Rifiuti: confcommercio, tari +76% dal 2010

Continua a salire la tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese, ma i servizi di raccolta restano per molti comuni al di sotto della sufficienza. E’ quanto risulta dai dati dell’Osservatorio sulle tasse locali di Confcommercio.

Nel 2018 la Tari (introdotta nel 2014) è arrivata a valere 9,5 miliardi, in aumento del 76% rispetto al 2010 quando era di 5,4 miliardi (+4,1 mld) e del 2,15% rispetto al 2017. Un dato, quest’ultimo, preoccupante, considerando che proprio il 2018 avrebbe dovuto rappresentare una svolta. Dal 1 gennaio 2018, infatti, secondo quanto previsto dalla legge (comma 653 dell’art. 1 L. n. 147 del 2013) i comuni avrebbero dovuto avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard nella determinazione dei costi relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti. I costi del servizio inseriti nel piano finanziario rappresentano il principale fattore che determina poi le tariffe pagate dalle diverse utenze domestiche e non domestiche. L’aumento crescente dei costi di gestione dei rifiuti dimostra come nella tassazione continuino a permanere voci di costo improprie a copertura di inefficienze locali di gestione. I fabbisogni standard, calcolati comune per comune, indicano il costo ottimale del servizio di gestione dei rifiuti, calcolato in condizioni di efficienza e appropriatezza, garantendo i livelli essenziali di prestazione. Confrontando i costi del servizio Tari e i fabbisogni standard, si evidenza come quasi tutte le Regioni (considerando la media tra i capoluoghi di provincia) si discostino in misura evidente con picchi di quasi il 36% in Piemonte, del 34% in Basilicata, del 29% in Calabria, del 27% in Liguria e del 25% in Lombardia. Bisogna considerare che il dato è parziale in quanto per le Regioni a statuto speciale non è disponibile il dato sui fabbisogni. La variabilità delle tariffe sui territori e l’incremento tendenziale dei costi per il servizio di gestione dei rifiuti è determinato prioritariamente dall’ammontare, spesso eccessivo, dei piani finanziari dei Comuni.

A fronte di costi sempre più alti calano livello e quantità dei servizi offerti dalle amministrazioni locali. Solo 5 Regioni si collocano sopra il livello di sufficienza: Piemonte (7,8) Lombardia (7,4), Emilia Romagna (7,2), Veneto (7,2) e Marche (6,6).

Il voto peggiore lo registra la Basilicata (2) seguita da Calabria (2,4), Molise (3), e Lazio (3,2). 

A quasi tutte le categorie merceologiche si continuano ad applicare coefficienti tariffari in crescita.

Tra le attività che pagano di più ci sono ortofrutta, fiorai, pescherie, pizza al taglio con 24,3 euro al metro quadro (+2,8% rispetto al 2017), seguite dai banchi del mercato con vendita alimentare (21,3 euro al metro, in calo del 6%) e dai ristoranti e pizzerie (20,5). Proprio queste ultime attività hanno registrato l’aumento di spesa più consistente (+5,2%). Poi birrerie e hamburgherie (17,6 euro al metro quadro, +2,7% su 2017), bar, caffè e pasticceria (16,1 euro, +3,7%), ipermercati (10,9 euro, -0,1%). In ultima posizione, negozi abbigliamento, calzature e librerie (5,9 euro, +5,1%).

In rialzo anche la Tari pro-capite, con il valore più elevato nel Lazio (261,6 euro, +7% sul 2017), seguita da Sardegna (254 euro ma in calo del 3,3%), Campania (250,9, stabile), Umbria (240,8 euro), che registra l’incremento più elevato sul 2017 (+8,5%), Toscana (240,7 euro, +0,5%), Liguria (225,7 euro, +0,2%), Piemonte (216,9 euro, +0,4%), Puglia (216,7, +4,3%), Basilicata.

(214,4 euro, in calo del 3,3%), Emilia (211,7 euro, +0,8%), Abruzzo (206,2 euro, +2,7%), Sicilia (199,8 euro, +8%), Lombardia (198,6 euro, -1,1%), Valle d’Aosta (192,3 euro, -1,4%), Calabria (191,1 euro, -0,1%), marche (185 euro, -1,7%), Veneto (183,1 euro, +1,4%), Trentino (154, +1,8%), Friuli (143,1 euro, +0,2% sul 2017). Il più basso in Molise (130 euro).

Ad avviso dell’Unc, si tratta di rialzi inaccettabili. Non è tollerabile che le famiglie e le imprese debbano pagare per le inefficienze dei comuni, incapaci di gestire il servizio in modo ottimale. Più il comune è incapace, più i consumatori devono pagare, dato che la Tari deve assicurare la coperture dei costi sia di investimento che di gestione del servizio.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 24 settembre 2019

 

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