ISTAT: scende il potere d’acquisto delle famiglie

Nel quarto trimestre 2019, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente in termini nominali (+0,8% sul quarto trimestre 2018). Lo riporta l’Istat.

In termini reali, la flessione del potere d’acquisto è risultata più marcata (-0,4% sul terzo trimestre 2019) come conseguenza della dinamica positiva dei prezzi (+0,5% su base annua).

La spesa per consumi finali resta invariata sul trimestre precedente e sale dello 0,3% sul corrispondente trimestre del 2018.

Ad avviso dell’Unc, anche se si tratta di dati di un altro mondo che non c’è più, è evidente che l’Italia era già in piena crisi ben prima dell’arrivo dell’emergenza Coronavirus. Nel Cura Italia bisognava fare in modo di ridare capacità di spesa alle famiglie, ma a quelle che ne hanno davvero bisogno. Non ci possiamo permettere di dare indennizzi a pioggia da 600 euro a tutti i lavoratori autonomi e alle partite Iva oppure 100 euro a tutti i titolari di redditi di lavoro dipendente, solo perché svolgono la propria prestazione sul luogo di lavoro. I limiti reddituali pari a 40 o 50 mila euro sono decisamente troppo elevati. Bisognava commisurare l’indennizzo al reddito complessivo familiare, stabilendo come soglia quella del bonus di 80 euro.

La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è diminuita di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, attestandosi all’8,2%.

Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stato pari al 5,7%, invariato rispetto al trimestre precedente, per la flessione degli investimenti fissi lordi dello 0,3% e della già segnalata contrazione del reddito lordo disponibile.

La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 41,8%, è aumentata di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 21,5%, è diminuito di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Il saldo del conto non finanziario delle Amministrazioni pubbliche, calcolato come differenza tra il totale delle entrate e il totale delle uscite, è positivo e pari, in rapporto al Pil, al 2,4% (+1,1% nello stesso trimestre del 2018).

Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 5,8% (+4,7% nel quarto trimestre del 2018).

Il saldo corrente delle AP è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 6,0% (+4,4% nel quarto trimestre del 2018).

La pressione fiscale è stata pari al 51,2%, in aumento di 1,1 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

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