Politecnico di Milano.

Partiamo dall’abc: per chi è obbligatoria la fatturazione elettronica?

Una fotografia di Claudio Rorato

Claudio Rorato

La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i soggetti residenti e stabiliti sul territorio italiano con alcune eccezioni ed esoneri che riguardano: le partite Iva in regime di vantaggio e forfetari, con quest’ultimi per i quali la soglia è stata alzata a 65.000 euro; gli operatori agricoli in regime agevolato in base all’art. 34, comma 6, del dpr 633/72; le società sportive dilettantistiche, escluse le attività di sponsorizzazione e pubblicità che restano incluse nell’obbligo; medici, farmacisti, operatori sanitari per i quali è obbligatorio l’invio dei dati al sistema Tessera Sanitaria; le imprese che vendono a soggetti esteri. In generale, gli esoneri valgono per l’invio delle fatture, non per la ricezione.

Cosa cambia per i normali consumatori che non sono possessori di partita Iva?

Per il consumatore finale di fatto non cambia nulla. Se ricevevano scontrini o altri documenti fiscali prima, anche oggi è così. Se il fornitore deve emettere fattura a un consumatore finale, perché gli è utile ai fini di effettuare delle deduzioni dalla dichiarazione dei redditi, l’azienda dovrà obbligatoriamente: trasmetterla in formato XML (eXtensible Markup Language) verso l’SdI (sistema di interscambio, ndr) che la depositerà nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate da cui il consumatore, o un suo delegato, la potrà scaricare e consultare; trasmetterla al consumatore finale con i canali tradizionali con cui era solita trasmetterla (via mail in pdf o a mano o per posta in forma cartacea).

Finora il vostro Osservatorio che tipo di malfunzionamenti del sistema ha registrato?

L’Osservatorio raggruppa tutti i principali attori del mondo dell’offerta e oltre 30 aziende utilizzatrici. Se guardiamo gli scarti relativi ai filefattura inviati, la percentuale è oggi del 4,4%, in riduzione rispetto al mese precedente, quando era oltre il 6%. È un buon segno di funzionamento dell’intero sistema che comprende clienti, fornitori, providere l’Agenzia delle Entrate. Come tutte le novità, è necessario un periodo di rodaggio, per ‘oliare’ bene le macchine. Tra le criticità segnalate posso citare a volte dei mancati riscontri di ricezione fattura, qualche difficoltà nella modalità di trasmissione SFTP (Secure File Transfer Protocol), richieste di un nuovo invio del file fattura per impossibilità di lettura del documento elettronico, alcune lacune nel servizio di assistenza telefonico o via mail. Queste criticità rappresentano, però, un dazio da pagare per qualsiasi novità importante che sostituisce abitudini consolidate.

Con il sistema di fatturazione elettronica a regime ci sarà meno evasione fiscale in Italia?

L’evasione dell’Iva in Italia è pari a circa 40 miliardi di euro annui, vale a dire al 25% dell’evasione totale che si registra nell’intera Europa. L’obbligo di fatturazione elettronica B2B (business to business) è stato introdotto in Italia – il primo Paese in Europa – per diversi motivi, tra i quali spicca per l’appunto la volontà di ridurre l’evasione dell’Iva. Per ciò che concerne l’Iva il gapè composto da tre componenti principali che rimandano all’evasione senza consenso (il cui corrispettivo è di circa 17 miliardi di euro annui), all’omesso versamento (8 miliardi di euro annui) e all’evasione con consenso (circa 15 miliardi di euro annui). L’obbligo di fatturazione elettronica inciderà sulle prime due componenti. Certamente non si potrà intervenire nei casi in cui due soggetti si mettono d’accordo per non emettere fattura. Sicuramente la fattura elettronica darà benefici in termini di controllo sull’evasione. Oggi, dalle stime del nostro Osservatori, risulta coinvolto circa il 44% delle aziende. Per l’altra parte, esonerata, occorrono controlli per evitare di ridurre il beneficio preventivato in termini riduzione dell’evaso Iva.

Ci sono dei miglioramenti che potrebbero essere apportati al sistema?

Come tutti i sistemi complessi e appena avviati, il miglioramento è atteso, perché l’esperienza, come si dice, insegna. Qualche suggerimento lo abbiamo raccolto dalla communitydel nostro Osservatorio, che può portare dei benefici già nel breve periodo. Mi riferisco, per esempio, alla possibilità di prevedere la notifica di avvenuto downloaddella fattura dall’area ‘fatture e corrispettivi’. Un altro correttivo utile potrebbe consistere nel dare la possibilità ai providerdi poter accedere, dietro delega del cliente, al cassetto fiscale del cliente per velocizzare il controllo che tutte le fatture siano state ricevute o, ancora, prevedere la possibilità di inserire nelle fatture caratteri alfanumerici e speciali e importi in doppia valuta. Altri suggerimenti, di impatto ancora più ampio, potrebbero riguardare la possibilità di mettere a disposizione dei contribuenti o dei provider le ‘impronte informatiche’ delle fatture transitate dal SdI, evitando incresciose situazioni di doppio finanziamento sugli stessi documenti e potenziando notevolmente gli strumenti innovativi di Supply chain finance (vale a dire i servizi e soluzioni che un’impresa può usare per finanziare il proprio capitale circolante). Da ultimo potremmo ipotizzare un sistema provvisto di Intelligenza Artificiale, che sia in grado di evitare il doppio invio di fatture, oggi recapitate in più copie presso le caselle dei contribuenti.

 

LA PAROLA ALL’ESPERTO

Abbiamo chiesto uno sguardo di insieme sulla fattura elettronica al nostro esperto in materia fiscale, Gianluca Timpone

Gianluca Timpone

La fatturazione elettronica, dopo aver mosso i primi passi, sta cercando di superare le prime difficoltà soprattutto per quanto riguarda alcune modalità operative. Se i titolari di partita Iva possono avvalersi di professionisti qualificati per risolvere e dirimere alcune criticità, il consumatore finale invece è ancora disorientato. In tanti, infatti, non sanno che per loro non occorre né la PEC né tanto meno il codice univoco poiché il privato che agisce nella sua qualità di consumatore viene identificato attraverso il proprio codice fiscale: in questo caso la fattura dovrà essere consegnata in formato cartaceo e in ogni caso la stessa sarà comunque consultabile anche nella propria area riservata presente all’interno del sito dell’Agenzia delle Entrate. Altra confusione riguarda le ricevute fiscali: se andiamo al ristorante e non si richiede espressamente la fattura l’importo pagato verrà certificato esclusivamente con il rilascio della ricevuta fiscale.

Una volta esaurita la fase digestiva della fatturazione elettronica ci saranno molti e indubbi vantaggi per tutti perché dovrebbero venir meno anche alcune incombenze a carico di ciascuno: arrivando tutte le fatture (anche quelle emesse nei confronti di consumatori privati) direttamente all’interno del data base fiscale, si dovrebbe ottenere una riduzione dei tempi sprecati per il disbrigo di pratiche burocratiche che coinvolge tutti professionisti imprenditori e operatori professionali.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 16 aprile 2019

 

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